10 novembre 2015

La tassa sui rifiuti come paradigma dei problemi che non si vogliono risolvere

La tassa sui rifiuti come paradigma dei problemi che non si vogliono risolvere

Girano e rigirano all’infinito sugli stessi identici problemi, da sempre.

Senza dare il minimo segno di volerli risolvere. Anzi, sembra che ci godano a vederli sempre lì, insoluti.

Prendiamo le tasse sui rifiuti. La “grande novità del giorno” sarebbe che, prossimamente, si terrà conto della metratura, e non più del numero di stanze. Capirai che progresso!

E del numero di persone che abitano effettivamente in un alloggio, vogliamo parlarne?

Chi e che cosa produce la spazzatura? Ovvio, le persone, coi rifiuti organici, e non, che producono.

Basti pensare agli incartamenti e ai pacchetti che, dopo una spesa in un supermercato, una famiglia di quattro persone produce. E quegli alloggetti nei quali vivono stipati anche dieci immigrati regolari e non? Vogliamo paragonarli a quelli di una persona anziana che vive da sola, che fa la spesa al mercato rionale e che mangia come un monaco di clausura?

E c’è una bella differenza tra chi appunto fa una spesa che abbonda di confezioni che vengono gettate appena si arriva a casa e chi al contrario opta per soluzioni meno impattanti dal punto di vista dei rifiuti. Tutto è possibile nell’era delle soluzioni tecnologiche, ed una volta tanto “l’Europa” (questo fulgido esempio citato spesso a sproposito) potrebbe indicarci la via di una soluzione equa a quest’annoso ed iniquo problema. Basterebbe, tanto per dirne una, approntare dei sistemi di peso dei rifiuti e si ovvierebbe anche ad una certa ingiustizia insista nel valutare l’ammontare della tassa in base al mero numero d’inquilini.



Ma questi qua, che evidentemente o non capiscono un tubo o sono animati da una cieca volontà di non combinare mai nulla di buono, vanno avanti imperterriti nella demonizzazione delle case “grandi”. Cento metri quadri, per questi “comunisti de’ noantri”, sono una specie di Vaticano, un lusso che “ha da fini’”. E se non finisce , ci pensano loro, con tasse e gabelle d’ogni tipo, ideate per rendere insostenibile il mantenimento di una casa dignitosa che non sia il “camera e cucina” nel quale vorrebbero ficcare tutti quanti mentre loro se la godono con gli attici con vista sul Colosseo o le ville sul Garda.

Si concentrassero piuttosto sulla mafia dei rifiuti, invece che tartassare la gente ed imporre sempre nuovi sistemi per farla impazzire ed imbufalire. Come questa “raccolta differenziata” che, in certi casi, necessita di una laurea per essere gestita senza essere multati (e te pareva). Tanto, il più delle volte, tutto quanto finisce nell’unica discarica, com’è stato documentato in varie città e non solo nella celeberrima “Terra dei Fuochi”.

Hanno fiutato l’affare “ecologico” e ci si sono buttati dentro, tanto a rompersi gli zibidei senza peraltro ottenere alcun beneficio diretto saranno gli stessi che, al posto del profumo dei soldi, saranno sempre deliziati dal fetore di questa nauseabonda “classe dirigente”.

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