04 novembre 2015

L’8×1000 e la Corte dei Conti: la Chiesa italiana non ha colpe

L’8×1000 e la Corte dei Conti: la Chiesa italiana non ha colpe

Le due notizie del giorno sono i “corvi” arrestati in Vaticano (anzi uno, dato che Francesca Immacolata Chaouqui, ex membro della Commissione referente su tutte le amministrazioni economiche del Vaticano,afferma di essere stata convocata dalla Gendarmeria Vaticana solo come informata dei fatti) e la relazione della Corte dei Conti sull’8×1000.

Del primo caso abbiamo poco da dire se non l’infinita tristezza per questo misero spettacolo offerto al mondo, ancora una volta. In un articolo vengono riportate anchele parole del Papa intercettate dai “corvi”, che poi hanno passato il materiale a Gianluigi Nuzzi per il suo ultimo libro. Il Pontefice, si sente nell’intercettazione, chiedechiarezza e trasparenza, si lamenta dell’alto numero dei dipendenti e insiste perché i preventivi dei lavori siano almeno tre e poi si scelga il più economico. E’ deluso di come vengano gestiti i soldi da un parte della burocrazia vaticana.

Sulla seconda notizia vorremmo invece soffermarci di più. L’anno scorso quello della Corte dei Conti fu un chiaro intervento politico, criticato anche daCesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale. Quest’anno la Corte ha ripreso in parte le stesse critiche, che i quotidiani hanno indirizzato quasi esclusivamente contro la Chiesa italiana. Ecco cosa ha detto la Corte dei Conti:

1) Sistema premia la Chiesa: il sistema ha rafforzato economicamente la Chiesa italiana, nel 2015 le sono stati ad esempio assegnati 995 milioni di euro. Si riaffermano inoltre le critiche già note: i fondi vengono distribuiti proporzionalmente sulla base delle scelte espresse. Benissimo, e dov’è il problema? La Chiesa viene scelta dall’80% dei contribuenti che esprimono una preferenza. I fondi di chi non ha espresso preferenze vengono divisiproporzionalmente tra Chiesa, Stato e tutte le religioni che ne possono beneficiare. E’ ovvio che la maggior parte di questi finisca alla Chiesa, dato che è stata volontariamente scelta dalla maggioranza di chi ha espresso una preferenza. Tutti lo sanno e chi non lo sa ha il dovere di informarsi e il diritto di essere informato, non c’è niente di non trasparente. Si può criticare il sistema, legittimo, ma non è certo colpa della Chiesa se l’80% dei contribuenti che esprimono una preferenza, la scelgono come beneficiario. Anzi, è un merito.

2) Ripartizione dei fondi: la Corte dei Conti ancora una volta interviene sostenendo che la Chiesa italiana destina il 27% dei fondi per gli interventi caritativi, mentre il 40% va alle esigenza di culto e pastorale e il 33% per il sostentamento del clero. E’ una lettura miope dei fatti, come è già stato spiegato nel nostro apposito dossier: è sbagliato considerare rigidamente soltanto la voce “carità” in quanto, ad esempio, lo stipendio per un missionario che ispira e anima un progetto di aiuto in Africa finisce sotto la voce “sostentamento del clero”, così come i fondi per mantenere mense, centri di aiuto e case d’accoglienza e gli immobili a servizio della carità, finiscono sotto la voce “culto e pastorale”. Dunque l’investimento nella “carità” non è tutto quello che appare sotto la diretta voce della rendicontazione. Da sempre la Cei informa costantemente sull’utilizzo dei fondi dell’8×1000.

3) Pubblicità mediatica: la Corte si lamenta anche con le confessioni religiose per il ricorso alla pubblicità per ottenere una quota sempre più rilevante della contribuzione pubblica, rischiando di creare la necessità di convogliare ingenti risorse a fini promozionali a discapito del loro utilizzo per le finalità proprie. Questa critica sembra legittima, bisognerebbe tuttavia verificare da dove arrivino i fondi per finanziare la pubblicità. Non è affatto detto che le varie confessioni religiose utilizzino quelli acquisiti tramite l’8×1000.

3) Errori dei Caf: un altro aspetto messo in luce dalla Corte dei Conti sono gli errori che avvengono nei Caf, dove il7% delle volte gli impiegati non trasmettono la scelta effettuata dal contribuente o ne trasmettono una diversa. Nel 65% delle irregolarità in argomento le scelte erroneamente trasmesse sono a favore delle Chiesa cattolica. Anche quil’errore è del Caf, non certo della Chiesa.

4) Critica allo Stato: l’ultima critica è contro lo Stato, accusato di scarsa trasparenza, uso improprio delle risorse, spesso non impiegate per i fini previsti dalla legge e disinteresse ad incentivare verso di sé la destinazione dell’otto per mille. Anche qui l’errore è dello Stato, non della Chiesa.

Non troviamo colpe della Chiesa italiana, come invece sembrano suggerire i quotidiani. Segnaliamo invece l’ottima risposta offerta anche dal quotidiano Avvenire. Anche quest’anno, inoltre, valgono le critiche già esercitate alla Corte dei Conti (e ai quotidiani) dal già citato giurista Cesare Mirabelli: «Il sistema dell’8×1000 funziona, ha contribuito al superamento definitivo delle leggi eversive dell’Ottocento, le confessioni religiose l’hanno giudicato in modo positivo, partecipano e stanno chiedendo di partecipare. La deliberazione non ne coglie l’originalità di democrazianell’indirizzo della spesa: il suo punto di forza, chissà perché ignorato».

Fonte: UCCR
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