03 novembre 2015

Il turco Erdogan ricatta Bruxelles e Berlino: se non accettate le mie richieste vi sospingo in Europa altri due milioni di profughi

Il turco Erdogan ricatta Bruxelles e Berlino: se non accettate le mie richieste vi sospingo in Europa altri due milioni di profughi

di Luciano Lago

Recep T. Erdogan, il presidente turco che si sente il “neo sultano” ottomano, in difficoltà per gli sviluppi della situazione in Siria e stretto dalla sua opposizione interna, utilizza l’arma dei profughi per minacciare l’Europa. Mentre mobilita l’Esercito turco alla sua frontiera con la Siria per effetto della minaccia curda, Erdogan affonda il coltello nel burro dell’Europa imbelle e lancia le sue minacce alla cancelliera Merkel ed alla oligarchia di Bruxelles.

“Vi manderò due milioni di profughi se non aderirete alle mie richieste”, sembra che questa sia stata la minaccia esplicita, anticipata alla Merkel durante l’incontro avvenuto con la cancelliera il 19 Ottobre e ribadita in colloqui successivi con il rappresentante diplomatico tedesco.

Le richieste di Ankara sono essenzialmente le seguenti : 1) Miliardi di finanziamento (almeno tre) dalla UE per dare alloggio ai profughi che arrivano dalla Siria e dall’Asia centrale; 2) togliere le barriere per l’ingressso della Turchia nell’Unione Europea; 3) mano libera nel nord della Siria per creare una zona cuscinetto con il supporto della NATO per tenere sotto controllo i curdi.

L’ultima richiesta è quella che ha fatto entrare Erdogan in frizione con Washington , visto che gli USA stanno utilizzando i curdi (una fazione) in funzione anti ISIS, salvo armare poi altri gruppi collegati all’ISIS come al-Nusra e l’ESL in funzione anti Assad, secondo la schizofrenica politica dell’Amministrazione Obama.

Tuttavia Erdogan vuole l’appoggio della Germania su questa sua richiesta ed una mobilitazione della NATO in funzione anti curda ed anti siriana. Il regime di Bashar al-Assad è un odiato nemico per Ankara e contro questo Erdogan ha da anni facilitato l’ingresso e fornito armi ed aiuti ai gruppi terroristi che sono transitati dalla Turchia in Siria per alimentare la guerra ed il terrorismo contro Damasco.
E’ noto che in Turchia sono stati creati anche dei campi di addestramento per i mercenari arruolati dai servizi di intelligence turchi e sauditi, per inviarli a combattere in Siria, sotto il controllo dell’Esercito turco e dei servizi di USA e Turchia. I salari vengono pagati dai sauditi, le armi fornite dalla NATO attraverso le basi presenti nel paese ottomanno, il tutto sotto il coordinamento del Dipartimento di Stato USA.

La Angela Merkel, che è il personaggio centrale che si è arrogata la facoltà di decidere la politica europea, ha ricevuto queste minacce ed a sua volta si trova stretta in una difficile situazione: deve rispondere alle critiche di buona parte del suo stesso partito, la CDU, in forte calo di consensi per causa delle critiche alla politica di accoglienza lanciata dalla Merkel che sta mettendo in serie difficoltà le autorità della Baviera. Lo stesso leader della Csu bavarese, Horst Seehofer – collega di partito della Merkel, pochi giorni fa ha lanciato il suo avvertimento: “Se la politica sull’asilo non viene corretta, ne va dell’esistenza dell’Unione”.

La cancelliera, il vice-cancelliere e il fiduciario della Merkel e delle multinazionali, messo a capo dell’eurocrazia, Jean C.Juncker, devono spiegare come mai, dopo aver invitato milioni di profughi, stanno cercando adesso di ricacciarne 400 mila indietro, per non avere questi il diritto all’asilo, nei loro paesi d’origine (circola un piano segreto annunciato dal Times, smentito “immediatamente” da Bruxelles, è stato praticamente confermato dai due: la UE ha stanziato 1,8 miliardi – dei contribuenti – da regalare a paesi come il Niger a condizione che si riprendano i loro migranti).
Nella trattativa con Erdogan la Merkel ha fatto di più : a nome di tutta la UE ha implorato Erdogan di non sospingere più profughi verso la Grecia e l’Europa, promettendogli in cambio l’ammissione di fatto nella UE: a seguito di questa ammissione i turchi potranno entrare senza visto nello spazio di Schengen e potranno invadere l’Europa con i loro prodotti a basso costo. Questo spiega perchè il turco è impaziente di avere il “via libera” dalla UE e presentarsi alle elezioni (che si svolgeranno a giorni) come l’uomo che ha realizzato l’ingresso della Turchia in Eruopa.

Naturalmente la Merkel decide per tutti senza tenere conto delle forti rimostranze che esistono nell’Unione a far entrare la Turchia, in particolare dai paesi dell’Est e dalla stessa Francia che si era sempre dichiarata contraria ma la Merkel conta di convincere facilmente il collega Hollande, sulla scia dell’emergenza profughi, anche a causa delle pressioni provenienti da Washington che vuole accontentare l’alleato turco della NATO.

La Germania, con il proprio peso in Europa, sarà in grado di imporre la sua volontà agli altri paesi in Eruopa inclusi i recalcitranti paesi dell’Est Europa, in un gioco di ricatti reciproci messo in moto dal turco Erdogan.
Nonostante questo, sotto la spinta dell’emergenza profughi si leva però qualche voce dissenziente nella stessa Germania e piuttosto di queste la Merkel deve preoccuparsi .

La cancelliera, per la sua politica di accoglienza “stop and go” ,viene attaccata in casa anche dalle principali istituzioni addette alla sicurezza, che hanno messo le mani avanti in un documento pubblicato dalla “Welt am Sonntag”, viene posto il problema che, se il Paese “importa estremisti e conflitti di altri paesi”, non si può garantire la sicurezza. Parole durissime, che si uniscono all’avvertimento del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, tornato all’attacco, qualche giorno fa, nel presidio del partito: ha denunciato il clima “drammatico” nell’Unione e il rischio di una frattura fra la base e i vertici, se il pacchetto sul diritto d’asilo dovesse avere effetti negativi sull’opinione pubblica interna e sulla situazione generale.

I retroscena di queste manovre per calmare l’apprensione dell’opinione pubblica sono stati rivelati, qualche giorno fa, anche dall’influente “Frankfurter Allgemeine Zeitung” che ha rivelato che il governo tedesco intende mandare indietro anche gli afghani, per frenare il flusso migratorio (quest’anno, secondo stime non ufficiali, ci saranno un milione di richiedenti asilo). Bisogna però considerare che l’apertura totale verso i profughi siriani ha determinato un mercato nero di passaporti ed altri documenti siriani venduti ai profughi afgani e di altre nazionalità, motivo per cui non sarà facile distinguere fra chi ha effettivamente dirittto di asilo come siriano e chi si spaccia per siriano in base a documenti contraffatti.

Ci sono quindi tutti i presupposti, a Berlino come a Bruxelles, per cedere al ricatto del turco Erdogan ed accettare le sue richieste per pavidità e paura, nonostante che le conseguenze di un ingresso della Turchia nella UE potrebbero essere destabilizzanti per una Europa già in forte crisi e che sta subendo un processo di disgregazione. Resta poi da stabilire quanto sia compatibile la Turchia con i “valori europei” tanto sbandierati in ogni occasione e difficilmente compatibili con un paese dove avanza la dittatura strisciante del ” neo sultano” il quale mette in carcere i giornalisti che rivelano i suoi legami con i gruppi dell’ISIS, fa chiudere ultimamente almeno sei reti TV satellitari contrarie alla sua linea politica e perseguita la minoranza curda all’interno del paese. Ma da questa Unione Europea che ha sostenuto il governo fantoccio di Kiev, chiudendo gli occhi sulle violazioni dei diritti umani delle minoranze russofone ed è stata complice anche dei gruppi neonazisti ucraini, ci si può ormai aspettare di tutto.

Una forte ondata di immigrazione islamica proveniente dalla Siria, dall’Asia centrale e dalla Turchia avrebbe degli effetti di destabilizzazione non soltanto economici ma sull’assetto sociale e sugli equilibri di molti paesi europei che oggi appare difficile calcolare. a questo però l’oligarchia europea di Bruxelles e di Berlino non pensa, prevale piuttosto il senso degli affari: un mercato allargato anche alla Turchia sarà molto appetibile per le multinazionali che si apprestano a fare pressioni sulla Commissione per far approvare il TTIP, il trattato trans atlantico che darà il colpo definitivo alle produzioni nazionali delle deboli economie di alcuni paesi europei (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Ungheria, ecc..).

Rimarranno soltanto i forti se sapranno competere, la dura legge del mercato. “Dura lex sed lex”, dicevano i romani ma si riferivano ad un altro impero, non quello di oggi, dominato dai grandi potentati sovranazionali targati USA.

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