04 novembre 2015

Ideologia gender e pink dollar

Ideologia gender e pink dollar
«La prima divisione del lavoro è quella tra uomo e donna per la procreazione dei figli»: in questa contrapposizione per Karl Marx si trova la radice di ogni contrapposizione storico-sociale che perciò è, sostanzialmente, la ri-elaborazione della contrapposizione archetipica, cioè quella tra uomo e donna all’interno della struttura portante della società borghese, ovvero la famiglia fondata sul matrimonio monogamico.

Sulla scia delle riflessioni di Marx, il suo amico, collega e finanziatore Friedrich Engels può, infatti, scrivere: «Il primo contrasto di classe che compare nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna nel matrimonio monogamico».
Su questo assunto si è sviluppato il movimento femminista di matrice marxista che ha dispiegato le energie per liberare la donna dall’oppressione dell’uomo.

E come la donna doveva essere liberata dall’oppressione maschile ieri, oggi, invece, secondo i sostenitori dell’ideologia gender, l’identità gender (LGBTQI) nella sua variegata forma, sempre diversa, sempre fluida, sempre non identificabile, deve essere liberata dalla (presunta) oppressione eterosessuale.

Insomma, nella misura in cui l’ideologia gender costituisce l’ultima frontiera dell’ideologia femminista che a sua volta si installa alla radice nell’alveo dell’ideologia marxista, si può riconoscere che l’ideologia gender sia, almeno sotto l’aspetto della lotta di liberazione di genere, un prodotto diretto e maturo del marxismo.

Tuttavia, per le insondabili ironie della storia, l’ideologia gender affonda la propria legittimazione politica e sociale anche in ciò che è drasticamente opposto al marxismo, cioè l’individualismo capitalistico.

Prova ne sia non solo l’industria multimiliardaria della riproduzione artificiale che attende di buon occhio in tutti i Paesi la legalizzazione delle unioni diverse da quella tra uomo e donna per ampliare il bacino d’utenza ed aumentare il già proficuo fatturato annuo, ma soprattutto tutti quegli studi economici che hanno già individuato nelle comunità LGBTQI un danaroso mercato da sfruttare ed accaparrarsi.

Non a caso la prestigiosa rivista finanziaria Forbes parla di “pink dollars”, cioè di “dollari rosa” per indicare l’ingente volume di affari che orbita intorno alle comunità LGBTQI che in molti stanno favorendo e sostenendo per potersi spartire una fetta di quell’immenso volume di danari che vale globalmente ben 3 mila miliardi di dollari.


Forbes, infatti, chiarisce che i gay e le lesbiche viaggiano di più, hanno più case ed auto, spendono di più in vestiario e tecnologia; essere gender-friendly, dunque, conviene alle imprese che vogliono aumentare il profitto.

Il profilo degli interessi finanziari in ballo, del resto, sta emergendo sempre più vistosamente, posto che negli Stati Uniti lo sfruttamento economico delle comunità LGBTQI vale ben 1000 miliardi di dollari, e che in Cina, invece, si è delineato un mercato che vale ben 300 miliardi di dollari.

Si arriva quindi allo studio del Williams Institute dell’Università della California che evidenzia, addirittura, la stretta relazione tra la legalizzazione dei diritti, anche di famiglia (matrimonio, filiazione, adozione ecc) delle comunità LGBTQI e lo sviluppo dell’economia e del prodotto interno lordo di un Paese che si muove in tale direzione.

Insomma, dietro il riconoscimento delle comunità e delle rivendicazioni LGBTQI si cela un proficuo mercato che sostiene le suddette comunità per poterle sfruttare meglio da un punto di vista economico e commerciale.

Ecco allora che l’ideologia gender affonda le proprie radici nel pensiero materialistico marxista e trova la sua forza propulsiva nel pensiero materialistico capitalista, diffondendosi con rapidità grazie ai potenti mezzi finanziari e alle pressioni economiche del secondo celati dai presunti nobili scopi di eguaglianza del primo.

In sostanza: come le comunità LGBTQI sfruttano l’omosessualità per accrescere la propria legittimazione sociale e politica, così a loro volta esse stesse sono sfruttate dai loro sostenitori per accrescere i propri guadagni.

In tutto ciò, con evidenza cristallina e sebbene a loro stessa insaputa, l’umanità, la dignità, delle persone delle comunità LGBTQI ne esce manipolata e ferita proprio a causa dei loro stessi sostenitori che in effetti, nella maggior parte dei casi, sono soltanto dei banali, ma per questo non meno astuti e cinici, sfruttatori.

L’ideologia gender, insomma, nel suo grottesco modo d’essere, sintetizza due dimensioni ideologiche contrapposte che, tuttavia, altro non sono che le facce diverse della stessa medaglia, come evidenzia Nikolaj Berdjaev: «Il socialismo non è che l’altra faccia dell’individualismo, il risultato della dissoluzione e della disgregazione individualistiche».

Foto da Shutterstock

Fonte: Tempi
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