05 novembre 2015

E adesso pisciano anche sulla sua tomba


di Diego Fusaro

Dopo il caso di Gramsci, non poteva non essere la volta di Marx. Bisognava risalire fino al “fondatore della ditta” e operare uno sfregio anche sulla sua memoria, oltre che – è il caso di dirlo – sui suoi resti. E così è stato.
L’offesa alla memoria di Gramsci è avvenuta, recentemente, a Torino: nella casa in cui abitò il fondatore de l’Unità, si è pensato bene di creare un hotel di lusso a cinque stelle chiamato, per ironia della storia, Hotel Gramsci. L’emancipazione ha cessato di essere pensata come “città futura” di eguale libertà solidale e ha preso a essere concepita come percorso di benessere individuale nel lusso a cinque stelle, un sogno alienato di felicità, il meglio che la società di mercato possa venderci.

E con Marx? Che ne è di Marx?
Ebbene, da qualche tempo chi volesse visitare la sua tomba, pressol’Highgate Cemetery di Londra, dovrebbe pagare ben quattro sterline, poco meno di sei euro. Inopportuno, ovviamente, non è il prezzo in quanto tale, ma che si sia pensato di mettere un prezzo alla tomba del più glaciale e irriducibile critico del capitale. Che su Marx ha vinto post mortemun’altra volta, almeno per ora, arricchendosi sulla sua salma.

È questa, in fondo, la tendenza generale del capitale: tutto digerisce e ingloba, dirottandolo nei circuiti della valorizzazione; e Marx non fa eccezione. È stato inglobato in senso reale – con la tomba a pagamento –, ma poi anche in senso simbolico: oggi Marx è invocato e salutato anche dai suoi nemici, che lo assimilano in forma “decaffeinata”, come semplice apologeta della globalizzazione e teorico della fine dello Stato (mai, sia chiaro, come rivoluzionario e fermo oppositore di quell’insensatezza fattasi mondo chiamata capitalismo).

E così, anche l’autore de Il Capitale diventa merce. Il capitale, si sa, non conosce limiti, neppure per quel che riguarda il buon gusto e il rispetto dei morti. E se non è raro, ormai, vedere agghiaccianti pubblicità in giro per l’Italia che reclamizzano gli “outlet del funerale”, con super-offerte su cerimonie e bare (tre per due?), non deve neppure stupire che anche la salma di Marx diventi una merce tra le tante, da sottoporre al processo di valorizzazione del valore così spietatamente denunciato, giustappunto, dall’autore del Capitale.

Aveva ragione Walter Benjamin, quando ci metteva in guardia: «Anche i morti non saranno al sicuro, se il nemico vince. E questo nemico non ha smesso di vincere».
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