24 novembre 2015

Chi decide le sorti sociali, politiche ed economiche nell’epoca della globalizzazione?




L'obiettivo finale dell'elite è la creazione di un “villaggio globale” a loro uso e consumo, dove la massificazione, il controllo, la cultura univoca dell'apparire e del consumo e l'unificazione della produzione sono i punti cardine del loro piano. Essi sono molto orgogliosi di definirsi “internazionalisti”.

Chi decide le sorti sociali, politiche ed economiche nell’epoca della globalizzazione? Sembra essere la domanda che meglio descrive il periodo storico nel quale ci troviamo a vivere.

In un momento nel quale la politica sembra incapace di prospettare un visione prospettica di lungo periodo, i potentati economici e finanziari sembrano aver assunto il controllo totale delle strutture governative che dovrebbero guidare il fenomeno della globalizzazione sorto agli albori del terzo millennio.

Tutti noi, molto spesso, avvertiamo il sospetto che la politica, soprattutto quella italiana, abbia abdicato volontariamente al suo compito di governo, demandando le scelte fondamentali ad una elite di potenti mossi solo dall’interesse e dal profitto, e castrando, pian piano, le sovranità popolari garantite dalla costituzione

Al ché, la domanda seguente è quasi ovvia: ma davvero esiste un gruppo elitario di persone oscenamente ricche in grado di controllare le sorti del mondo?

Questi uomini e donne, in possesso di quantità enormi di denaro, davvero sono in grado di governare il mondo da dietro le quinte? Ebbene, la risposta a queste domande potrebbe davvero sorprenderci.

La maggior parte di noi, persone normali, tende a considerare il denaro come un semplice strumento, grazie al quale possiamo effettuare scambi di beni e servizi. Ma la verità è che oggi esso rappresenta una potente arma di potere e di controllo.

Per certi aspetti, ci troviamo a vivere in un sistema neo-feudale, nel quale una ristretta elite di super ricchi è capace di condizionare l’andamento del nostro pianeta, incidendo sul suo sviluppo sociale, politico ed economico, cioè, sono in grado di determinare l’andamento della storia.

In un contributo offerto al Sole 24 Ore, Guido Rossi, avvocato e giurista, nonché eminente attore della vita economica italiana, scrive testualmente:

“Quella attuale è la nuova forma di feudalesimo, che sottrae la sovranità agli Stati e alle sue istituzioni: si potrà forse dire non schiave, ma ridotte spesso, con ingiustificata presunzione, a semplici esecutori di politiche economiche, monetarie e sociali, imposte non certo democraticamente dal di fuori.

Il trasferimento della sovranità dello Stato democratico al Leviatano tecnocratico della troika (composta dalla Bce, l’Fmi e le istituzioni europee dominate dall’ideologia cultural-politica tedesca, che impone punizioni e austerità agli Stati peccatori), passaggio invero che sembra obbligato per arrivare all’unica possibile soluzione di un’Europa politicamente unita e democratica, comporta quindi una revisione totale dei diritti dei cittadini e delle istituzioni democratiche, assopite nelle loro funzioni e dedite ormai solo all’esecuzione delle decisioni di gerarchie esterne e fuorvianti”.


Pare chiaro, che quando si parla di ultra-ricchi, non si sta parlando semplicemente di persone che hanno a disposizione qualche milione di dollari o euro.

Si tratta di gruppi di persone con tanto denaro da poter acquistare tutti i beni e i servizi prodotti in Europa e negli Stati Uniti nel corso di un intero anno e di essere in grado di “coprire” tutti i debiti pubblici dei paesi occidentali. Parliamo di somme di danaro così imponenti, che ci è difficile anche solo concepirle.

In base a tale sistema neo-feudale, tutti gli altri abitanti del pianeta che non fanno parte di questa elite, compresi i nostri governi, diventano schiavi di costoro grazie al malefico sistema del “Debito Pubblico”.

Basta guardarsi intorno per rendersi conto di quello che sta succedendo: tutti i paesi del mondo annegano nel debito, e tutto l’ammontare del debito non fa altro che rendere gli ultra-ricchi ancora più ricchi.

Ma costoro non si accontentano di sedersi beati sulla loro oscene montagne di denaro. Essi fanno della loro ricchezza uno strumento straordinario per dominare gli affari delle nazioni.

Con mirati e studiati movimenti di denaro, possono influenzare l’andamento dei titoli di stato, l’andamento della borsa e far salire o scendere il famigerato “spread”. Per non parlare poi delle agenzie di rating, le quali, con valutazioni apparentemente arbitrarie, condizionano pesantemente il flusso degli investimenti in un determinato paese.

L’elite dei Paperoni possiede praticamente ogni grande banca e ogni grande società multinazionale del pianeta. Usano una vasta rete di società segrete, gruppi di riflessione e organizzazioni di beneficenza per promuovere e portare avanti la loro “agenda” e per fidalizzare sempre di più i loro membri

Ma le ricadute del controllo dell’Elite non è solo economica. Attraverso i diritti di proprietà da loro posseduti sui mezzi di comunicazione e il dominio sul sistema di istruzione, essi influenzano il modo di vedere e interpretare il mondo, proponendo un “cultura” univoca che diventa sempre più dominante, e che sempre più si allontana dall’idea naturale di “umanità”.

Con il loro denaro, finanziano le campagne dei nostri politici, che una volta eletti, non tradiranno le aspettative dei loro mentori. Grazie a questi fedeli “faccendieri”, l’elite è in grado di influenzare organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’OMC.

Se si fa un passo indietro per avere una visione generale del quadro, non si ha più alcun dubbio su chi gestisce il mondo. Grazie alle armi di “distrazione” di massa, buona parte dell’umanità non è in grado di percepire il magistrale disegno occulto; altri, invece, sono talemente assuefatti e appagati dal sistema che farebbero di tutto pur di difenderlo.

Ma quanti soldi hanno gli ultra-ricchi?

Non dobbiamo pensare che gli ultra-ricchi depositino i loro soldi nelle banche nazionali come facciamo noi. Essi hanno il privilegio di possedere conti correnti nei cosiddetti “paradisi fiscali”, nei quali la tassazione è del tutto ridicola o, praticamente, assente.

Quindi, costoro, non solo riempiono i loro depositi con i soldi maturati grazie all’infausto meccanismo del debito pubblico, ma si sottraggono anche alla tassazione nazionale (ormai giunta a più del 55%), evitando di sostenere i servizi utili alla collettività, quali la sanità, la sicurezza o l’istruzione.

Nonostante ci continuano a mentire parlandoci di una crisi creata a tavolino, l’elite globale ha davvero accumulato una ricchezza considerevole nell’ultimo periodo. Di seguito, uno stralcio tratto da un articolo proposto dall’Huffington Post del 7 luglio 2012, a firma di Chris Vellacott della Reuters:

“Secondo una ricerca pubblicata nel mese di luglio 2012, gli individui ricchi e le loro famiglie hanno più di 32 mila miliardi di dollari di attività finanziarie nascosti in paradisi fiscali off-shore, con una perdita fiscale pari a 280 miliardi di dollari l’anno.

Lo studio stima l’entità della ricchezza privata globale detenuta in conti correnti off-shore, senza contare le attività non-finanziarie, come i patrimoni immobiliari, l’oro, e i beni mobili, che aggiungerebbero all’entrate dell’erario tra i 21 e i 32 miliardi di dollari.

La ricerca è stata condotta grazie alle pressioni del gruppo Tax Justice Network, che si batte contro i paradisi fiscali, guidata da James Henry, ex capo economista della McKinsey & Co.

Per realizzare le stime, si sono utilizzati i dati della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, delle Nazioni Unite e delle Banche Centrali. Secondo Henry, la ricchezza detenuta all’estero rappresenta un buco enorme per l’economia mondiale”.

Ma, come detto in precedenza, il problema non è solo la mastodontica quantità di denaro posseduta dall’elite. Nel corso del tempo, costoro hanno acquistato praticamente ogni grande banca e ogni grande compagnia del pianeta.

In un’eccezionale articolo comparso su NewScientist il 24 ottobre del 2011 è riportato uno studio su oltre 40 mila aziende transnazionali condotto dal Politecnico Federale di Zurigo.

L’analisi rivela che le relazioni esistenti tra le imprese messe sotto osservazione creano un nucleo che fa riferimento ad un gruppo molto ristretto di grandi banche e società che domina l’intero sistema economico globale. I ricercatori hanno scoperto che questo nucleo centrale è costituito da sole 147 aziende, intrecciate in una trama molto stretta:

“Quando il gruppo di ricerca ha cominciato a districare l’enorme rete di proprietà, è risalito ad una ‘super-entità’ costituita da 147 società. Tutta la proprietà di queste aziende è detenuta dai membri di questa super-entità che controlla il 40% della ricchezza totale del nucleo.

La maggioranza proprietaria della rete è detenuta da istituzioni finanziarie, mentre solo l’1% è detenuto dalle imprese stesse. In cima alla lista ci sono 20 banche, tra le quali Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, e The Goldman Sachs Group”. [Vedi la lista completa].

Il potere e il controllo esercitato da questo gruppo ristretto di persone è veramente notevole e difficile da descrivere. Quello che impressione è il fatto che non parliamo di fatti accaduti oggi, ma che si perdono nelle piaghe della storia. Senza andare troppo indietro nel tempo, riportiamo alcune della parole proferite da Jonh F. Hylan, ex sindaco di New York, in un discorso del lontano 1922:

“La minaccia reale per la nostra Repubblica è il governo invisibile, che come una piovra gigante estende i suoi tentacoli viscidi sulle nostre città, stati e nazioni. Senza fare facili generalizzazioni, lasciatemi dire che a capo di questa piovra sono i Rockefeller- Standard Oil, più un gruppo di potenti finanziari generalmente indicati come “banchieri internazionali”. Questa piccola cricca di potenti banchieri praticamente usa il governo degli Stati Uniti per i loro scopi egoistici.

Controllano entrambe le parti politiche, scrivono l’agenda di governo, inseriscono nelle istituzioni i loro uomini […] Hanno la maggioranza dei giornali e delle riviste di questo paese, utilizzando l’informazione per influenzare la nomina delle principali cariche pubbliche.

Operano sotto la copertura di uno schermo, controllano i nostri dirigenti, gli organi legislativi, le scuole, i tribunali e ogni agenzia creata per la sicurezza pubblica.

Costoro hanno creato le banche centrali in tutto il mondo (tra cui la Federal Reserve), usandole per imprigionare i governi nazionali in un ciclo di debito da cui non c’è scampo. Il debito pubblico è un modo “legale” per prendersi i nostri soldi attraverso le tasse, per poi essere trasferiti nelle tasche degli ultra-ricchi”.

Nonostante sia stato proclamato nel 1922, questo discorso si adatta perfettamente alla situazione attuale. Anche John F. Kennedy, ex presidente degli Stati Uniti assassinato in circostanze misteriose, ebbe a dire qualcosa sui poteri occulti e sul senso dell’economia nello stato moderno:

Ma gli ultra-ricchi banchieri non hanno in mente solo gli Stati Uniti. Il loro obiettivo è quello di creare un sistema finanziario globale dominato e controllato da loro. Illuminanti le parole di Carrol Quigley, professore di storia presso la Georgetown University:
“Il potere del capitalismo finanziario ha un obiettivo di vasta portata: niente meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani provate in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia del mondo nel suo complesso.
Questo sistema deve essere gestito in maniera feudale dalle banche centrali del mondo, le quali agiscono in coordinamento tramite accordi segreti stipulati nelle frequenti riunioni e conferenze a porte chiuse”.
E’ chiaro che l’obiettivo finale dell’elite è la creazione di un “villaggio globale” a loro uso e consumo, dove la massificazione, il controllo, la cultura univoca dell’apparire e del consumo e l’unificazione della produzione sono i punti cardine del loro piano. Essi sono molto orgogliosi di definirsi “internazionalisti”.
Sarebbe bello pensare che alle prossime elezioni italiane, o di qualsiasi altro paese del mondo, siano i cittadini a decidere come gestire il bene comune. Ma purtroppo non è così. I programmi di governo sono stabiliti da una fitta agenzia organizzata dalle Banche Centrali e dai potentati finanziari.
Questo spiega come mai in questa campagna elettorale non si è ancora parlato di un solo contenuto e progetto per il futuro! Destra, Sinistra e fronde, risultano praticamente uguali, interessate solo a conservare una poltrona in parlamento, garanzia di sicuro arricchimento.
Eh già, perchè i nostri politici mica sono fessi! A costoro, gente senza dignità, amor di patria e amor di umanità, preferiscono essere asserviti a gente che può garantire loro enormi mucchi di denaro (vedi scandalo Monte Paschi e altri), piuttosto che lottare per il bene del paese e il progresso della società.

by: Redazione
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