15 novembre 2015

Avevo tra i 12 e i 16 anni, per il mio corpo sono passate 43.200 persone

Avevo tra i 12 e i 16 anni, per il mio corpo sono passate 43.200 persone

“Mi chiamo Karla Jacinto, sono di Città del Messico e sono una sopravvissuta alla tratta di persone. Sono stata costretta a prostituirmi da quando avevo 12 anni a quando ne avevo 16”. Così si presenta la ragazza che ha offerto la propria testimonianza ai partecipanti al congresso sui cambiamenti climatici e le nuove forme di schiavitù moderna, celebrato il 21 e il 22 luglio in Vaticano. In una catarsi che lascia l’interlocutore senza parole, Karla ha raccontato alla rivista Vida Nueva che dalla prima volta che l’uomo di cui si era innamorata l’ha obbligata a prostituirsi sono passate per il suo corpo “più di 43.200 persone”.

Solo uno di quei clienti ha visto il suo sguardo di dolore e l’ha aiutata a recuperare la libertà. Questa ex schiava sessuale, che oggi ha 22 anni, rappresenta la fondazione messicana Camino a Casa, con la quale ha lanciato una campagna contro la tratta il cui simbolo è un foglio bianco “su cui ciascuno può scrivere una nuova storia”. Papa Francesco l’ha salutata emozionato al termine del suo intervento al congresso e si è scattato una foto con lei per sostenere questa iniziativa contro la schiavitù.

“Provengo da una famiglia che aveva molti problemi, e questo mi ha resa molto vulnerabile: a casa non ricevevo attenzione, non ricevevo comprensione”, ha spiegato Karla. “Ho conosciuto un uomo che mi dava l’affetto che non avevo. Dopo una settimana me ne sono andata con lui. Mi ha detto che voleva sposarmi e formare una famiglia con me. È quello che ti promettono all’inizio”.

Poi è arrivato l’inferno della prostituzione forzata: 30 clienti al giorno e botte con cavi, pali e catene. “Sono anche arrivati a bruciarmi con un ferro nelle parti intime”. In quei quattro anni ci sono stati anche un aborto forzato di due gemelli e una gravidanza che è giunta al termine. È nata una bambina che le è stata tolta poco dopo e le è stata restituita solo un anno dopo. “Non sapevo se mangiava né con chi viveva”, ha raccontato con la voce rotta.

Minacce e paura

In quel periodo, le minacce del protettore che la sfruttava le hanno tolto ogni idea di fuggire o denunciarlo. “Avevo paura. Sentivo molte storie di migliaia di ragazze che venivano uccise. Erano solo un numero in più sul giornale”. Molti dei bambini e delle bambine che oggi si trovano nella situazione dalla quale lei è riuscita a fuggire subiscono queste forme di coazione: “Dicono loro che uccideranno i loro familiari. Danno un’idea molto espressiva di tutto questo. Nel mio caso prendevano in mano una foto di mia madre e le puntavano una pistola alla testa. Vedevo solo l’immagine di mia madre morta. È questo che mi faceva aspettare un altro momento per cercare di uscire da quella situazione”.


Nel periodo in cui è stata costretta a prostituirsi si sentiva così vulnerabile che “pensavo che nessuno potesse ascoltarmi”, perché credeva che se si fosse lamentata o avesse detto qualcosa ci sarebbero state delle conseguenze assai negative. Fino a che non è arrivato il suo “angelo caduto dal cielo” nei panni di un cliente che voleva parlare con lei, non ricevere prestazioni sessuali. “Io gli dicevo sempre di no. Ho resistito sei mesi e poi ho deciso di parlarci. È arrivato un momento in cui mi ha detto che bastava così, che dovevo avere dei sogni e una famiglia che mi aspettava”.

Con l’aiuto di quest’uomo, oggi defunto, e di altre persone è riuscita a scappare e a denunciare il protettore, che non ha ancora pagato per i crimini commessi con Karla. “Ha molti contatti. Ha amici sequestratori e di brutti ambienti. Questo ha fatto sì che non lo cercassero. Forse sanno dove si trova, ma c’è molta gente che lo aiuta”. Nonostante questa situazione, assicura che le autorità messicane stanno svolgendo il loro lavoro “molto bene” per quanto riguarda il suo caso. “Stanno effettuando un’indagine molto pulita”.

Aiutare altre vittime

Con un foglio bianco tra le mani, Karla racconta che il suo grande obiettivo ora è sradicare la tratta di esseri umani. “Voglio cambiare il mondo”, afferma con decisione, senza quell’idealismo insulso che a volte accompagna questa frase.

“Voglio che non ci siano più bambini e bambine che devono passare per questa esperienza. Non è affatto bello vivere sulla propria carne i colpi e i maltrattamenti che ho subito io. Sono stata discriminata dalla gente che passa per il tuo corpo non vede nemmeno che sei solo una bambina. Sono anche arrivata a vedere violentare dei bebè. È una cosa che voglio sradicare”.

A questa campagna internazionale Karla unisce il suo impegno locale per aiutare le ragazze messicane che passano quello che lei ha superato. “Quando hanno iniziato ad aiutarmi con terapie psicologiche mi dava fastidio che mi dicessero che mi capivano, perché non era vero. Ora io posso dire a una ragazza che la capisco davvero”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia
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