20 ottobre 2015

Vaccini obbligatori: ecco perché ho deciso di non vaccinare mia figlia

Vaccini obbligatori: ecco perché ho deciso di non vaccinare mia figlia

- di Pierfrancesco Costantini -

VACCINI OBBLIGATORI – Un po’ più di tre anni fa, in occasione dell’imminente nascita di mia figlia, ho iniziato ad esplorare il mondo delle vaccinazioni, avendo soprattutto avuto non solo notizia delle gravissime conseguenze che alcuni vaccini possono provocare nei bimbi, ma anche esperienza diretta con una amica che ha visto il proprio figlio diventato autistico dopo una vaccinazione.

I vaccini sono farmaci e, come tutti i farmaci, hanno aspetti positivi (perché l’indurre immunità nei confronti delle malattie è importante) ma possono causare reazioni avverse e effetti collaterali, più o meno gravi, più o meno diffusi, ma molto più frequenti di quello che si pensa comunemente, anche perché i meccanismi della vaccino-vigilanza non sono in grado di evidenziare tutto quello che avviene dopo e/o a causa delle vaccinazioni. E un fatto risaputo, lo affermano le stesse fonti istituzionali.

La differenza, sostanziale rispetto agli altri farmaci è che questi si assumono in una situazione di malattia, di bisogno: se non riesco a guarire in altro modo da una broncopolmonite posso anche prendere gli antibiotici. Li assumerò consapevole del fatto che mi aiuteranno a guarire, causando magari un effetto collaterale (una diarrea) e che potrebbero provocarmi un’orticaria, uno shock anafilattico (una reazione avversa), ma ne ho bisogno e posso decidere di correre questi rischi.
VACCINI OBBLIGATORI, ALCUNE CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

I vaccini si somministrano invece a bambini sani, e non potendo in alcun modo garantire l’assenza di reazioni avverse (che sono imprevedibili), devo fare altre considerazioni.

• Devo applicare il principio di precauzione, di cautela per tutti i bambini prima della vaccinazione, ma soprattutto per quanti, per storia familiare (per esempio per la presenza di malattie auto-immunitarie), per storia personale (un parto operativo, farmaci somministrati alla nascita, prematurità, ecc..) possono incorrere più facilmente in una reazione avversa.

• Devo pormi la domanda: è davvero utile per mio figlio a 3 mesi questa vaccinazione? Qual è il rischio minore per mio figlio? Se un bambino nasce da una mamma malata di epatite B, può essere opportuno fare il vaccino anti-epatite B alla nascita. Ma se un bambino nasce sano, da una mamma sana, in un contesto sociale e familiare adeguato, come fa a contrarre l’epatite B a 3 mesi dal momento che la malattia si trasmette solo con il sangue e i rapporti sessuali? Che rischio corre di contrarre il tetano un lattante che non può camminare? Che rischio corre in Italia un lattante di 3 mesi di ammalarsi di poliomielite, dal momento che la malattia si trasmette prevalentemente per contagio oro-fecale, che è dal 1982 che non ci sono più casi di questa malattia in Italia causati dal poliovirus selvaggio (tutti gli altri sono stati causati dal poliovirus dal vaccino), e che nel 2013 i casi totali di polio sono stati 416 (nessuno in Europa, nelle Americhe, nell’area del Pacifico)?

VACCINI OBBLIGATORI, IN MEDIO STAT VIRTUS

Tra il vaccinare e il non vaccinare affatto, c’è una via di mezzo: il vaccinare meno e il vaccinare meglio. Il decidere in maniera consapevole, senza subire le pressioni emotive, senza subire il terrorismo psicologico cui spesso è vittima chi si pone dei ragionevoli dubbi. Richiede uno sforzo enorme per i genitori, perché occorre scegliere strade non battute, perché significa scontrarsi (a volte in modo aspro) con il pediatra, o alcuni amici, o i nonni.

Contro luoghi comuni, false affermazioni scientifiche (non c’è differenza alcuna, nonostante si dica spesso il contrario, tra ilvaccino antipolio e antitetano singolo e quello contenuto nell’esavalente, per esempio). Non bisogna lasciarsi spaventare dalla malattia infettiva, occorre considerare nella valutazione che si deciderà di attuare, anche il rovescio della medaglia: il rischio delle reazioni avverse.

Non ho mai commentato gli argomenti di quanti riferiscono di bambini morti a causa di una malattia infettiva ed i racconti dei bambini danneggiati o morti per una reazione avversa al vaccino, anche se purtroppo avrei tanti commenti da fare. C’è la possibilità di adottare calendari vaccinali individualizzati e personali, in rapporto con i dati di salute della famiglia, del suo stile di vita, delle condizioni di base del bambino.
PUNTI IMPORTANTI PER RIDURRE I RISCHI DELLE VACCINAZIONI

Dopo tutto questo tempo che ho passato a documentarmi, interpellando anche specialisti del settore, è emerso che per ridurre i rischi legati alle vaccinazione è importante:

• un’attenta anamnesi familiare;

• posticipare l’età delle prima vaccinazioni;

• tenere conto dello stato di salute del bambino, se ha assunto farmaci o subito trattamenti medici di vario genere;

• sospendere il ciclo vaccinale se compaiono reazioni avverse, effetti collaterali o anche soltanto cambiamenti nelle abitudini e nel comportamento del bambino;

• evitare qualsiasi vaccinazione dopo un intervallo breve da un episodio di malattia: se il bambino non è perfettamente guarito, anche da un’infezione apparentemente banale, il rischio di reazioni avverse aumenta notevolmente;

• evitare le somministrazioni multiple.

Questo sistema di vaccinazioni di massa, questo modo di vaccinare è quanto di più lontano possa esserci da un approccio che preveda valutazioni mediche individuali ed accurate, attente a valutare il rapporto rischio/beneficio non per gli utenti, in generale, ma per quel bambino, proprio quel bambino che hai davanti. Cosa interessa ai genitori che interpellano il pediatra, sapere che le reazioni avverse capitano in una percentuale rara, se poi ad essere colpito è il proprio figlio, cioè il 100% della loro vita?

Fonte: Newspedia
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