15 ottobre 2015

Un Parlamento di infami!

Un Parlamento di Infami

di Paolo Becchi

La democrazia è caratterizzata, storicamente, come quella forma di governo in cui le decisioni politiche di un Paese sono affidate alla volontà della maggioranza dei cittadini. “Governo del popolo, governo per il popolo“, si dice tradizionalmente, senza tuttavia considerare il significato autentico e più profondo di quel richiamo alla volontà dei cittadini:democrazia – scriveva Maria Zambrano – è «la società in cui non solo è permesso, ma è addirittura richiesto essere persona».

La nostra Costituzione muove proprio da questo punto essenziale: la democrazia è quella forma di governo nella quale l’uomo è chiamato ad esprimersi, realizzarsi, scegliere come persona, e non semplicemente come suddito. È soltanto a partire da questo termine che acquista un significato preciso il principio rappresentativo, il quale fa sì che, in una democrazia, l’organo di Governo sia legittimato solo attraverso la maggioranza parlamentare formatasi a seguito di libere elezioni.

Con l’Italicum (la riforma della legge elettorale per la Camera che continua, per certi versi in modo peggiore di quanto non accadesse colPorcellum dichiarato incostituzionale dalla Consulta, a rendere i deputati dei “nominati” dai capi dei partiti e non certo da noi cittadini) e ora con lariforma del Senato, approvata dal Parlamento, l’Italia si avvia, invece, verso una nuova forma di governo post-democratica, costruita in modo tale che, alla fine, a governare sarà una minoranza e di questa minoranza una parte di neppure eletti.

Il Senato è destinato, infatti, a restare un organo non elettivo, espressione diretta dei Consigli Regionali, con competenze tali da alterare profondamente l’intero assetto costituzionale del Paese. Al Senato, infatti, saranno attribuiti gli stessi poteri della Camera per quel che riguarda la possibilità di modificare la costituzione, la quale pertanto potrà “passare” per il voto ed il controllo di minoranze non elette. Ancora, al Senato spetterà l’elezione di due giudici della Corte Costituzionale e, considerato che i senatori saranno espressione diretta dei partiti, l’ “indipendenza” della Consulta verrà ulteriormente compromessa.

Ovviamente, infine, i Senatori godranno della stessa immunità parlamentare dei deputati. Ma, in questo caso, poiché essi saranno anche Sindaci o Consiglieri regionali, qualora si presentasse il caso di un loro coinvolgimento in inchieste giudiziarie, potrebbero decadere dalla loro funzione negli enti territoriali ma mantenere l’incarico di Senatori. Tenendo presente il livello di corruzione degli enti territoriali si potrebbe arrivare al commissariamento di un Comune per mafia, con il Sindaco che però resterà ben attaccato alla sua poltrona di Senatore. Mantovani, per capirci, con il nuovo Senato si sarebbe salvato.

A ciò si aggiunga che questa riforma è essa stessa voluta ed approvata da un Parlamento che non è espressione della volontà dei cittadini, un Parlamento che non rappresenta, propriamente, nessuno. In due anni e mezzo di legislatura, quasi 300 parlamentari hanno cambiato “casacca”. Gli equilibri politici si sono totalmente rovesciati, rispetto all’ultimo voto popolare, formando così una serie di maggioranze e minoranze artificiali. Ed è questo Parlamento di infami a stravolgere, oggi, la Costituzione.

Un Senato di questo tipo – connesso ad una legge elettorale per la Camera che falsa il risultato elettorale attribuendo la vittoria ad una minoranza – non farà che aumentare il deficit di democrazia nel nostro Paese. Questa riforma non è condivisa: passa grazie al sostegno di un numero consistente di Senatori che hanno tradito gli elettori e alla debolezza della minoranza del PD che non ha avuto il coraggio di bloccarla. Il tramonto della democrazia segna così, al contempo, il tramonto della sinistra.

E casomai vi fosse sfuggito, questa riforma allinea le nostre istituzioni a quelle progettate per questa Europa antidemocratica che ha prodotto larestaurazione della dittatura, tanto più terribile quanto più oscura e inafferrabile. Come a Bruxelles il Parlamento Europeo non conta nulla, mentre a governare è quel manipolo di non eletti che passa sotto al nome di Commissione Europea (leggete le parole del Commissario Cecilia Malmstrom), così, grazie alla nuova legge elettorale e alla riforma del Senato, il Parlamento italiano non conterà nulla (molto meno di adesso), e a fare le leggi sarà in pratica solo il Governo, un manipolo di nominati speculare alla Commissione Europea (dalla designazione di Mario Monti in poi, questo giochetto è diventato palese).

A molti non è sfuggito che al momento del discorso di Napolitano sia il Movimento 5 Stelle sia Forza Italia siano usciti dalla aula. Tutti lo hanno criticato, ma in realtà si è trattato del miglior segnale di disdegno nei confronti del vero responsabile della distruzione del nostro ordine costituzionale e cioè Giorgio Napolitano, il regista del colpo di stato ormai avviato alle sue battute finali.

Solo il popolo, con il referendum, non confermando la riforma potrà far risplendere il sole in un Paese ormai sull’orlo di una svolta autoritaria. Perché, di questo passo, non sarà più in gioco soltanto una ri-sistemazione degli equilibri istituzionali tra Parlamento e Governo, ma il nostro stesso senso democratico. Se si lascerà passare tutto questo, presto o tardi non ci sarà più richiesto di essere persone, come scriveva Zambrano, ma soltanto sudditi.
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