06 ottobre 2015

“Se vi aspettate cambi di dottrina dal Sinodo resterete delusi”

“Se vi aspettate cambi di dottrina dal Sinodo resterete delusi”
-di Salvatore Cernuzio-

Inizia in maniera soft questo Sinodo ordinario dei vescovi. Il trambusto dell’assise dell’ottobre scorso – con le ipotetiche lotte intestine tra progressisti e conservatori su questioni di sacramenti a divorziati risposati e aperture a unioni gay – sembra già un lontano ricordo. Tantomeno i vescovi in Aula sembrano aver risentito del chiasso generato dallo strategico coming out di mons. Charamsa, sabato scorso.

Il mood della grande assemblea 2015 è quello di vivere un lungo e allargato “momento di preghiera”, durante il quale la Chiesa si trova riunita “intorno al Pontefice” per “camminare in avanti”. Che in altre parole significa: nessun stravolgimento della dottrina, nessuna rivoluzione del Magistero, né aperture indiscriminate a danno della libertà individuale, come già d’altronde si intuiva dalla Relazione di stamane del card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e relatore generale.

A rimarcare tutto ciò è stato il card. André Vingt-Trois, uno dei presidenti delegati del Sinodo, nel briefing di oggi con la stampa dopo la prima Congregazione generale. Accompagnato dallo stesso Erdő, e dal segretario speciale dell’assemblea, mons. Bruno Forte, il presule di Parigi ha smorzato qualsiasi ‘entusiasmo’ da parte dei giornalisti accorsi numerosi in Sala Stampa vaticana.

“Se siete venuti a Roma con l’idea di un cambiamento spettacolare della dottrina, ve ne andrete delusi”, ha detto. “Non c’era bisogno del Sinodo, bastava ascoltare il Papa nelle Udienze generali dell’ultimo mese”. “Non si tratta di immaginare e di attendersi che il Sinodo raccomandi al Papa di prendere una disposizione generale che eviterebbe di affrontare la questione della libertà personale delle persone. Il Sinodo è un cammino per la libertà personale”, ha aggiunto.

E, tra i primi brusii dei giornalisti, è subito intervenuto mons. Forte che ha precisato: “Non è che questo Sinodo non si riunisce per non dire nulla. Abbiamo l’attenzione pastorale che ci preme fortemente”. Bisogna solo chiarire che “non è un Sinodo dottrinale ma pastorale, come lo fu il Concilio Vaticano II, e questo non diminuisce in niente la nostra assemblea. Bisogna cercare le vie che rendono la Chiesa vicina agli uomini e alle donne del nostro tempo. Il tempo cambia, le situazioni cambiano, e la Chiesa non può restare insensibile alle sfide”.

Lo stile rimane quello indicato dal Papa di “grande parresia, franchezza”, ha ribadito il vescovo di Chieti-Vasto; e perché “possa essere fecondo non dobbiamo chiudere gli occhi davanti a nulla”. Fondamentalmente, ha spiegato, “ci sono due finalità: la prima è quella di proporre il Vangelo della famiglia, come soggetto-oggetto della pastorale, un valore prioritario su cui scommettere anche se in alcune parti del mondo la famiglia sembra in crisi. Poi c’è un atteggiamento pastorale di accompagnamento necessario verso tutti, anche le famiglie in crisi”.

Due finalità, ma non due partiti, ha chiarito Forte. Lungi dall’assecondare, dunque, le letture mediatiche “bipolari” dello scorso anno che parlavano di un episcopato diviso; si tratta anzi “di pastori, uomini di fede che si pongono in ascolto di Dio e alle attese e le sfide della gente”. E “questo – ha affermato il segretario speciale – ci unisce ben più profondamente di tutti gli accenti e le differenze”.

Differenze che peraltro sono la ricchezza di questo Sinodo, ha sottolineato Vingt-Trois: “La prima impressione molto forte, che mi ha accompagnato questa mattinata è stata vedere, in modo forse eccezionale, la grande diversità dei partecipanti, la diversità dei continenti rappresentati, la diversità di Chiese la diversità di età, la grande diversità di esperienze…”. Tutto questo “potrebbe far ritenere improbabile che si arrivi a mettersi d’accordo su qualcosa”, ha osservato l’arcivescovo, ma non è così perché a unire – oltre alle indicazioni già date nel Sinodo del 2014 e ribadite oggi – c’è uno spirito di apertura: “Siamo aperti a Dio, che ci guiderà attraverso la preghiera e la meditazione della Parola di Dio” e “saremo aperti gli uni agli altri” e “alle realtà che vivono le famiglie”. In particolare quelle dell’Africa, dove le problematiche sono diverse da quelle vissute in Occidente.

Più dettagliato il cardinale Erdö che ha parlato di una “sistematizzazione” dell’Instrumentum Laboris, “risultato oggettivo, quasi matematico di quello che è arrivato nel frattempo tra i due Sinodi alla Segreteria del Sinodo”. Dunque sulle spinose questioni di divorziati-risposati, gay, contraccettivi e via dicendo si è cercato “di raccogliere la voce della Chiesa”, la quale, “per la maggioranza delle risposte emerse”, ha ribadito la volontà di tenere ben presenti i documenti già pubblicati dal magistero su certi temi.

Certo c’è “la necessità di ulteriori approfondimenti e riflessioni” ad esempio per quanto riguarda la via penitenziale, ha spiegato il porporato. Su rale tema, ha aggiunto, vi è stato “un approfondimento scientifico”. Come pure vi è stato sulla possibilità che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia: “L’eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilità del vescovo diocesano”, ha detto Erdö. Tuttavia, “va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti”, dal momento che “l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate da diversi fattori, psichici oppure sociali”. Inoltre, si è rilevato l’impossibilità di fare una trasposizione automatica tra la Chiesa cattolica e la prassi delle Chiese ortodosse, “tutt’altro che unitaria”.

Insomma, è ancora troppo presto per capire come si orienterà il Sinodo di questo ottobre e se riserverà delle sorprese. Come ha ben detto padre Federico Lombardi: “Il Sinodo comincia oggi, ma non finisce oggi”.

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