17 ottobre 2015

Problemi di soldi per Bergoglio? Niente paura, c’è il Giubileo straordinario. Piccola storia di una grande truffa


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Lui mica deve preoccuparsi dei cattivi burocrati di Bruxelles che gli bocciano la manovra. Se ha problemi di soldi basta convocare un belGiubileo straordinario e di problemi deve averne, da quando lo Ior ha più difficoltà a nascondere quello che passa per i suoi conti correnti. Quella dell’Anno Santo è sempre stata una truffa per arraffare denaro ai pellegrini fin dal 1300, quando fu istituito da papa Bonifacio VIII per rimpinguare le sue casse. A Roma arrivarono centinaia di migliaia di persone, con scene da apocalisse. Lo scopo di lucro era talmente evidente che Dante scrisse che per il Papa (ancora vivo quando fu scritta la Divina Commedia) era pronto un posto all’inferno, nel girone dei simoniaci, ovvero i loschi figuri del Medioevo che facevano i soldi con il mercanteggio di finti articoli sacri. Fu talmente un successo che invece di celebrarlo ogni 100 anni come inizialmente previsto, decisero subito di indirlo ogni 50, poi ogni 33 anni (e, dal secolo successivo, ogni 25) e ne proclamarono uno straordinario nel 1390.

Ogni religione ha sempre avuto una gran fame di soldi. E tanta fame aveva ai tempi di papa Wojtila l’anticomunista, quando il Vaticano, ammettendo le proprie colpe, negoziò con il governo italiano il pagamento di 244 milioni di dollari per i danni derivati dal fallimento del Banco Ambrosiano. Come spendevano i soldi oltretevere? Finanziando l’organizzazione sindacale Solidarnosc in Polonia, per compiacere il rintronato parroco di campagna salito al trono dopo la strana morte di Giovanni Paolo I, completamente soggiogato da Paul Marcinkus, l’arcivescovo nato nello stesso paese di Al Capone non certo per caso.

Il Giubileo straordinario del 1983 mise una toppa a colori sulla questione, quasi in sordina. Ma è nel 2000 che si è assistito alla trasformazione scientifica di questo evento in una gigantesca macchina per incassare denaro, che al gesuita Bergoglio – al di là di un terzomondismo e pauperismo di facciata – interessa eccome. Un merchandise pacchiano e oltraggioso con orologi, braccialetti, felpe, papal card, diffuso a macchia d’olio grazie a contratti milionari con le aziende (tenute al segreto) che hanno portato nelle tasche del Papa centinaia di miliardi di vecchie lire e le indulgenze concesse perfino a chi passava per Fiumicino e versava un obolo alla cappella dell’aeroporto.

Nel 2000 fu un affare per tutti. Quelli che come al solito fecero le creste sugli appalti e pagarono mazzette, i corrotti e i corruttori, ma anche per l’economia nazionale, con una crescita record del pil che spinse l’Italia ai livelli della Germania. Il problema qui alle nostre latitudini è che come al solito la macchina non funziona se non si oliano gli ingranaggi, se non si versa l’obolo non solo a San Pietro ma anche a tutti gli affaristi che si nascondono dietro la fede, o la superstizione, della gente e naturalmente alla politica. Ecco spiegata l’improvvisa antipatia del Papa verso il sindaco marziano e il rapidissimo colpo di mano con cui il Presidente del Consiglio ha sgombrato il Campidoglio da una presenza pericolosa. Ora ci sarà il Commissario, il “dream team” e qualche centinaio di milioni di euro da investire in lavori che nel migliore dei casi verranno effettuati male e sarà necessario rifare.

Non sarà che invece della lobby gay ad agitare i sonni di Bergoglio sono i 1.600 conti correnti che lo Ior ha dovuto chiudere perché intestati a persone che non ne avevano diritto? Come l’ex “gentiluomo” del Vaticano Angelo Balducci, finito nei guai giudiziari per gli appalti del G8 della Maddalena e per i Mondiali di Nuoto, che dall’Istituto della Santa Sede faceva passare tutti i suoi proventi. o come avvenne nel 1993 quando per lo Ior transitarono gli oltre cento miliardi di lire della “madre di tutte le tangenti“, quella di Enimont? Per non parlare degli abnormi risarcimenti finanziari che le diocesi di mezzo mondo hanno dovuto sborsare per aver coperto le nefandezze dei preti pedofili.

Certe cose non si possono più fare. Gli appalti truccati e l’obolo al Vaticano, invece, vanno alla grandissima.

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