08 ottobre 2015

Perché c’è fretta di mandare i nostri Tornado contro l’ISIS

Perché c’è fretta di mandare i nostri Tornado contro l’ISIS

L’Occidente adesso teme che l’invincibile Califfato si sciolga come neve al sole. Almeno è ciò che rivela un titolo del britannico Express: “L’ISIS è così indebolito dagli attacchi aerei russi e dalle diserzioni che può essere distrutto nel giro di ore”.


Forse esagera, il giornale britannico. Forse non sono ore, ma settimane

Ma questo timore spiega – per esempio – perché il governo italiano si prepara a ordinare ai suoi quattro Tornado, che ha in Irak da anni nel quadro della coalizione americana e Nato, di cominciare a bombardare le posizioni dell’ISIS in Irak. Si ha il vago sospetto che questa fretta sia stata incitata da Washington: la “coalizione” deve partecipare alla distruzione dell’ISIS nell’Irak (sciita, sotto influenza iraniana ) prima che cada per mano russa nella Siria, dove la disfatta probabilmente precipiterebbe lo sgretolamento anche del Califfato iracheno? E’ un’ipotesi.

L’altra ipotesi, non necessariamente opposta alla prima, è che nel progetto di Washington, uno dei motivi per cui ha creato l’ISIS con questi caratteri di ferocia stupida contro i cristiani locali (1) e contro i venerabili monumenti archeologici, era di creare nell’opinione pubblica europea la paura e l’odio che gli israeliani provano verso i musulmani; spingere gli europei ad entrare in quella guerra, coinvolgerli, impantanarceli, fare in modo così che siano sempre più dipendenti dall’ombrello armato della Superpotenza.

Adesso questa parte del programma va’ affrettata…tanto più che negli stessi vertici politici statunitensi di fronte alla figura in Siria, le fratture si acuiscono. McCain con la bava alla bocca, e Brezezinski con razionalità paranoide, urgono Obama a che crei una no-fly zone, dia armi ai jihadisti, contrasti la Russia…cosa che Obama ha risposto che non farà. La divisione è forte anche fra la Cia, che alla formazione ed armamento delle forze jihadiste anti-Assad ha consacrato addirittura il 10 percento del suo bilancio, e il Pentagono che ha fatto il meno possibile. Per non parlare di Donald Trump, il candidato-sorpresa che (certo annusando l”umore dell’opinione pubblica) dice in ogni occasione televisiva: “Lasciate che i russi si prendano cura dell’IS”.

Se invece gli europei si coinvolgono sul terreno, la cosa diventa seria, l’amministrazione americana viene forzata a tener duro.

E’ per questo che i media italiani sono improvvisamente pieni di esperti che proclamano: “E’ ora di passare dalle parole ai fatti! L’ISIS è un pericolo estremo per noi! Alla guerra, alla guerra!”. Nelle radio mainstream, i giornalisti danno loro ragione: è una guerra di civiltà, bisogna farla…

L’ISIS vuole farsi la bomba atomica, ha già “cercato contatti” con trafficanti “russi” di materiali. Non lo sapevate? Lo dice l’ANSA, quindi è vero. E’ urgente che ci buttiamo alla guerra contro l’ISIS, anche noi.


Anzi, i nostri governanti (parassiti) stavano forse cominciando di nascosto a bombardare, adesso sono stati scoperti e dicono che prima ascolteranno il Parlamento. Ma “sono i doveri di una coalizione”, come ci ammaestra un tal Franco Venturini sul Corriere: “Noi e gli alleati, un solo nemico”. Anzi, poi, ci conviene, dicono all’unisono giornalisti ed esperti, perché “il salto di qualità” in Irak ci darà “più peso decisionale nella crisi libica”.

Ecco, vedete che, a cercarlo, un motivo per bombardare gli iracheni si trova.

Del resto, perché no? I quattro Tornado non cambieranno le cose. Anzi, la partecipazione dell’Italia alla coalizione dell’Occidente dovrebbe rallegrarci, se abbiamo memoria storica: entriamo come alleati degli uni, possiamo finire come alleati degli altri. Avere l’Italia come alleata non è una cosa che porta bene.

Del resto, il ministro della difesa russo ha invitato ufficiali della Nato a recarsi a Mosca quando vogliono, per partecipare al coordinamento degli attacchi aerei: è la risposta di Putin ai paranoici-propagandistici allarmismi della NATO su presunti “sfioramenti” dei Sukhoi con gli F-22 americani, e dei presunti sconfinamenti russi in Turchia. Non abbiamo insieme un solo avversario, l’ISIS?




I jihadisti intanto stanno apprendendo la elezione: droni russi hanno mostrato che essi stanno spostando armi, munizioni, rifornimenti e centri di comando all’interno dei centri abitati, e di preferenza vicino alle moschee. Usano la popolazione siriana come scudo umano. Preparatevi alla prossima ondata dei media: “I russi bombardano le moschee! Uccidono civili!”. Gli americani lo fanno da 15 anni, ma niente.


Note

Gli attentati feroci, dementi e strategicamente immotivati al museo del Bardo in Tunisia, contro turisti sulla spiaggia, oltre a rovinare l’economia tunisina avevano anche questo scopo. E si veda per esempio questa notizia: ISLAMICI AMPUTANO DITA A 12ENNE CRISTIANO PERCHÉ SUO PADRE SI CONVERTA: POI LO CROCIFIGGONO – Gli islamici di ISIS hanno amputato le dita di un ragazzo cristiano di fronte a suo padre, prima di crocifiggere entrambi. Il gruppo islamico stava cercando di costringere i cristiani siriani in un villaggio nei pressi di Aleppo a convertirsi all’Islam. Lo riporta Christian Aid Mission. Il bambino, 12 anni, era il figlio di un siriano che aveva ricostruito nove chiese nel paese. “Di fronte ai parenti e in mezzo alla folla, gli islamici hanno tagliate al ragazzino le punta delle dita, poi lo hanno picchiato, dicendo a suo padre che avrebbero fermata la tortura solo se lui, il padre, si fosse convertito all’Islam”.
“Quando l’uomo ha rifiutato, i militanti ISIS hanno torturato lui e altri due membri della chiesa locale. I tre uomini e il ragazzo poi sono stati uccisi crocifiggendoli “. Altri otto operatori umanitari, tra cui due donne, sono stati poi giustiziati per essersi coraggiosamente opposti alle crocifissioni. Gli otto sono stati portati in una zona separata nel villaggio, e anche a loro è stato chiesto di convertitsi all’islam. Le donne, 29 e 33 anni, sono state stuprate davanti alla folla islamica convocata per guardare. Le donne hanno continuato a pregare durante il loro straziante calvario. Successivamente tutti e otto sono stati decapitati per essersi rifiutati di allontanarsi dalla loro religione. “Gli abitanti dei villaggi hanno detto che alcuni pregavano nel nome di Gesù, mentre altri pregavano il Padre Nostro”. “Una delle donne alzò gli occhi e sembrava essere quasi sorridente, mentre gridava, ‘Gesù!’” Anche i loro corpi sono stati poi appesi alle croci, dopo essere stati uccisi”. La sola cosa dubbia qui è la fonte, un centro americano di propaganda anti-islamica, ripreso da Magdi Allam.
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