14 ottobre 2015

Le armi israeliane alimentano le atrocità in Africa

Le armi israeliane alimentano le atrocità in Africa

Le armi israeliane alimentano le atrocità nel Sud Sudan, secondo un rapporto delle Nazioni Unite che getta una nuova luce sul commercio segreto di armi degli israeliani in Africa.
Redatto da un team di investigatori che lavorano per il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il rapporto presenta prove fotografiche di fucili automatici prodotti dalle Industrie Militari Israeliane (IMI) rinvenuti negli arsenali dell’esercito e della polizia del Sud Sudan. Conosciuti con il nome di Galil ACE, i fucili sono utilizzati in particolare dalle guardie del corpo dei politici di alto rango e degli ufficiali superiori dell’esercito.

Il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza nel 2011 dopo una guerra civile durata decenni. Dal giorno della sua nascita, personaggi dell’industria israeliana degli armamenti si sono precipitati a difendere e promuovere i loro interessi presso questo nuovo alleato e per contrastare l’influenza dell’Iran nel Sudan.
Dopo la secessione del 2011, il Sud Sudan si è diviso in fazioni politiche opposte.



L’esercito sud sudanese e le milizie governative armate da Israele si sono contraddistinte per la politica della terra bruciata, caratterizzata dalle violenze sistematiche su donne e bambini, il massacro indiscriminato e l’incendio di interi villaggi con le famiglie dentro le abitazioni, secondo il rapporto dell’ONU.
Il Sud Sudan non è il solo paese africano dove l’industria degli armamenti israeliana trae profitto dallo spargimento di sangue.

Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma (SIPRI) Israele non fornisce dettagliate informazioni sul suo commercio di armi, la gran parte delle quali sono vendute tramite intermediari molto riservati, spesso militari in congedo o membri della diaspora israeliana.

Tuttavia, notizie occasionali, dichiarazioni pubbliche di funzionari ed inchieste condotte da organizzazioni non governative hanno permesso, in questi ultimi anni, di sollevare il velo e rendere palese come il coinvolgimento militare israeliano tocchi più luoghi africani di quantio se ne possano raccontare con un solo articolo.

Grazie alle sue risorse, il SIPRI ha potuto dimostrare che Israele ha venduto i suoi principali armamenti in Camerun, Ciad, Guinea Equatoriale, Lesotho, Nigeria, Ruanda, Seychelles, Sudafrica e Uganda dal 2006 al 2010.

Il leader di mercato negli armamenti

A dispetto delle sue piccole dimensioni, sono decenni che Israele è classificato tra i primi dieci paesi esportatori di armi nel mondo. Un risultato impressionante per un paese delle dimensioni del New Jersey.

Questo risultato è in parte dovuto al fatto che Israele si serve della Cisgiordania occupata e di Gaza come laboratori per testare e perfezionare le armi ed i metodi di occupazione e di controllo. Questa dinamica permette alle imprese militari israeliane di commercializzare i propri prodotti come armi “provate in combattimento” e che “hanno resisitito in combattimento”, etichette suggestive che gli conferiscono un vantaggio concorrenziale nel commercio internazionale di armi.

Il successo di Israele si spiega anche per l’attitudine a trattare affari con regimi repressivi che gli stessi USA ed i paesi europei evitano di armare direttamente.
Nel caso del Sud Sudan, l’enormità delle atrocità ha costretto l’UE ad imporre un embargo sulle armi e ad applicare sanzioni contro i dirigenti militari di quel paese.

Anche gli USA hanno sospeso l’aiuto militare ed applicato sanzioni, ma va notato che l’amministrazione Obama ha aiutato con entusiasmo l’esercito sud-sudanese a svilupparsi, sebbene fosse noto che contava numerose migliaia di bambini nei suoi ranghi.
Israele, dal suo canto, ha accolto il Sud Sudan ad una esposizione di armi non più tardi che a giugno.

Aiuti al genocidio

Fornire di armi in segreto i regimi sanguinari non è cosa nuova per Israele.
Sotto la direzione di Yizhak Rabin, allora primo ministro, e Shimon Peres, allora Ministro degli affari esteri, Israele ha rifornito le forze governative ruandesi di etnia hutu anzichè l’armata ribelle diretta da Paul Kagame, di pallottole, fucili e granate, sebbene fosse in corso un genocidio in quel paese negli anni 90.

Oltre ad armare gli uccisori, Israele ha formato le forze militari e paramilitari ruandesi negli anni che hanno preceduto il bagno di sangue.
Dopo aver visitato i campi della morte, un mercante d’armi israeliano si è vantato di essere un umanista, perchè, grazie alle sue pallottole, le vittime sono morte più rapidamentee più umanamente di quelle uccise a colpi di machete. “Io sono stato di fatto un medico” si è vantato.
In seguito, Israele ha avuto legami ed interessi con Kagame, il presidente autocratico dell’attuale Ruanda, che beneficia di grande sostegno in Occidente.

Depositi d’armi per i despoti

Dal momento che i contratti di acquisto di armi cogli Israeliani sono in diminuzione in USA ed in Europa in ragione delle riduzioni dei bilanci della difesa, i paesi in via di sviluppo dell’Africa e dell’America Latina sono diventati i clienti più dinamici di Israele.

Le vendite di armi israeliane in Africa sono raddoppiate tra il 2012 e il 2013 e sono aumentate ancora del 40% nel 2014, raggiungendo il valore di 318 milioni di dollari quest’anno.

E’ difficile sapere se queste cifre includano le armi e l’equipaggiamento militare fornito da Israele all’Uganda e forse al Ruanda a titolo di compensazione per aver accettato di accogliere rifugiati africani espulsi da Israele.

Mentre Israele non ha alcun scrupolo a contribuire ai disordini nei paesi africani, esso rifiuta di riconoscere asilo agli africani sul suo territorio, preferendo imprigionarli e rimandarli indietro verso quegli orrori dai quali sono fuggiti. Alcuni di loro sono stati incarcerati, torturati ed anche uccisi dopo la loro espulsione.

Quello che è chiaro è che Israele tratta con il Gotha dei regimi dittatoriali africani che opprimono brutalmente i loro cittadini.

La Brigata di intervento rapido del Camerun (BIR), che si distingie per le esecuzioni illegali e si è resa responsabile di “sparizioni” è stata addestrata da un comandante dell’esercito israeliano in pensione, Mayr Heretz.

Nel 2009 la BIR è stata impiegata per reprimere le manifestazioni contro l’ineguaglianza economica ed ha ucciso almeno 100 manifestanti.

La Guardia Presidenziale del Camerun, conosciuta per la sua brutalità, senza la quale il dittatore Paul Biya non potrebbe conservare il potere che occupa da più di 33 anni, è stata formata da un altro comandante israeliano in pensione, Avi Sivan.

Israele ha fornito d’armi il regime di apartheid del Sudafrica negli anni 70 e 80 in violanzione delle sanzioni internazionali.

Salvaguardare la predazione delle imprese

Decenni di predazione e colonizzazione della terra e delle risorse palestinesi hanno dato ad Israele un’esperienza unica per domare la resistenza e dedicarsi alla spoliazione coloniale.

Come ha spiegato Jimmy Johnson, militare specializzato nel commercio di armi israeliane: “Il nazionalismo etnocentrico del 19mo secolo che ha condotto alla creazione di Israele… nasconde spesso il fatto che la spoliazione dei Palestinesi include un massiccio trasferimento di ricchezza del colonizzato verso il colonizzatore, dall’occupato in favore dell’occupante”

Israele non si accontenta di smerciare armi all’Africa. Esso offre un perfetto esempio di predatore neocoloniale che arriva a mantenere i frutti di questa predazione al di fuori della portata di una classe media abbandonata e spossessata sempre di più dalle devastazioni del capitalismo globalizzato.
L’occupazione israeliana viene “esportata per lottare contro la redistribuzione di ricchezza” come ha notato Johnson.

Poco più a sud del Camerun, le imprese militari israeliane hanno guadagnato milioni di dollari vendendo materiale militare ai piccoli paesi ricchi di petrolio della Guinea equatoriale.
La Guinea equatoriale ha una delle più inegualitarie società del mondo.

Lo spietato dittatore dell’antica colonia spagnola, Teodoro Obiang, si è personalmente arricchito grazie alle generose dazioni delle compagnie petrolifere americane, in cambio delle quali esse hanno potuto sfruttare le enormi riserve di petrolio del paese senza ostacoli.
Per conservare il suo potere, Obiang mantiene una guardia presidenziale quasi certamente formata da Israele sulla base di materiale israeliano perfezionato a Gaza per proteggere le piattaforme petrolifere della Exxon.
Le forze di sicurezza di Obiang hanno la reputazione di praticare largamente la tortura e le esecuzioni sommarie degli oppositori politici.

Nel 2008, Israele ha concluso un contratto di fornitura d’armi di circa 100 milioni di dollari con la Guinea equatoriale, che comprende l’acquisto di quattro pattugliatori d’altura IMI Shaldag e di una nave lanciamissili della classe Saar, costruita dai Cantieri Israeliani. “Le navi dell’IMI sono destinate alla protezione delle piattaforme petrolifere in mare” secondo il quotidiano israeliano Haaretz.
Sono le stesse navi che la marina israeliana utilizza per far rispettare il blocco marittimo di Gaza e per bombardare i suoi abitanti.

Fintanto che Israele aiuterà le imprese petrolifere americane e la famiglia Obiang ad accumulare denaro, 1 bambino su 10 morirà in Guinea equatoriale prima del suo quinto compleanno. Inoltre, meno della metà degli abitanti del paese ha accesso all’acqua potabile.

Nella provincia di Cabinda in Angola, l’Areostar, un drone fabbricato dalla società israeliana Aeronautics Defense Systems protegge le piattaforme petrolifere marittime delle imprese private, compresa la Chevron.

Nel delta del Niger, un assortimento di droni di sorveglianza israeliani come l’Areostar e il Seastar della Areonautics, oltre al pattugliatore d’altura Shaldag dei Cantieri Israeliani proteggono le piattaforme petrolifere della Chevron contro eventuali azioni di contrasto alla predazione delle risorse nigeriane da parte delle imprese.
Oltre a ciò, vi è il sistema di sorveglianza di Internet installato in Nigeria nel 2013 dalla più grande fabbrica d’armi israeliana, Elbit Systems.

Esportare la “guerra contro il terrorismo”

Con l’ascesa di Boko Haram, la Nigeria ha adottato in questi ultimi anni la “guerra al terrorismo”, una teoria sviluppata da Israele per giustificare la sua occupazione permanente della Palestina.
“Israele è un alleato fondamentale e fedele nella nostra lotta contro Boko Haram” avrebbe detto un funzionario del governo nigeriano all’inizio dell’anno.

“E’ una triste realtà che Israele abbia molta esperienza per quanto concerne il terrorismo. I nostri alleati israeliani hanno utilizzato la loro esperienza e la loro tecnica unica acquisita in molti anni di lotta contro il terrorismo sul loro territorio per aiutarci” ha aggiunto il responsabile, facendo odioso paragone tra la resistenza palestinese alla violenza coloniale israeliana e gli atti di terrorismo perpetrati da un gruppo militare che non ha niente a che spartire coi Palestinesi.

Un militare cristiano nigeriano che sostiene pienamente la condotta del suo governo ha dichiarato al Jerusalem Post: “Io sono come un colono israeliano in Cisgiordania alla mercè dei Palestinesi”
Questa attitudine ha avuto delle conseguenze assolutamente disastrose.

Dal 2012, con il pretesto della lotta contro Boko Haram, l’esercito nigeriano ha ucciso con esecuzioni sommarie senza processo 1.200 persone ed ha arbitrariamente arrestato 20.000 ragazzi e giovani uomini, di cui almeno 7.000 sono morti nelle prigioni militari per fame, negligenza medica e sovrappopolazione.

In Kenya, gli squadroni della morte dell’Unità di Servizio Generale, l’ala paramilitare della polizia e dell’esercito di questo paese, hanno anche adottato il “libretto di istruzioni israeliane” delle esecuzioni senza processo per ridurre al silenzio dei religiosi musulmani.

Gli ufficiali degli squadroni della morte intervistati da Al Jazeera lo scorso anno, hanno rivelato che le loro unità sono state addestrate da Israele.

“Esportare l’esperienza del sionismo”

In un libro pubblicato nel 1987, “La connessione israeliana”, Benjamin Beit-Hallahmi ha descritto il sostegno di Israele ai tiranni dei Paesi in via di sviluppo come “la diretta conseguenza di quello che fa a casa”.

Secondo lui, “Israele non fa che esportare nel Terzo Mondo l’esperienza del sionismo nel Medio Oriente” caratterizzata dalla conquista e dalla “pacificazione”.
Israele “non esporta solamente una tecnologia di dominazione, ma anche la visione del mondo che sta dietro a questa tecnologia” ha aggiunto.

Esporta “la logica dell’oppressore… una certa convizione mentale, un sentimento che il Terzo Mondo può essere controllato e dominato, che i movimento radicali del Terzo Mondo possono essere eradicati, che i moderni Crociati hanno ancora un futuro”
Ecco cosa esattamente fa Israele nell’Africa di oggi. Non c’è dubbio che contribuirà ad ulteriori spargimenti di sangue.


Per concessione di Resistenze.org
Data dell’articolo originale: 16/09/2015

Pubblicato da Alba Kan a 17:13
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