31 ottobre 2015

LA BUFALA DEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE CHE DIMINUISCE: E’ SOLO PROPAGANDA DI REGIME E VI SPIEGO IL PERCHE’

LA BUFALA DEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE CHE DIMINUISCE: E’ SOLO PROPAGANDA DI REGIME E VI SPIEGO IL PERCHE’

- di Giuseppe Palma -

L’ISTAT, in data odierna (30 ottobre 2015), ha reso noto che il tasso di disoccupazione è sceso – nel mese di settembre 2015 – all’11,8%, in calo dello 0,1% rispetto al mese di agosto.

Bene. Consideriamo come attendibili tutti i dati diffusi dall’Istat e ci si renderemo conto che – nella realtà – la disoccupazione non è scesa, anzi, è addirittura salita!

Sempre secondo i medesimi dati, che ripeto diamo tutti per buoni, in realtà a settembre 2015 il numero degli occupati – rispetto ad agosto – è diminuito di ben 36.000 unità, mentre il numero degli inattivi (cioè di coloro che non cercano più lavoro) è aumentato di 53.000 unità.

Per effetto di quanto premesso l’Istituto di statistica ha automaticamente rilevato una diminuzione del tasso di disoccupazione dello 0,1% da agosto a settembre.

Alla luce di quanto sopra, la circostanza che il tasso di disoccupazione sia sceso dello 0,1% rispetto ad agostonon corrisponde affatto ad un aumento del numero degli occupati, tant’è che – dati alla mano – da agosto a settembre il numero degli occupati è diminuito di 36.000 unità!

Munitevi di calcolatrice e leggete il testo integrale (scaricabile in PDF) direttamente dal sito dell’Istat:http://www.istat.it/it/archivio/172315

La propaganda di regime, accompagnata dai toni trionfalistici dei soliti idioti, continua imperterrita a diffondere una verità ad uso e consumo della politica governativa!

Ora, caro popolo, esulta anche Tu!

CALA LA DISOCCUPAZIONE IN ITALIA (11,8%) GRAZIE A COLORO CHE NON “DISTURBANO”.

– di Gian Sebastiano –

Non cercare più lavoro, in una situazione dove all’orizzonte non vi è futuro, non è sinonimo di aver trovato un impiego, bensì nell’essersi arreso alla disoccupazione. Ecco spiegato il motivo del calo del tasso dei ricercanti lavoro (disoccupazione) ma con una diminuzione degli occupati ( -36mila) nel mese di settembre.
In un anno si sono registrati 264mila persone in meno in cerca di lavoro (-8,1%), gran parte sono appunto coloro che si sono arresi, ovvero gli inattivi che purtroppo danno dei meriti al governo, solo per il fatto di non essere più registrati come persone in cerca di lavoro e quindi contribuiscono al calo TEORICO dei tassi di disoccupazione.
L’aumento a settembre degli inattivi è stato dello 0,4%: +53mila persone per un tasso complessivo del 35,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali, quindi prosegue la politica economica darwiana dove per debellare il virus, vengono uccisi direttamente i pazienti.
Possiamo inoltre rimanere tranquilli che il tasso di disoccupazione ora attestato al 11,8%, al massimo potrà scendere fino all’11% (soglia limite programmata come spiegato dall’economista Vladimiro Giacchè ) ma non oltre.


Altrimenti si verificherebbe una crescita fisiologica dell’inflazione non tollerata dai vincoli d’austerità competitiva imposti dalla logica dell’eurozona che permette solo svalutazioni interne del lavoro e compressioni della domanda per recuperare gap di competitività con la Germania principalmente in assenza di una moneta sovrana e flessibile. Pertanto il Jobs Act di Renzi è funzionale a tutto ciò, perchè può al massimo modificare di qualche zero virgola i tassi di disoccupazione, dal momento che agisce dal lato dell’offerta (oltre a svalutare il lavoro) mentre viviamo una crisi da domanda.
E per concludere, il dato ultimo dell’inflazione registra un misero aumento dello 0,2% su base mensile mensile ad ottobre rispetto a settembre e di un +0,3% su base annuale, il dato rimane molto insufficiente, calcolando il fato che il QE di Draghi è iniziato già da sette mesi (marzo 2015) con l’obbiettivo di portare l’inflazione alla soglia ottimale del 2% per combattere contro la spirale deflattiva.

Semmai arriveremo ad un tasso di disoccupazione all’11%, ricordiamoci che un 10,9% sarà un campanello d’allarme per l’UE circa la nostra competitività messa in pericolo ad un eventuale “benessere”…

Fonti:
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