21 ottobre 2015

IN ITALIA NON E NE SA NIENTE, MA IL GOVERNO RENZI APPOGGIA CAMERON IN DIFESA DEGLI STATI UE CHE NON VOGLIONO L'EURO.



LONDRA - Secondo il quotidiano britannico "The Telegraph", le speranze del primo ministro del Regno Unito, David Cameron, di concludere una proficua rinegoziazione dei termini dell'appartenenza all'Unione Europea potrebbero ricevere una spinta dall'Italia dopo il recente colloquio tra i ministri degli Esteri dei due paesi, Philip Hammond e Paolo Gentiloni.

Benche' Londra non esplicitera' le sue richieste di riforme fino al mese prossimo, sta collaborando con Roma per esplorare possibili soluzioni, in particolare per ridefinire il concetto di "un'unione sempre piu' stretta": sul tavolo c'e' un piano volto a formalizzare lo status dei nove paesi che non fanno parte dell'area dell'euro.

Tra le due capitali girano le bozze di un documento per il quale non e' ancora stata fissata una data di pubblicazione, ma del quale il quotidiano britannico, a differenza di quelli italiani, dà ampia notizia.

Secondo alcuni esperti, come Charles Grant, direttore del Centre for European Reform, se un paese "core" dell'eurozona come l'Italia sostenesse pubblicamente una delle istanze chiave del Regno Unito - il riconoscimento formale di un'unione multivalutaria - sarebbe un passo avanti significativo e un aiuto politico per Cameron.

Il tema del riconoscimento formale dello status dei paesi non euro e' stato delineato l'anno scorso in un articolo congiunto del cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, e del ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schauble. Una proposta prevede l'aggiunta nei trattati europei dell'esenzione del Regno Unito dal proposito di "un'unione sempre piu' stretta".

Cameron, tuttavia, non la considera una concessione sufficiente ad assicurargli la vittoria nel referendum "dentro/fuori". In base alle norme attuali solo il Regno Unito e la Danimarca hanno la facolta' di rinunciare all'euro mentre la Bulgaria, la Croazia, la Repubblica Ceca, l'Ungheria, la Polonia, la Romania e la Svezia hanno l'obbligo, in base al Trattato di Maastricht, di entrare nell'area monetaria una volta raggiunti i requisiti economici.

La Svezia, che ha i requisiti, ha schivato l'obbligo rifiutando di aderire al Meccanismo di cambio europeo, preliminare all'appartenenza all'euro. I negoziatori britannici puntano a formalizzare la posizione svedese e quindi automaicamente di dare alle suddette nazioni la possibilità di rimanere fuori dall'euro in ogni caso, anche se avessero i requisiti per entrarci.

D'altra parte, anche se questa possibilità fosse sancita dai trattati, non farebbe altro che certificare quanto già ora è avvenuto: tutti i parlamenti sei sette stati prima elencati hanno già votato per rinviare di anni, alcuni addirittura a tempo indeterminato, l'adesione all'euro.

In ogni caso, comunque, è interessante la mossa del governo italiano che per la prima volta viene allo scoperto in appoggio al più "eutoscettico" tra gli stati della Ue: la Gran Bretagna.
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