26 ottobre 2015

IL SINODO PIÙ FORTE DELLE POLEMICHE

IL SINODO PIÙ FORTE DELLE POLEMICHE
L’outing di mons. Charamsa, la bambina che spezza l’Ostia consacrata per darla ai genitori separati, la lettera “critica” dei tredici cardinali, la notizia della presunta malattia del Papa. Nel breve volgere dei lavori del Sinodo sulla Famiglia è accaduto di tutto, condito con fiumi d’inchiostro tra polemiche, commenti, sottolineature, conferme e smentite. Un rumore di fondo che avrebbe potuto distogliere i padri sinodali dal senso stesso di questo appuntamento, e creare quella confusione “utile” a mettere in difficoltà il Pontefice. Alla fine, invece, nulla di tutto ciò è accaduto.

Per il cardinale Peter Erdo, si può sintetizzare il bilancio del Sinodo in un “rinnovato protagonismo delle famiglie e dei laici nella vita della Chiesa”. In un’ampia intervista alla Radio Vaticana il porporato che è presidente della Commissione dei dieci che hanno redatto la Relatio finalis del sinodo ha parlato di una maggiore “comunione” tra i vescovi. Una conferma del fatto che la Chiesa non è europea, ma universale. E una “notevole convergenza su punti molto importanti pastorali”.

“Durante queste settimane – spiega il card. Erdo all’emittente pontificia – è cresciuta l’esperienza della comunione tra di noi. Incoraggiati dal Santo Padre e dopo aver ascoltato le opinioni e le testimonianze degli altri, siamo diventati anche noi stessi più aperti e più responsabili. La Chiesa non è affatto europea, ma siamo veramente globali! E’ cresciuta l’unione e la convinzione sull’universalità della Chiesa. Penso che sia stata confermata una notevole convergenza su punti molto importanti della vita pastorale circa le famiglie e anche della missione delle famiglie stesse. Per esempio: è stata menzionata come funzione centrale quella delle comunità di famiglie. Certamente al Concilio Vaticano II si sottolineava anche la missione attiva dei laici nella Chiesa, ma adesso sembra che sia in atto un nuovo passo”.

Il vescovo di Parma, Enrico Solmi, in un’intervista al Corriere della Sera ha invece parlato dei “risultati concreti” del Sinodo, specificando che la notizia sulla presunta malattia del Papa ha pesato “assolutamente nulla, come altre recenti eclatanti notizie. Il clima è stato sereno. Se l’intenzione era perturbarlo, quella maldestra operazione non ha funzionato”.

La Chiesa “si è messa in un atteggiamento di ascolto non giudicante verso la concretezza della vita quotidiana, dei suoi problemi”. Sul tema dei gay, “ho incontrato e incontro tante persone con tendenze omosessuali che desiderano vivere insieme. Occorre grande rispetto e la loro richiesta di diritti va ascoltata perché riguarda la dignità della persona, magari modificando adeguatamente il codice civile. Ma non e’ un matrimonio. E’ un’altra cosa”.

Riassumendo il percorso sinodale, innescato con la preparazione di quello del 2014, quindi almeno due anni di lavoro, ancora il card. Erdo ricorda che “c’erano, ci sono e possono esserci diverse posizioni, diversi accenti pastorali, anche la formazione teologica di tutti noi può essere diversa nella stessa ed unica verità cattolica, si intende… Però – diversamente dall’impressione che alcune notizie dei mass media davano – c’è stata sempre una atmosfera di fraternità. Quindi piuttosto un confronto di idee, di proposte e non lotte o combattimenti.

Insomma, accogliere e non respingere, discutere e non litigare. Il messaggio più profondo del Sinodo alla fine è proprio questo. Ribadito dal Papa nell’omelia della messa conclusiva. Anche oggi i pastori della Chiesa talvolta rischiano di “cadere in una ‘fede da tabella’. Possiamo camminare – ha detto – con il popolo di Dio, ma abbiamo già la nostra tabella di marcia, dove tutto rientra: sappiamo dove andare e quanto tempo metterci; tutti devono rispettare i nostri ritmi e ogni inconveniente ci disturba.

Rischiamo di diventare come quei ‘molti’ del Vangelo che perdono la pazienza e rimproverano chi dà fastidio o non è all’altezza è da escludere”. “Gesù – ha ricordato Bergoglio – invece vuole includere, soprattutto chi è tenuto ai margini e grida a Lui”. “Costoro, come Bartimeo, hanno fede, perché sapersi bisognosi di salvezza è il miglior modo per incontrare Cristo”. L’appello di Francesco guarda alle situazioni di miseria e di conflitto, che sono per Dio occasioni di misericordia. E oggi, è il messaggio finale, “è tempo di misericordia”.

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