03 ottobre 2015

Il più grande dipendente da gioco d’azzardo è lo Stato


Nel 2014 le perdite degli italiani alle macchinette e ai gratta e vinci sono state pari a 17,2 miliardi di euro e la metà è finita in tasse.

Se se ne occupa pure l'Economist, vuol dire che la situazione è seria. Secondo il Global Betting and Gaming Consultancy, gli italiani nel 2014 hanno perso al gioco d'azzardo qualcosa come 17,2 miliardi di euro. È una cifra mostruosa, ancor di più se si pensa che è triplicata dal 2001, in poco meno di quindici anni.

Nel frattempo siamo diventati più poveri, e questo dovrebbe indurci a una riflessione: che la dipendenza da macchinette e gratta e vinci (si calcola che in Italia se ne stampi il 20% di tutti quelli stampati al mondo) cresce al decrescere della ricchezza e della fiducia nel futuro. E che l'azzardo è una sorta di succedaneo della speranza che lo studio, il lavoro, la fatica possano davvero essere il viatico del benessere.

Gli italiani nel 2014 hanno perso al gioco d'azzardo qualcosa come 17,2 miliardi di euro. Compriamo un quinto dei gratta e vinci stampati nel mondo.

Quando questa speranza svanisce ci si affida alla sorte. E pazienza se si sa benissimo che non si vincerà mai. Si continua a giocare per il piacere di sperare che le cose possano cambiare improvvisamente, per un colpo di fortuna. Nel frattempo, la fortuna è dello Stato, che incamera come extra gettito la metà di quel che gli italiani perdono al gioco.

I conti sono presto fatti. Buona parte del bonus degli 80 euro in busta paga ai lavoratori dipendenti - che nel 2014 è costato circa 11 miliardi - è stato finanziato con i circa 8 miliardi e mezzo che lo Stato ha raccolto dalle perdite sul gioco di disoccupati, sfiduciati, comunque scarsamente abbienti: la storia dell'uomo di Battipaglia che rapina una gioielleria perché ha perso tutti i suoi soldi ai gratta e vinci è più che esemplificativa.

Certo, ognuno è libero di scegliersi il proprio vizio, la propria dipendenza, il proprio modo di regalare soldi a chi vuole. Ma forse, lo Stato due conti dovrebbe farli, invece di incassare e tacere. Perché la ruota gira e quei 9 miliardi all'anno che entrano in cassa potrebbero diventare, domani, un gigantesco fardello di indigenza e rabbia sociale. E quando accadrà, ci sarà ben poco da scommettere.
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