27 ottobre 2015

IL DIRITTO ALLA CASA "diritto universale all’abitazione e discriminazioni fondate sulla residenza"


IL DIRITTO ALLA CASA

"diritto universale all’abitazione e discriminazioni fondate sulla residenza"

art. 47 c. 2 che, nel prevedere che la Repubblica favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, rappresenta l'unica tutela esplicita dell'esigenza dell'abitare.

Tuttavia la norma in esame sembra invero tutelare il diritto sull'abitazione, piuttosto che il diritto all'abitazione ma, se il diritto alla casa è normalmente soddisfatto nel momento in cui una persona acquista la proprietà di un alloggio, avente determinati requisiti di abitabilità, esistono anche altri modi per soddisfare il bisogno abitativo.

Data l'intrinseca inadeguatezza della norma in esame a garantire la piena tutela del diritto alla casa, parte della dottrina ha ricondotto tale diritto nell'alveo dell'art. 3 c. 2 Cost., osservando come la mancanza di un alloggio adeguato costituisca un evidente ostacolo al pieno sviluppo della persona, traducendosi “in un limite di fatto alla libertà, all’eguaglianza e alla dignità sociale dei cittadini”, rilevando come spetti alla Repubblica “porre in essere ogni forma di intervento diretto a eliminare la discriminazione fra chi, potendo usufruire di un’abitazione «propria» è in grado di sviluppare la sua personalità e chi, invece, non versando in tale condizione, si trova di fatto impedito e fortemente limitato nell’esercizio di alcuni diritti fondamentali”.
L'Italia renderà noti i dati relativi al numero di immobili vuoti rilevati nel censimento del Paese che è stato pubblicato questa estate. Un sondaggio dell'istituto italiano di statistica stimava 2,7 milioni di case sfitte nel 2014, e una relazione del 2015 del sindacato Cgil, 2 milioni.

Enzo Vincenzo Scaiarra
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