15 ottobre 2015

I rifugiati siriani in Germania? Mandati dagli Usa. I tweet che lo provano

I rifugiati siriani in germania mandati dagli usa i tweet che lo provano



Vladimir Shalak, dell’Accademia Russa delle Scienze, ha sviluppato un sistema chiamato Internet Content-Analysis System for Twitter (sistema di analisi di contenuti pubblicati su Twitter: Scai4Twi) attraverso il quale ha analizzato oltre 19mila tweets correlati ai rifugiati. Esclusi ovviamente i retweets. La maggior parte dei quali, indicavano la Germania (soprattutto, con il 50%) e l’Austria (con il 21%) come mete ideali per la loro attitudine sui richiedenti asilo politico.

Analizzando solo i tweet che contenevano l’hashtag #RefugeesWelcome(5.704) e il nome di un paese di destinazione, il gap tra la Germania e gli altri stati si faceva ancora più marcato: quasi il 77% di loro invitavano a venire in Germania.

Così, Shalak si è chiesto da dove venissero questi 5704 tweets: chi invitava i siriani a venire a Berlino? Uno si aspetterebbe che fosse la Germania stessa ad invitare i rifugiati sul proprio territorio: chi altri potrebbe avere interesse altrimenti? Invece i risultati sono stati sorprendenti (ma non per tutti).


Dunque la maggior parte dei tweets che invitavano i siriani a rifugiarsi in Germania provenivano dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Solo il 6,4% arrivavano davvero dalla Germania, mentre il restante proveniva ancora da paesi di lingua anglofona (Canada e Australia), oppure nei quali risiedono molte società di outsourcing di servizi informatici, come l’India.

Ma non è finita, ad un’analisi più approfondita è venuto fuori che c’era un vero e proprio esercito di bots (robot che eseguono azioni programmate in rete, in maniera automatica).

Per esempio, il 27 agosto ben 40 bots (@changing_news, @changing_news1 e così via fino a @changing_news39) hanno tweettato simultaneamente, dagli Stati Uniti d’America, il tweet seguente: «A new welcome: Activists launch home placement service for refugees in Germany and Austria #News #Change #Help» (“Un nuovo benvenuto: attivisti lanciano un servizio di aiuto per metter su casa in Germania e in Austria, dedicato ai rifugiati“).

Lo stesso identico tweet, ma scritto in maiuscoletto, è stato inviato nuovamente dallo stesso gruppo di bots, il primo di settembre, mentre un gruppo di 80 bots, il 29 agosto, ha twettato simultaneamente: “A migliaia al Rally di Dresden danno il benvenuto ai rifugiati in Germania: migliaia di persone si sono riversate sulle strade della città tedesca di Dresden sabato…“.

Un altro gruppo di bots australiani (creati tutti il 14 febbraio del 2014 tra le 6:02 e le 6:24 del mattino) ha lanciato un tweet il 31 agosto che diceva: “I tifosi in Germania uniti dal messaggio ‘Refugees Welcome’ #prebreak #best“. E ancora il primo di settembre un gruppo di bots di prorietà diMedia for Social and Cultural Impact, con sede a Dallas in Texas, ha twittato: “I tifosi tedeschi danno il benvenuto ai rifugiati nel mezzo della crisi: mentre l’Europa affronta la sfida di un’ondata migratoria…“.

Non c’è bisogno di dire che ogni singolo tweet è stato moltiplicato dozzine di volte e diffuso ampiamente su Twitter.

Per quelli che una spiegazione non se la sono ancora data, suggerisco di riguardarsi le dichiarazioni di George Friedman (leggi il post: “la Germania manipola l’euro per creare un mercato per il suo export. Così l’esperto di intelligence usa“), quando dice:

“La politica che raccomando è finanziare entrambe le parti in modo che si battano l’una con l’altra. E’ cinico, non è molto morale, ma funziona.[…] La destabilizzazione è il vero scopo delle nostre azioni estere. Non instaurare una democrazia. Una volta destabilizzato un paese, dobbiamo dire ‘missione compiuta’ e tornarcene a casa“.

Qui lo spezzone di video dove ve lo raccontavo, già il 14 maggio scorso:
George Friedman - Dobbiamo destabilizzare gli stati
Ma potreste anche ascoltarvi la bella intervista a Fulvio Grimaldi: “L’immigrazione? E’ una strategia Usa per controllare l’Europa“.
Fulvio Grimaldi Immigrazione strategia USA per dominare l'Europa

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