01 ottobre 2015

Giuliano Amato voleva fottere la democrazia. Ecco le parole che lo inchiodano.

Giuliano Amato voleva fottere la democrazia. Ecco le parole che lo inchiodano.

Giuliano Amato è stato una figura centrale in tutto il processo, durato anni, di scrittura di una nuova costituzione europea. E’ stato il vice-presidente dei socialisti nella Convenzione, l’organismo che scrisse la prima bozza di costituzione nel 2002/2003 sotto la leadership dell’ex presidente francese Giscard d’Estaing. Quella proposta di costituzione venne rigettata dal popolo in due referendum distinti tenutisi nel 2005: una volta dai francesi e una volta dagli olandesi.



Dopo due anni di riflessione, allora, Amato guidò un gruppo di 16 politici determinati che prepararono una versione semplificata di quella stessa costituzione. Il gruppo era noto ufficiosamente come “Amato Group”: tolse da quella bozza gli elementi che la identificavano chiaramente come una costituzione, incluso l’articolo sul simbolo di un’Europa Unita, ma lasciò inalterata la sostanza.

Fu Giuliano Amato, dunque, a fregare i cittadini europei trasformando una Costituzione in un trattato che non potesse più essere rigettato dai cittadini. Quel trattato fu chiamato il “Trattato di Lisbona“. Quello stesso trattato che, tra le altre cose, trasferì la giurisdizione degli aspetti commerciali dell’Unione Europea a livello centrale, esautorando gli stati, rendendo così possibile, oggi, la costruzione del TTIP (se non sapete cos’è, cliccate qui: “Il segreto più importante per l’Europa” e “Oltre al colpo di stato: come ci stiamo consegnando alle multinazionali“).

Come dite? Giuliano Amato non era consapevole? In fondo è così che ha detto anche lui, vero (guarda il video dove Giuliano Amato confessa che nonostante fossero stati avvisati del disastro che stavano creando, andarono avanti ugualmente con l’euro)? Dunque, vediamo. Il Trattato di Lisbonavenne firmato il 13 dicembre 2007. Già nel febbraio del 2007, per la precisione il 20, Amato si trovava a fare una lezione alla London School of Economics, quella stessa dove Frattini avrebbe parlato dei progetti sull’immigrazione selettiva che stava conducendo con la sua Commissione Europea fin dal 2005.

E cosa disse, giù il 20 febbraio 2007? Ecco uno stralcio del libro The Great European Rip-off: How the Corrupt, Wasteful EU is Taking Control of Our Lives, di David Craig.


Disse: “La cosa buona di non chiamare il Trattato di Lisbona Costituzione è che nessuno può chiedere un referendum!“.

Serve altro? Va bene. Sempre Giuliano Amato. Sempre prima della firma del Trattato: “I leaders europei hanno deciso che quel documento doveva essere illeggibile. Se non è leggibile, non è costituzionale. Questa era più o meno l’impressione“.

E ancora: “Ma c’è del vero, perché se questo è il tipo di documento che la Conferenza intergovernativa produrrà, qualunque primo ministro potrà presentarsi davanti alle camere e dire ‘Guarda, vedi, è assolutamente illeggibile. E’ il tipico trattato di Bruxelles, niente di nuovo. Non c’è bisogno di un referendum’.“.

Questi sono i discorsi che faceva Giuliano Amato nel 2007. Poi oggi dice che non avevano capito.

A voi giudicare.

Fonte: ByoBlu
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