29 ottobre 2015

Favole gender, bimba ritirata da scuola

Favole gender, bimba ritirata da scuola

MASSA CARRARA. Il racconto di una favola in cui un principe diventa principessa ha indotto i genitori di una bambina della provincia di Massa Carrara a ritirare la figlia dalla scuola elementare e iscriverla ad una scuola privata.

Secondo i genitori, sarebbe stato ‘scorretto’ scegliere una favola sulla differenza di genere senza aver prima concordato la scelta con le famiglie. Il racconto della favola è stato inserito nel programma di un laboratorio di lettura incentrato proprio sulla differenza di genere. La scuola – secondo l’Ansa – si difende sostenendo che i genitori erano al corrente del progetto regionale, che si chiama ‘Liber* tutt*’, tra l’altro alla seconda edizione: rivolto agli alunni dai 5 anni in su, finanziato con 78 mila euro ed nato, si spiega, per insegnare ai bambini a rispettare le diversità.

Presentando il progetto, la Fondazione toscana spettacolo onlus scrive che si tratta di «un progetto rivolto a tutti gli abitanti interessati, a partire dagli allievi delle scuole di ogni ordine e grado, sul valore delle differenze».

L’episodio risale a primi di ottobre, poco dopo insomma l’inizio della scuola. I genitori hanno raccontato al sito della Provita di avere avuto modo di accorgersi del percorso realizzato a scuola della figlia esclusivamente leggendo quanto la bambina aveva scritto sul quaderno d’italiano e sul diario. In particolare di tratta di due favole: “Una bambola per Alberto” e “La principessa e il drago”.

Secondo i genitori nessuna informazione preventiva del progetto era stata fornita dalla scuola e men che meno una richiesta formale di consenso all’adesione a tale progetto.

Il progetto “Liber* Tutt*” della Provincia, approvato e finanziato dalla Regione è proposto da due anni alle scuole. Hanno aderito 35 scuole del territorio per 110 alunni coinvolti.

Sul caso interviene anche il consigliere comunale Stefano Benedetti che chiede al sindaco Volpi di far chiarezza sull’introduzione di questi progetti gender nelle scuole e sulla informazione alle famiglie.

Dice Benedetti: «Nel merito, invito le famiglie tradizionali ad attivarsi e a scrivere una lettera ai Dirigenti scolastici e per conoscenza al Sindaco e al Vescovo, citando la Convenzione Europea,la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ Uomo e la Costituzione ( art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ Uomo : ” I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli” ad esempio). Considerato che secondo la teoria gender, il genere maschile e femminile sono imposizioni culturali della società che non riguardano la natura umana, ogni individuo nascerebbe neutro rispetto all’identità di genere, che sceglierà da solo… e che con tale presupposto viene eliminata la complementarietà maschile e femminile, modificando le leggi sulla famiglia ed intervenendo sull’educazione dei bambini a scuola, diventa obbligatorio per le famiglie cattoliche e tradizionali attivarsi a tutti i livelli per continuare a garantire il principio che la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna rappresenta l’istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita e che è il nucleo naturale e fondamentale della società e come tale, ha diritto di essere protetta dalla società e dallo Stato».

Fonte: Il Tirreno
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