16 ottobre 2015

Don Gino Flaim e il gravissimo problema dell’analfabetismo funzionale

Don Gino Flaim e il gravissimo problema dell’analfabetismo funzionale

ottobre 15
14:092015
Print This ArticleShare it With Friends




Io sto con Don Gino Flaim. Vediamo perchè.


[Trascrizione integrale e precisa]
I: [TAGLIO] Secondo lei il problema dell’omosessualità nella Chiesa è un problema reale? C’è?
Don Gino Flaim:…mah… non lo so… io… la pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so.
I: In che senso posso capirlo? (incomprensibile) che esiste?
Don Gino Flaim: Per… ehm… perché io sa ho fatto tanta scuola, no? I bambini li conosco. E purtroppo ci sono bambini che… asp.. ah… cercano affetto. Èh, perché non ce l’hanno in casa e magari se trovano qualche prete… mg… può anche cedere, insomma. Perché lo capisco questo.
I: Cioè-che-quindi-praticamente sono un po’ i bambini che…
Don Gino Flaim:… mg…. buona parte sì.
[TAGLIO]
I: quindi le accuse sono ingiustificate verso la pedofilia…
[TAGLIO]
Don Gino Flaim: …accusa, un peccato! E come-e-come e come tutti i peccati vanno accettati anche.
I: E per quanto riguarda l’omosessualità invece mi diceva?
Don Gino Flaim: Non ho conoscenze dirette. Non saprei dire, no. [TAGLIO] Che ci siano non mi faccio meraviglia, no. Perché la Chiesa è una comunità di peccatori.
I: (flebile) Ah, sì.
Don Gino Flaim: Per niente Gesù Cristo è morto per i peccati. [TAGLIO] Anche qui non so perché, perché le malattie son… eh… vengono. Vengono le malattie.
I: Cioè l’omo-l’omosessualità è una malattia?
Don Gino Flaim: Ah, credo proprio di… (pausa) penso di sì. [TAGLIO] No, chi vive in questa situazione…qé-mmm-om… pedofilia o omosessualità o che, penso che… eh… dentro dentro…sh…eg… provi una stina certa sofferenza perché sì, penso! Perché si vede un po’ diverso dagli altri. Cerca…cerca in tutti i modi di di di di venirne fuori perché è umano questo. [TAGLIO]


Se la maggioranza delle persone fosse intelligente, cioè capace di comprendere la realtà questo articolo non sarebbe mai stato scritto. Purtroppo è un’evidenza che le persone, in gran parte, non sono capaci di comprendere un testo, nemmeno semplice, né di capire un dialogo. Generalmente questo tipo di persone ragionano per parole chiave. Appena in un testo leggono una parola chiave credono di aver capito il significato del testo indipendentemente da quello che realmente c’è scritto. Un po’ come se, vedendo una pozza d’acqua con il cartello “Non potabile”, non riuscissero a capire il messaggio nell’insieme e bevessero avendo letto la parola “potabile”. Ora, questo sarebbe in parte comprensibile in persone a digiuno di testi e studi, ma quasi sempre questo problema colpisce chi invece si reputa istruito, perché è un problema da una parte legato alla superbia e dall’altra legato dall’egoismo che ci spinge a non voler davvero capire cosa ci viene detto, a non voler mettere in dubbio le nostre categorie preconcette. Se in più aggiungiamo che a volte è la malafede a far volutamente cambiare il senso del discorso ci pare evidente perché in Italia il 99% dei giornalisti che se ne sono occupati hanno completamente travisato Don Gino Flaim, vuoi per superbia, per egoismo, per malafede o per tutte queste cose. Fa schifo una società che attacca senza capire, da una parte solo per infangare la Chiesa e sostenere certe idee e dall’altra solo perché troppo poco intelligente e umile per capire davvero uno scritto. E non ingannatevi, in questo contesto, la mancanza di intelligenza è una colpa perché non deriva da una condizione di nascita ma da superbia ed egoismo, mali che chiunque può debellare e che non la nascita, ma la durezza ha portato nelle nostre vite.

A questo va aggiunta la pusillanimità di molti che sono corsi ai ripari attaccando il Don per far vedere che loro sì sono dei bravi cattolici, di quelli che piacciono al mondo. Il mondo, interessante ricordare fra sé e sé cosa dice, del mondo, il Vangelo.

Anche solo il titolo del servizio avrebbe dovuto smontare qualunque scandalo, mostrando la malafede perniciosa di coloro che hanno fatto questo video. “Il prete che giustifica i pedofili”, ma dove? Don Gino, a cui va tutta la mia solidarietà, non una sola volta dice di giustificare i pedofili. In una domanda relativa al “PROBLEMAdell’omosessualità nella Chiesa” (e quindi si sta parlando di problemi) risponde dicendo che non riesce a spiegarsi questo problema mentre riesce a spiegarsi il problema della pedofilia. Infatti in questo contesto il “capire” la pedofilia non può essere letto che come capire come può accadere nella chiesa il fenomeno problematico della pedofilia. Badate bene è Don Gino che in una discussione sui problemi associa all’omosessualità la pedofilia, è Don Gino che per primo in questa discussione dà per scontato il fatto che la pedofilia sia un problema. E già qui la giornalista, che appare in cattivissima fede (faccio notare agli analfabeti funzionali che ho usato il termine “appare” perché non posso certo conoscere il suo cuore, dunque posso solo dire che il suo comportamento sembra presupporre una cattiva fede), fa un primo sgambetto verbale: Don Gino dice “la pedofilia posso capirlA” e lei ribatte “in che senso posso capirlO?” Capirlo cosa? Il fatto? Ma capire il fatto della pedofilia suona piuttosto differente da capire la pedofilia; anche se non è necessariamente così, capire il fatto è più vicino a livello di senso a giustificare il fatto. Inoltre la giornalista aggroviglia una frase non comprensibile, che però è dominata dalla parola “esiste”, un bel presente. E se Don Gino capisce qualcosa, non che può succedere o che è successo, ma che esiste ora, in questo momento, allora significa che Don Gino non capisce semplicemente perché questa cosa può avvenire, ma la giustifica (è una cosa nel presente che “esiste” come esiste il sacerdozio od esiste il sole). Vi faccio un esempio per farvi capire. Se dico “capisco che in determinati momenti alcune persone possano ucciderne altre” oppure “capisco che in questo momento quelle persone stiano uccidendo quelle altre”, la sentite la differenza? Nel primo caso capisco le motivazioni, anche se forse non le condivido, mentre nel secondo il mio non intervento ad una cosa che sta accadendo significa che io avvallo quegli omicidi. Inoltre curioso che una giornalista che in altri momenti dell’intervista si è saputa esprimere in modo chiaro, una persona che si esprime di lavoro (sicuramente più di un vecchio prete) proprio in questa domanda non sia riuscita a formulare una frase chiara, ma anzi l’abbia sbrodolata ed accorciata il più possibile.

Don Gino tuttavia continua in perfetta buonafede con il suo discorso, ha detto che capisce le motivazioni che possono produrre il problema della pedofilia nella Chiesa. E imperterrito cerca di spiegare questa sua affermazione. Nel farlo non parte da paroloni o da scenari ipotetici inesistenti nella realtà, parte molto umilmente dalla propria esperienza. Nella sua esperienza ci sono bambini fragili, che hanno problemi in famiglia e questi bambini fragili si attaccano molto ad alcune figure, come ad esempio il prete. Don Gino ha delineato una condizione di fragilità che ha radici nella sua esperienza diretta ed ora spiega perché secondo lui da questa condizione può nascere il problema della pedofilia. Se questi bambini si aggrappano ad un prete sbandato (Don Gino non specifica l’aggettivo ma è chiaro che parla di un prete dalle connotazioni negative, perché dice “magari se trovanoqualche prete…” dunque un prete appartenente ad una categoria particolare, quella dei preti che possono cedere, se invece avesse parlato dei preti in generale non avrebbe messo “qualche” ma “un” e probabilmente avrebbe eliminato pure il “magari”) può capitare che il prete ceda. Cioè nell’esperienza di Don Gino è capitato che bambini sviluppassero particolari legami di dipendenza e affetto rispetto a figure particolari estranee alla loro famiglia, Don Gino capisce che se questo legame è nei confronti di uno sbandato allora può produrre dei gravi abusi. È così anormale capire che se un bambino sviluppa una condizione di dipendenza nei confronti di un adulto e questo adulto non è retto ciò possa provocare la pedofilia, persino nella Chiesa?


È così che la giornalista un’altra volta vomita le parole molto velocemente rendendole quasi incomprensibili (strano, no?) chiedendo se “sono un po’ i bambini che…”. Notare: un po’, non totalmente, se non ci fosse stato questo “un po’” la giornalista avrebbe incassato un no secco alla domanda “sono i bambini che…”, perché chiaramente l’intenzione di Don Gino non è dare la responsabilità ai bambini, ma delineare una situazione di dipendenza che si forma di frequente. Nella risposta di Don Gino visto quanto detto sopra riecheggia la propria esperienza, lui ha visto situazioni di difficoltà e quindi può dire che buona parte delle volte è il legame di dipendenza nei confronti dell’adulto sviluppato dal bambino a dare mano libera all’adulto negli atti di pedofilia. Perché si vede che Don Gino parla riferendosi umilmente alla propria esperienza? Perché dice “buona parte sì”, ora se il suo parlare fosse frutto di un ragionamento o di un’ideologia egli non direbbe “buona parte”, direbbe “sì” oppure spiegherebbe cosa causa la pedofilia nelle altre parti. Ma visto che il ragionamento deriva dalla sua esperienza egli non può assicurare che non ci siano altri modi, ma può assicurare che, secondo la sua esperienza, molte volte si creano queste situazioni di fragilità in cui il bambino è alla mercé di un adulto, che, se malvagio, può compiere il male.

Ora qui succede una cosa interessantissima: Don Gino ha detto 3 parole e c’è un taglio. Come un taglio? L’argomento è così interessante e il discorso del prete viene troncato? Perché qui e ora? Ma succederà altre volte.

La giornalista chiede “quindi le accuse sono ingiustificate verso la pedofilia…”. Subito usa un “quindi” cioè quello che dice dopo viene presentato come una conseguenza logica. Peccato che ciò che è stato detto subito prima è stato tagliato. Ma ora succede una cosa ancora più incredibile: la domanda è interessantissima, potrebbe scatenare un putiferio e… subito viene effettuato un taglio. Noi non sentiamo la risposta del prete, ma come?!? non doveva mostrarci quanto brutta è la Chiesa? A Don Gino viene ridata la parola a metà di una frase, non si sa cosa abbia detto fino ad allora (nulla di interessante per lo scandalo che voleva creare chi ha diretto il servizio evidentemente), ma ora sta dicendo una cosa da prete. La pedofilia è un peccato. Cioè una offesa a Dio. “E come tutti i peccati vanno accettati anche.” cosa intende Don Gino con questa frase non esplicata? Essendo un prete probabilmente indica più cose (difficile dare una risposta definitiva sia perché manca tutto il contesto che è stato tagliato da La7 sia perché bisognerebbe chiedere direttamente a Don Gino), ma una frase così può avere principalmente questi significati:
Va accettato il fatto che i peccati esistono;
Va accettato il fatto che i peccati esistono nella Chiesa terrena (poiché formata da peccatori, punto su cui Don Gino tornerà poi);
Va accettato il fatto che esistono peccatori che possono essere redenti e che, nel pentimento, possono trovare la Salvezza (sì, può salvarsi anche un pedofilo, e magari puoi andare all’inferno tu che lo giudichi dannato per forza);
Chi compie questi peccati deve piangere il proprio errore, ma deve anche trovare la forza di non cadere nella disperazione e di pentirsi ed emendarsi per essere salvato.

Don Gino poteva voler dire tutte queste cose o alcune o nessuna, ma questa frase con vistosi tagli non può certo essere un giustificativo per la sua condanna o per desumere che egli, in qualche modo, anche lontano, giustifica la pedofilia.

A questo punto il giornalista, apparentemente a caccia di un ulteriore scoop dopo il grande scoop inesistente che sa di avere fra le mani introduce il tema dell’omosessualità. Don Gino candidamente ripete quello che ha detto fin dall’inizio: egli non ha idea di come l’omosessualità sia nella Chiesa, proprio non riesce a capirla, non ha avuto esperienze che lo abbiano aiutato a capire questo punto. E zac! un altro taglio, altre parole perse e ancora Don Gino che, forse rispondendo ad altre parole dette dalla giornalista o che in ogni caso sta portando a termine un discorso che non conosciamo perché chi ha creato il video lo ha ritenuto di scarso interesse ai fini dell’obbiettivo del video, ribadisce che la Chiesa è formata da peccatori.

Qui c’è una cosa interessante, anche se difficile da interpretare: la giornalista annuisce, un debole “sì” si fa strada per i microfoni. Perché annuisce? Non ha davanti un mostro che ha appena “giustificato” la pedofilia? Non ha davanti uno che ha appena detto che gli atti omosessuali sono peccato? Eppure annuisce. Forse voleva incoraggiare Don Gino a continuare, forse il suo sì si riferisce a parole che non abbiamo sentito, magari ad un dialogo pregresso fra di loro. In ogni caso è molto strano, incoerente con la struttura del servizio, una trappola? Un cedimento? Un’esca? Chi può dirlo?

Don Gino con coerenza rilancia il nucleo del messaggio cristiano: siamo tutti peccatori e Gesù Cristo è morto per i nostri peccati. E taglio. Altra frase scollegata dal contesto, Don Gino sta ora parlando del fatto che le malattie capitano. Prima parlava del peccato? Come si collegano le due cose? Possibile che sia stato troncato tutto il discorso? Da Trentino, conoscendo l’uso del termine “malattia” che facciamo noi posso supporre che Don Gino stia cercando di spiegare il sorgere di peccati gravi come la pedofilia e gli atti omosessuali nella Chiesa, ma sono solo ipotesi, possibile che dei giornalisti taglino in questo modo un discorso rendendolo incomprensibile? Solo per ottenere un fine? Quello che possiamo fare è ascoltare questo frammento di frase senza contesto “Anche qui non so perché, perché le malattie son… eh… vengono. Vengono le malattie.” e dire che scollegandolo dal contesto (il taglio ci impedisce di risalire al suo significato vero) non possiamo che concordare con questa frase: nella vita ci accadono delle cose brutte, senza che sappiamo bene il perché, ci capitano e basta e bisogna accettarle. Un giorno mi posso svegliare con la polmonite o con la voglia di uccidere una persona. Come posso spiegare il perché queste due cose di punto in bianco siano capitate a me? Posso provarci, ma mi devo arrendere all’evidenza che non sono padrone del mio destino e che l’unica cosa che posso fare è scegliere il bene. A noi uomini capitano cose spiacevoli senza motivazioni apparenti, le malattie vengono.

L’intervistatrice non si fa sfuggire il passaggio di palla e domanda: “Cioè (anche in questo caso suggerisce una conseguenza usando “cioè”) l’omosessualità è una malattia?”. Ora Don Gino risponde di sì, ma bisogna ben capire cosa intende. Certamente una persona di una certa età in Trentino non usa “malattia” in senso medico, ma lo usa in accordo con il terzo significato che dà della parola il vocabolario Treccani “condizione che altera il benessere psichico di una persona apportandovi turbamento, angoscia, sofferenza: m. dello spirito; la gelosia e l’invidia sono due brutte malattie. Nell’uso fam., fare, farne, farsi una m. per qualcosa, risentirne dolorosamente, provarne un’acuta sofferenza: lui l’ha lasciata, e lei ci ha fatto una malattia; spesso in frasi iron.: puoi anche non venire: non crederai che ci faccia una malattia!; ti prego, non farne una malattia.” Questo è confermato dalla continuazione dell’intervista (dopo ovviamente l’immancabile taglio ché non succeda che Don Gino possa esprimere un pensiero dall’inizio alla fine) dove Don Gino sottolinea il fatto che omosessualità e pedofilia provocano una certa “sofferenza” nel soggetto. Quindi Don Gino esplica il suo pensiero, egli crede (ribadisce più volte “credo” “penso” “penso”) che la condizione di un omosessuale gli produca sofferenza e, solo in questo senso, è una malattia. Questa ultima affermazione è discutibile, è un’opinione del prete (come egli stesso ribadisce), ma non è certo un’affermazione scandalosa. Don Gino specifica anche perché questa condizione provoca sofferenza e la sua spiegazione è che sia perché la persona si vede diversa dagli altri. Una spiegazione forse troppo moderata per un collaboratore pastorale, soprattutto una spiegazione che non tira in ballo Dio o la fede in nessun modo, ma il fatto che nell’identificare l’origine della sofferenza egli sia troppo moderato non è certo uno dei motivi che ha prodotto questo finto-scandalo gonfiato. Don Gino conclude dicendo che l’uomo cerca in tutti i modi di far cessare questa sofferenza, perché è umano provare a farlo.

In conclusione, per quanto si può ricavare da questo video, Don Gino Flaim non è certo un sostenitore della pedofilia, né sostiene che l’omosessualità sia una malattia dal punto di vista medico. Da prete capisce che ci possano essere situazioni di peccato, anche gravissime, sa che non va chiusa la porta ai peccatori, sa che la sofferenza è fuggita dall’uomo e sa che per guarire i nostri peccati è venuto Gesù Cristo. Nulla di scandaloso. Molto di Cristiano. Che gli analfabeti funzionali si mettano l’anima in pace.

P.S.: non conosco personalmente Don Gino Flaim, tutto quanto scritto è basato sul video trasmesso da La7, video che è parso sufficiente a moltissime persone per denigrare immotivatamente un semplice prete.

Posta un commento

Facebook Seguimi