14 ottobre 2015

Cos’è il neoliberismo e quali danni provoca

Per dottrina Neoliberista intendiamo quel pensiero economico dominante nella nostra società che ha avuto origine con la scuola di Chicago guidata Milton Friedman, premioNobel per l’economia nel 1976 e poi adottato dagli Usa e dalla Gran Bretagna fin dagli anni Ottanta.

Un ruolo fondamentale nell’affermazione di questa pratica economica l’ha svolto il FMI (Fondo mondiale internazionale) e la Banca Mondiale e senza ombra di dubbio dalla politica economica dell’Unione Europea. Questa teoria postula la tesi che i mercati sanno autoregolarsi e per questo è necessario che lo Stato si faccia da parte per lasciare per lasciare campo libero agli speculatori nell’acquisizione del massimo profitto.

Tra i pilastri del neoliberismo, fondamentale è l’assioma “prezzo uguale valore”, cioè si sostiene che tutto deve diventare merce e solo il libero mercato è in grado di assicurare la produzione di beni e di servizi in condizioni vantaggiose; va da sé che anche i servizi essenziali dello Stato sociale, come la sanità e l’istruzione devono essere collocati sul mercato, dove la domanda e l’offerta saranno equilibrate da “quella mano invisibile” della speculazione che produrrà un ridimensionamento di questi servizi pubblici a favore di quelli privati che innalzando i costi potranno essere sopportati solo delle classi più agiate. Lo slogan dei partiti di centro-destra, e non solo, "meno tasse per tutti” è giustificato dalla convinzione che il sistema fiscale non è più considerato un baluardo per la giustizia socialee la redistribuzione delle risorse collettive, ma un fardello dello Stato assistenziale, per garantire la pace sociale. Il teorema di fondo del neoliberismo economico è dato dall’equazione: il privato sta all’efficienza, come il pubblico sta all’inefficienza, e pertanto occorre intraprendere provvedimenti per trasferire progressivamente ai privati tutti quei settori storicamente pubblici. In pratica è tutto ciò che si è realizzato in Italia con leprivatizzazioni, negli ultimi decenni, con l’esplicita volontà dei governi di centro-destra e con l’ignobile complicità di quelli del centro-sinistra.

Per chiarire ancora meglio il concetto prendiamo ad esempio il problema della scuola pubblica: il valore dell’istruzione è valutato in base allo stipendio degli insegnanti e dal costo di gestione delle strutture scolastiche; se tutto ciò può essere ridimensionato limitando la qualità del servizio e favorendo le strutture private, non accessibili a tutti, per il sistema neoliberista è sicuramente un vantaggio per il mercato, quindi va sostenuto e incoraggiato. È emblematica la risposta nel ministro Tremoti nel 2010, data ai giornalisti che in un’intervista gli chiedevano spiegazioni sui tagli alla cultura e all’istruzione operati dal governo di centro-destra: testualmente dichiarò: "Con la cultura non si mangia”.

Tale affermazione riassume correttamente la visone politico-economica del neoliberismo: il valore di ogni attività umana è dato unicamente dal suo prezzo, da quanta ricchezza produce, dalla domanda e dall’offerta; altri parametri, relativi al benessere psicofisico, alla crescita umana e culturale di ogni individuo, rappresentano dati che non hanno un valore sul mercato, quindi possono essere tranquillamente ridimensionati.

Da un punto di vista più generale, nella teoria neoliberista, il valore ambientale sociale e relazionale dei beni e dei servizi non viene in nessun modo preso in considerazione. Tra due prodotti con caratteristiche simili presenti sul mercato, l’unica discriminante è il prezzo: se il primo è prodotto inquinando, sfruttando i lavoratori in Paesi esteri, che non garantiscono né la legalità e né la sicurezza sui luoghi di lavoro, ma presenta un prezzo migliore rispetto al secondo prodotto realizzato con parametri di sicurezza per l’ambiente e nel rispetto e nelle norme che garantiscono i lavoratori, questo non interessa minimamente l’economista neoliberista, quindi sicuramente verrà sostenuto il primo prodotto che crea maggior profitto. 

A tal proposito è noto a tutti il trasferimento delle nostre aziende nei Paesi senza nessuna norma e rispetto per l’ambiente e per chi lavora; ma parimenti è evidente a tutti l’invasione dei prodotti dalla Cina di infima qualità, imposti sui nostri mercati a danno delle nostre aziende e dei nostri lavoratori.

Tutto quello che ho accennato è solo una descrizione parziale del fenomeno, ma potrebbe ugualmente stimolare la riflessione di quei milioni di nostri concittadini, che ancora ubriacati dagli slogan pubblicitari del centro-destra, che sostiene esplicitamente il neoliberismo, non comprendono, a proprio danno, che per tutti coloro che vivono con pensioni e stipendi che oscillano intorno ai mille euro, oltre alle schiere dei disoccupati e sottoccupati, sostenere queste politiche equivale ad essere masochisti.

Il neoliberismo come dottrina esplicitamente anticristiana che nega i principi della solidarietà e del benessere collettivo, può essere sostenuto egoisticamente solo dagli speculatori e tra quei ceti agiati dell’alta borghesia, che rappresentano una percentuale minima della nostra società, che badano solo al dio denaro sprezzanti di tutto e di tutti.

Viceversa è compito di una rinnovata politica neodemocratica “educare” gli sprovveduti , manifestando i reali contenuti dei programmi politici ed economici, che sono all’origine del finanzcapitalismo mondiale che sta sottomettendo anche quei Paesi che si erano avviati, nel secondo Novecento, ad una più coerente politica democratica.

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