29 ottobre 2015

Consiglio di Stato: lobby LGBT contro il giudice Deodato

Consiglio di Stato: lobby LGBT contro il giudice Deodato
Chiunque dica la verità sul matrimonio gay, ovvero che non è un matrimonio, viene inesorabilmente colpito dalla Gaystapo. E non importa se la vittima questa volta è un magistrato, colpevole solo di aver applicato la legge italiana.

Ieri abbiamo riferito della pronuncia con cui il Consiglio di Stato ha dichiarato illegali e illegittime le trascrizioni di matrimoni omosessuali contratti all’estero da parte di alcuni Comuni, tra cui Roma. In pratica, bene hanno fatto i prefetti ad annullare tali fantasiose e propagandistiche messe in scena.

Nel giro di poche ore, è scoppiata una violenta polemica.La Repubblica infatti riporta tutti gli attacchi rivolti controil giudice Carlo Deodato, relatore della sentenza, in particolare quelli degli gli avvocati di Avvocatura per i diritti Lgbti Rete Lenford.

Come ha fatto subito notare sul suo profilo Facebook anche Mario Adinolfi, le lobby Lgbt contestano la fede cattolica di Deodato. Che, a quanto pare, su twitter pubblica addirittura i post delle Sentinelle in Piedi. Un pericoloso integralista indegno di rivestire la carica che detiene.

“La sentenza è collegiale, invece vedo che attaccano solo me – si è difeso Deodato – ho solo applicato la legge in modo a-ideologico e rigoroso, lasciando fuori le convinzioni personali che non hanno avuto alcuna influenza”.

Immancabile la protesta di Franco Grillini, presidente di Gaynet ed esponente storico della comunità Lgbt italiana: “È un simpatizzante di Comunione e Liberazione e nel suo profilo Facebook pubblicizza link e si schiera con le iniziative delle Sentinelle in piedi”, per cui “è mancata la terzietà e va quindi rivista la sentenza affidando il procedimento ad un giudice terzo”. Quindi se un magistrato ha delle idee non conformi a quelle di Arcigay, è giusto mettere in dubbio una decisione del Consiglio di Stato?

A difendere Deodato è intervenuto il capogruppo della Lega alla Camera,Massimiliano Fedriga, che ha bollato come “vergognoso” l’attacco al giudice, reo solo di aver emanato una sentenza “conforme alla legge dello Stato”.

La presidente-portavoce di Rete Lenford, Maria Grazia Sangalli, ha annunciato che, contro la sentenza, gli avvocati del network presenteranno ricorso alla Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo.

Vedremo come si svilupperà la vicenda. Ma qui il clima inizia a farsi pesante. Si respira davvero una brutta aria. La libertà viene meno ogni giorno di più. Da oggi sappiamo che per la Gaystapo chiunque si occupi di giustizia e annessi non può essere cattolico e non può avere idee ben precise in tema di famiglia e vita. O appoggi il matrimonio gay o ti bandiamo dalla vita pubblica e defenestriamo da ogni carica istituzionale.

Non è più tempo di tentennare. Chi ha a cuore la verità e la propria libertà deve reagire. Noi lo stiamo facendo. Tutta la nostra solidarietà a Carlo Deodato.

Fonte: ProLife News
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