16 ottobre 2015

COME, QUANTO E QUANDO FAR VEDERE AI FIGLI LA TV


La televisione priva il bambino di ciò di cui ha maggiormente bisogno: stare in compagnia dei suoi genitori

– di Laura Costa

Immaginando di scattare una fotografia della società dei Paesi così detti sviluppati possiamo notare alcune caratteristiche peculiari: allo straordinario progresso tecnologico e scientifico a cui assistiamo e che ha portato notevoli benefici nella vita di tutti i giorni, non corrisponde un pari impegno sul piano dello sviluppo morale e del comportamento delle persone.
Rispetto al passato, i nostri figli godono di migliori condizioni di vita: l’abbigliamento e l’alimentazione sono più ricchi e curati, così come sono molto migliorate le condizioni igienico-sanitarie e le possibilità di frequentare le scuole migliori. Tuttavia, a causa delle condizioni attuali del lavoro, i genitori sono di solito assenti fino a sera e, mancando spesso fratelli e compagni con cui giocare, i bambini sono il più delle volte soli.
Sovente stanchi e preoccupati, i genitori ricoprono il bambino di regali evitandogli fatiche e frustrazioni e, spinti dalla moda, lo riempiono di giocattoli sofisticati e costosi, tanto che fin dalla più tenera età tablet, pc e televisione sono a sua disposizione, spesso senza valutarne prudentemente le conseguenze. Infine, spinti da una cultura in cui l’emotivismo spadroneggia, i genitori proteggono i figli con una indulgenza eccessiva, tanto che si parla di ”famiglia affettiva”, e tale protezione riguarda quasi esclusivamente l’ambito fisico piuttosto che quello morale e quello psicologico, fondamentali per crescere maturi e autonomi.

IL RUOLO DELLA TV
In questa situazione complessa accade spesso che la televisione diventi quasi la babysitter e funga da surrogato di quelle gratificazioni affettive di cui il bambino rimane privo. Cerco di riflettere sulle caratteristiche di questo mezzo di comunicazione non per demonizzarlo, ma per aiutare i genitori a giudicare le opportunità che la televisione offre e i rischi a cui può portare.
La televisione è sicuramente occasione di informazione, svago e intrattenimento, ma simboleggia la possibilità di scegliere il mondo in cui vivere e la disponibilità di molti canali fa sì che si possa fare zapping. Questi passaggi sono talmente repentini che nemmeno il teatro dell’assurdo ne è riuscito a realizzare di talmente scollegati. Questa esperienza rafforza l’idea che il mondo non sia innanzitutto ”dato”, bensì scelto. Vuoi sentire qualcosa di particolare? Allora scegli un programma che ti faccia sentire rilassato, eccitato, impaurito, esaltato, sentimentale.
La TV ha inoltre un rapporto complicato con la verità in quanto ha una sembianza di oggettività, ma è risaputo che è facilmente manipolabile. Inoltre non possiamo non considerare quanto la televisione abbia contribuito a diffondere una concezione ridotta e distorta della sessualità. Bisogna infine considerare un fattore di fondo: il tempo trascorso davanti alla TV riduce lo spazio dell’intimità famigliare. Si è persa l’abitudine di guardarsi negli occhi e di raccontare storie, che sono un momento di gioia e un’occasione per stabilire un contatto tra genitori e figli.
Va tenuto presente anche il falso mito della neutralità del mezzo televisivo, perché nessuna tecnologia è neutra. Questo è confermato dagli studi sulla neuroplasticità del cervello, che ci spiegano come il cervello si adatti continuamente, anche a livello fisico, alle circostanze in cui vive, e che tale adattamento non può andare in tutte le direzioni: o si sceglie di andare in profondità o si diventa multitasking, preferendo la superficialità degli stimoli.
In definitiva non è solo l’utente che usa la tecnologia, ma è anche la tecnologia che usa l’utente! Questo non significa sostenere che la tecnologia sia intrinsecamente negativa, ma bisogna sapere che essa determina un mutamento del rapporto con il mondo, una facilitazione di certi aspetti e una complicazione di altri. Quindi per avere criteri giusti si tratta di capire quali siano gli aspetti facilitati e quali quelli ostacolati dallo strumento TV.

USARE SENZA FARSI DOMINARE
Quando i bambini sono piccoli è utile limitare il tempo da passare davanti al piccolo schermo e anche selezionare programmi adatti per evitare l’assuefazione emotiva, che fra l’altro crea dipendenza. Il bisogno profondo del bambino è psicologico e non materiale: egli cerca in sostanza la disponibilità dell’adulto e il gioco in libertà in compagnia dei coetanei. Quindi è importante non perdere l’abitudine di raccontare storie e leggere libri insieme. In questo modo, oltre a sviluppare fantasia e capacità di riflessione, si farà sperimentare al figlio che papà e mamma, anche se indaffarati, hanno a cuore soprattutto lui.
Inoltre è essenziale tenere presente che il gioco è un bisogno primario del bambino, che deve avere tempo per giocare. Ma i giocattoli, che se standardizzati rischiano di portare il bambino al conformismo, devono prestarsi ad attività di smontaggio, reinvenzione e manipolazione per stimolare contemporaneamente le facoltà logiche e immaginative.

L’IMPORTANZA DEL GIOCO
Inoltre occorre sapere che il gioco è lo specchio della personalità nascente del figlio e mezzo per conoscerlo meglio in termini di attitudini, caratteristiche personali e bisogni. Osservando il proprio figlio che gioca il genitore può desumere come interpreta il mondo, quali interessi ha o quali paure lo affliggono. Il gioco ha infatti anche una funzione catartica e compensatoria, che aiuta a liberarsi delle sofferenze interiori di cui il bambino non sa parlare perché non ha ancora il pensiero riflessivo.
Il gioco è anche mezzo privilegiato di socializzazione e incontro. Il gioco è, quindi, una istanza educativa urgente per il nostro tempo e il contatto con il reale e con la natura non può essere sostituito dalla mediazione di una immagine su uno schermo.
Con l’eccessiva esposizione alla TV il bambino viene privato di ciò di cui ha maggiormente bisogno: stare in compagnia dei suoi genitori, conoscere il mondo e la natura, manipolando oggetti e sporcandosi le mani. Ecco alcune ragioni per dire che ci vuole più famiglia e meno TV.

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