21 settembre 2015

Usa ammettono: “L’addestramento delle milizie anti Assad in Siria è stato un disastro”

Usa ammettono: “L’addestramento delle milizie anti Assad in Siria è stato un disastro”
I 500 milioni di dollari spesi dal Pentagono per addestrare e armare una milizia siriana anti Assad e anti Stato Islamico hanno prodotto fino ad oggi quattro, forse cinque combattenti ancora impegnati sul terreno. Circa un centinaio di milioni di dollari per ciascun combattente. Questo è quanto è stato costretto ad ammettere il generale Lloyd J Austin, il comandante del Centcom, il comando militare Usa che sovrintende alle operazioni in Siria e Iraq, di fronte alla Commissione Forze Armate del Senato.

Nel corso dell’audizione il generale Austin, incalzato dal fuoco incrociato delle domande dei senatori, ha anche dovuto riconoscere che l’obiettivo di addestrare entro quest’anno 5.400 miliziani siriani non verrà mai raggiunto. L’audizione dell’alto comandante Usa fa seguito a quanto pubblicato dal New York Times riguardo all’inchiesta interna aperta dal Pentagono sui rapporti di intelligence che il Centcom inviava alla Casa Bianca e al Congresso. Rapporti che sarebbero stati rimaneggiati ad arte per fornire al presidente e ai parlamentari un quadro della lotta contro l’Is in Siria e in Iraq assai più positivo della realtà sul terreno.
Tra i più critici dell’andamento delle operazioni militari Usa, il repubblicano John McCain, presidente della commissione senatoriale, che ha chiesto al generale Austin come mai gli Stati Uniti non abbiano ancora istituito una no fly zone nei cieli della Siria per proteggere i civili dai bombardamenti dell’aviazione di Bashar Al Assad. Dal fronte democratico, tra le altre, ha fatto sentire la sua voce la senatrice del Missouri Claire McCaskill, irritata per le “buone notizie” propagandate dai vertici militari, che nascondo il fatto che “le realtà pratiche non vengono affrontate”.

L’idea di sostenere o addestrare milizie locali per combattere contro l’Is in Iraq e Siria è una conseguenza diretta dellariluttanza del presidente Barack Obama ad impegnare truppe americane sul terreno. In Iraq, questa strategia ha avuto qualche successo, potendo contare sulle forze di sicurezza irachene e sui peshmerga curdi. In Siria, l’obiettivo è ancora lontano, forse ormai irraggiungibile.

Come ha dovuto ammettere con imbarazzo il generale Austin, dopo il varo del programma di addestramento lo scorso maggio, il gruppo dei primi 54 ‘cadetti’ addestrati dagli Usa si è dispero dopo un attacco a luglio da parte dei Fronte Al Nusra, la formazione jihadista legata ad Al Qaeda. Di quel gruppo, ha riferito Austin, sono rimasti a combattere in Siria “quattro o cinque” miliziani. Quanto ai combattenti siriani attualmente in fase di addestramento, secondo il Pentagono non si andrebbe oltre i 100 o 120 miliziani.

Il fallimento è stato riconosciuto anche dalla Casa Bianca, con il portavoce Josh Earnest che ha ammesso che l’obiettivo “si è dimostrato perfino più difficile di quanto pensassimo”. Per questo, rivela il Washington Post, l’amministrazione Obama sta per accantonare definitivamente il progetto di addestrare ogni anno circa 5mila combattenti siriani, puntando su un numero assai più ridotto, forse intorno ai 500 combattenti.

Non si tratterebbe di truppe dai inviare in prima linea contro le milizie jihadiste dell’Is, ma di ufficiali di collegamento tra i comandi Usa che si trovano al di fuori della Siria e sovrintendono alla campagna di raid aerei e le milizie curdo-siriane e sunnite impegnate sul terreno, che finora si sono dimostrate assai più efficaci dei combattenti siriani addestrati dagli americani.

In questo quadro, resta ancora da definire la possibilità di una qualche forma di collaborazione tra Russia e Stati Uniti. Al di là delle proteste a livello politico per l’aumentata presenza militare russa in Siria al fianco di Assad, l’ammnistrazione Usa non esclude più un dialogo a livello “militare” tra Washington e Mosca, che potrebbe avere inizio a breve con una telefonata tra il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e il numero uno del Pentagono, Ashton Carter.

Come ha affermato il segretario di Stato John Kerry, un “significativo” aiuto da parte russa potrebbe ancora contribuire alla soluzione della guerra in Siria. Toni ben diversi da quelli con i quali la collaborazione militare con Mosca venne congelata lo scorso anno dopo l’intervento militare russo in Ucraina.

(fonte adnkronos)

Tratto da: Sponda Sud
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