17 settembre 2015

Una suora che riscatta i transessuali dalla prostituzione

Una suora che riscatta i transessuali dalla prostituzione

Suor Mónica Astorga, carmelitana scalza che vive a Neuquén (Argentina), accompagna da dieci anni un gruppo di transessuali che hanno deciso con il suo aiuto di abbandonare la prostituzione e la dipendenza da alcool e droghe per iniziare un cammino di recupero e reinserimento sociale.

Nel 2005 suor Mónica ha accolto un travestito di nome Romina nel monastero in cui risiede. La persona vi era arrivata dalla parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, dove si era recata per offrire la decima alla comunità. Dopo essersi accorti che quel denaro proveniva dalla prostituzione, le era stato consigliato di andare a trovare la carmelitana.

Mónica Astorga ha parlato per un’ora con il transessuale e l’ha convinto a portare altri compagni alla residenza. Qualche giorno dopo hanno pregato insieme e le hanno parlato delle loro esperienze di vita e dei loro dolori. In particolare, la religiosa ha raccontato del danno che si portavano dentro per aver subito abusi da bambini.

“Siamo andati a pregare e poi ho chiesto loro che sogni avevano, perché una persona senza sogni non ha vita. Mi hanno detto che avrebbero voluto essere parrucchiere, o cuoche e avere un proprio locale. Katty, un altro dei travestiti, mi ha detto che voleva avere un letto pulito per morire. Perché? L’aspettativa di vita media di un transessuale è di 40 anni”, ha raccontato la religiosa in un’intervista registrata con il produttore audiovisivo Martín Ezratty.

La suora si è allora vista toccata nell’anima e ha deciso di mettersi all’opera. Ha contattato le autorità della Caritas di Neuquén e il vescovo diocesano, monsignor Virginio Bressanelli SCJ, e sono stati avviati un progetto di parrucchiera e una cooperativa di cucito, mentre si ristrutturava una casa che attualmente funge da residenza e hospice.

“La casa è stata pensata perché vi possano morire, ma questo le colpiva. Allora abbiamo deciso di trasformarla in una casa di riunione, e ho chiesto al vescovo se potevo usare il salone come laboratorio di cucito”, ha raccontato la suora. Katty, il transessuale che voleva un letto per morire, ora dirige la casa e il corso di cucito e ospita i travestiti di strada.

“Abbiamo una riunione mensile. Vederli pregare e chiedere al Signore pace, gioia e altro si può capire solo vedendolo. Ti rendi conto che tratti con esseri umani, non con animali, come spesso vengono considerati. Per me è molto edificante vederli pregare, e credo che il loro livello di preghiera non si possa paragonare al mio”, ha detto suor Mónica.

“Quegli spazi di preghiera continuano con delle riunioni, in cui all’inizio non si riusciva neanche a parlare perché erano abituati a lottare; gareggiavano per i posti, o se venivano altri più giovani. Ora riescono a parlare, e anziché unirsi per drogarsi e parlare dei clienti hanno un altro tipo di dialogo. È vita”.

Un lavoro basato sulla fede e con l’autorizzazione papale

“Lo faccio per fede. Cerco di far entrare Dio nella loro vita, di farli sentire amati da Dio. Li aiuto a sentirsi amati da Gesù, a vederlo come un amico, che li ama come sono”, ha riassunto la religiosa.

Nella sua opera di accompagnamento a queste persone ha incontrato molti ostacoli, che ha raccontato nell’intervista: “Mi hanno chiesto perché c’erano transessuali in chiesa, ma la Chiesa è per tutti. Gesù con chi stava? Con i peccatori! Quello che mi importa è che vivano degnamente, che non debbano passare la notte al freddo, con temperature sotto zero. Quello che offro è uno spazio per pregare, per trovare un’alternativa lavorativa, e il resto è giudizio di Dio, che è assai misericordioso”.

Suor Mónica ha molti aneddoti da raccontare su quanto ha vissuto in questi anni. Ad esempio, quelli su Romina, il primo travestito ad essere andato da lei. “Mi diceva che sentiva una lotta contro il diavolo, perché lavorava nel laboratorio di parrucchiera ma sentiva la voglia di uscire in strada alla ricerca di un contatto affettivo, dell’abbraccio falso. Mi diceva che quando provava quella necessità chiedeva aiuto alla Madonna e si metteva a pregare. Un altro mi raccontava che beveva un po’ di acqua santa. Sono testimonianze molto forti, e Gesù ha sicuramente vissuto tutto questo quando incontrava le prostitute o altri peccatori”.

La carmelitana scalza ha riferito che papa Francesco è al corrente dell’apostolato che svolge e che la incoraggia a continuare. “In una lettera mi ha chiesto di non abbandonare quest’opera che mi ha dato il Signore, e si è offerto di accompagnarmi in quello di cui ho bisogno”, ha dichiarato.

Quando è stato eletto Papa, suor Mónica ha inviato un saluto al vescovo di Roma da parte sua e “delle ragazze” che accompagna. “Ha risposto dicendo che non le giudicava, che voleva loro bene e che dovevano sapere che Gesù e Maria le amano molto”.

La religiosa ha rivolto un appello a tutta la società perché prenda coscienza del danno subito da queste persone. “Chiedo alla gente che nelle nostre famiglie si possano presentare persone che dicono di essere omosessuali. Chiedo di accoglierle con tutto l’amore che meritano e di non respingerle, perché in qualche caso le spingiamo alla prostituzione. Tutto questo si può evitare con l’aiuto delle famiglie”.


[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
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