24 settembre 2015

Siria, lotta e vittoria nella città cristiana riconquistata da Assad

Siria, lotta e vittoria nella città cristiana riconquistata da Assad


Damasco, 23 set – La strada che collega Damasco aMaloula è disseminata di posti di blocco dell’esercito siriano. Nel paesaggio desertico emerge il rosso bianco nero delle bandiere della Siria sovrana, vessilli nazionali dipinti ovunque, sulle saracineshe dei negozi, sui muri delle case bombardate, finanche sugli spartitraficco.

Ci ricordano che qua il territorio è stato liberato daiterroristi che lo avevano occupato all’inizio del conflitto. Impieghiamo circa due ore di autobus per raggiungerel’antica città cristiana riconquistata il 14 aprile 2014 dall’esercito


siriano.

“Il primo gesto terribile compiuto dai terroristi appena arrivati a Maloula è stato abbattere la Statua della Signora della Pace, la prima cosa che ha fatto l’esercito siriano una volta liberata la mia città è stata rimettere la nostra Signora al suo posto”.

Maria ha vent’anni, studia Medicina all’università di Damasco ma è originaria proprio di questa splendida cittadina cristiana. E proprio per questo porta il nome della Signora la cui statua è di nuovo al suo posto, in cima alla montagna che domina il monastero ortodosso.


“Sono cattolica ma da piccola venivo qua a pregare con i miei genitori – ci dice Maria – i terroristi hanno ucciso molti dei miei amici e dei miei parenti. Possono continuare a compiere attentati vigliacchi ma non riusciranno mai a vincere la guerra“.

I siriani che abbiamo incontrato sono tutti convinti di questo, malgrado le difficoltà di arginare il fiume di 

terrore che ha scosso gran parte della loro Nazione, ancora in buona parte nelle mani dell’Isis, di Al Nusra e di tagliagole vari.

Non percepiamo neppure nei loro occhi l’ombra della paura. È il concetto di lotta e vittoria che riescono ad incarnare in modo esemplare. Loro sanno che non c’è alternativa al combattimento, perché la Siria sono loro e non possono non affrontare un nemico che intende cancellare dalla loro terra una cultura millenaria.


Ed è esattamente questo che i terroristi, quelli che dalle nostre parti i media spesso chiamano“ribelli moderati”, hanno provato a fare a Maloula, uno degli ultimi luoghi al mondo dove ancora si parla l’aramaico, la lingua di Gesù Cristo. Cancellare le tracce di una storia millenaria da una nazione in cui da sempre musulmani e cristiani vivono in armonia.

I tagliagole, che hanno scioccato il mondo per l’efferatezza delle loro ignobili gesta condita in salsa hollywoodiana, qua oltre ad aver ammazzato decine di abitanti, in gran parte cristiani ma non solo, hanno pensato bene di

 

dar fuoco alla sala del monastero contenente antichi libri sacri, in particolare preziose Bibbie andate perdute per sempre. Dopodiché hanno preso a martellate mosaici di straordinaria bellezza, sfregiando in particolare i volti di Gesù e Maria.

“Anche da questo si capisce che non sono musulmani – ci dice la


custode della vicina tomba di Santa Tecla – perché se lo fossero realmente sarebbero i primi a salvaguardare le immagini sacre di chi secondo il Corano è un profeta, Gesù, e di chi ne è la madre, Maria appunto”.

Un anno di incessanti lavori in piena guerra, che ha implicato una inevitabile crisi economica, è servito al governo siriano per ricostruire buona parte delle case di Maloula. Il monastero però è ancora segnato profondamente dagli sfregi causati dai terroristi. Le mura annerite dal fuoco rendono però ancora più suggestivo lo storico edificio, i raggi che spuntano dalle finestre ancora rotte come una luce nel buio del fondamentalismo, dell’ignoranza e della meschinità, evocano da soli la palingesi di un luogo che come ogni Fenice è destinato a svettare sopra le teste dei serpenti.

All’uscita del monastero i bambini ci offrono dolci al pistacchio. Sul fronte dell’essere la tenerezza di un gesto ha già vinto il terrore dei vili.

Dai nostri inviati a Damasco, Eugenio Palazzini e Guido Bruno

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