24 settembre 2015

PICCOLO GLOSSARIO DI ECONOMICHESE


- di Andrea Cavalleri -

Noto che tantissime persone restano sempre più perplesse nell’accostarsi alla pagina economica dei grandi giornali, come il “Corriere”, “La Stampa” “Repubblica” o lo specializzato “Sole 24 ore”, in quanto continuano a ritrovarvi una girandola di temi ed espressioni, degli autentici ritornelli, che sentono in qualche modo scollati e lontani dalla realtà che vivono e di cui fanno esperienza.

Per cui arrivano talvolta a chiedersi: “Possibile che i redattori di questi autorevolissimi giornali non siano così bravi e competenti come ci si aspetterebbe e non riescano a spiegarci il reale andamento dell’economia?” O anche: “Possibile che siano dei cialtroni che spargono chiacchiere inconcludenti, tanto per tirare a casa lo stipendio a fine mese?” E magari qualcuno dei più sprovveduti e deboli di carattere si lascia contagiare dal dubbio: “Possibile che, come insinuano malevolmente quegli spregevoli complottisti, questi grandi giornali ci nascondano deliberatamente la verità, per trascrivere una narrativa che fa comodo al potere e serve per anestetizzare le masse?”

Cari amici, vorrei dissipare questi dubbi e tranquillizzarvi nel modo più assoluto: abbiamo la fortuna di avere un’ottima stampa, credibilmente autorevole, che vi parla e vi ha sempre parlato delle cose importanti, e vi dice e vi ha sempre detto la verità. Il problema è che voi non riuscite a capirlo perché i giornalisti, da professionisti autentici e specializzati quali sono, usano dei termini tecnici di cui voi ignorate il significato.

Colgo dunque l’occasione per venirvi in soccorso e tradurre in un linguaggio semplice e accessibile a tutti, anche a coloro che non hanno studiato, alcune delle espressioni ricorrenti più frequentemente utilizzate negli articoli di economia dei grandi quotidiani.

1) Avere i conti in ordine : trad. pagare il pizzo agli usurai internazionali.

Il sistema di regole vigenti, per cui uno Stato è costretto a indebitarsi per pagare le proprie spese e poi restituire con gli interessi ciò che è stato costretto a chiedere, non ha altro fine che quello di arricchire i soggetti sopra menzionati. Quindi i conti sono in ordine quando le regole sono state applicate e i fini raggiunti. Questa interpretazione viene rafforzata dalla considerazione che, secondo la visione economica dominante, uno Stato non deve avere attività o iniziative proprie (deve lasciar fare ai mercati), per cui potrà avere solo spese e non investimenti. Quindi, voi contribuenti, dovrete pagare gli interessi sulle spese e sarete particolarmente felici di farlo, sapendo che la maggior parte di quei soldi che il vostro Stato ha mendicato sono stati forniti dalle banche.

Il che significa che non sono stati guadagnati coll’onesto e sudato lavoro né risparmiati con sacrifici, ma creati dal nulla con un semplice atto contabile.

2) Rating: trad. indice di gradimento sui conti in ordine.

Il che significa, in base alla precedente definizione, indice di gradimento espresso dagli usurai internazionali su enti, governi e istituzioni che meglio li hanno serviti e più sollecitamente e lautamente hanno pagato loro prebende e tangenti.

Del resto è logico che sia così, dato che detti usurai internazionali detengono la maggioranza delle azioni di proprietà delle agenzie che si dedicano a stilare tali rapporti e classifiche.

3) Efficienza: trad. rapidità (con cui si sfilano i soldi dalle tasche dei cittadini, per infilarli in quelle degli usurai internazionali).

Quindi non dovete sorprendervi se aumentando l’efficienza del sistema le cose per voi peggiorano. Ogni sistema ha un utilizzatore e qualcuno o qualcosa a cui si applica. Voi siete gli utilizzati.

4) Mercati: trad. usurai internazionali.

Il famoso studio del 2007, condotto dai ricercatori dell’Istituto Federale di Tecnologia di Zurigo, mostrava come 147 “aziende” per lo più finanziarie (banche, fondi, assicurazioni) erano proprietarie delle 43.000 multinazionali più importanti del globo, per un totale del 40% dell’economia mondiale.

Quello che accade nel cosiddetto “mercato” è dunque opera di poche centinaia di persone che hanno il potere di decidere. Tali persone, vista l’area di attività sono sempre lorsignori. Ne conseguono banalmente altre spiegazioni lessicali, per cui il termine operare per il bene dei mercatisignifica operare per il bene degli usurai internazionali, e il terminemano invisibile del mercato andrebbe tradotto con mano nascosta (chi può intendere intenda).

5) Privatizzazioni: trad truffe.

Spesso si sente pronunziare (soprattutto nei Tiggì) il termine “privatizzare” con enfasi e giubilo, quasi si nominasse un toccasana che risolve tutti i problemi. La storia dimostra il contrario: esemplare il caso italiano dell’IRI, le cui aziende furono cedute per poche lire ad amici dell’infame liquidatore che sovente le rivendettero immediatamente a un prezzo fino a venti volte superiore.

Ad esempio la SME alla Buitoni per soli 393 miliardi, quando ne valeva3.100 e ne aveva in cassa 600 in contanti. Oppure Infostrada a De Benedetti per 700 miliardi in 14 anni, mai pagati perché De Benedetti, dopo la prima rata, rivendette subito Infostrada alla tedesca Mannesmann per 15.388 miliardi. A spregio dei contribuenti nel 2001, quando c’era il liquidatore al governo, lo Stato attraverso l’Enel di sua proprietà, riacquistò Infostrada dalla Mannesmann per 16.500 miliardi…

6) Riforme: trad. preparazione delle privatizzazioni.

La storia passata e presente mostra che il fine delle cosiddette riforme è sempre qualche “privatizzazione” (vedi sopra). La riforma riesce quando si privatizza e fallisce se non si privatizza (vedi le pensioni integrative come esempio di successone).

Del resto che il fine delle “riforme” sia questo è dichiarato esplicitamente, in quanto tutti (politici e giornalisti) sono concordi nell’affermare che le riforme debbano accrescere “l’efficienza” (vedi la definizione numero 3).

7) Banche troppo grosse per fallire: trad. rubare ai poveri per dare ai ricchi.

Privatizzare, ci dicono, fa bene all’economia, ma si intende che si devono privatizzare solo gli utili, le perdite vanno socializzate. In particolare nel caso degli enti finanziari.

Ad esempio, dopo la crisi del 2008, sono stati varati dei piani di aiuto per banche e assicurazioni. Però il 93% dei guadagni derivanti dalla successiva fase di ripresa economica (cioè gli aiuti statali) sono finiti al’1% più ricco della popolazione. Inoltre in quegli stessi anni i redditi del’1% più ricco sono saliti del 11,2% mentre quelli del rimanente 99% sono scesi dello 0,4% (Saez e Piketty) .

Nel frattempo “i salari dei lavoratori americani sono al punto più basso da 50 anni a questa parte”.

(da un rapporto del 2011 agli investitori della banca JP Morgan)

Ovvio che l’aumento delle tasse e la contrazione dei salari siano serviti per pagare i bonus milionari dei dirigenti bancari e per coprire i disastri, frutto delle loro malversazioni.

8) Vivere al di sopra dei propri mezzi (riferito a Italiani, Spagnoli, Greci e Irlandesi): trad. vivere al di sopra dei propri mezzi (riferito a banchieri, finanzieri, gestori e speculatori).

Lorsignori non creano nessuna ricchezza, consumano tutti i beni migliori che voi avete prodotto con il vostro lavoro e in cambio fanno stampare (da altri lavoratori) un po’ di biglietti e fanno tenere dei conti sul computer (da altri lavoratori) di cui vi fanno usufruire con estrema parsimonia. Grazie ai derivati non investono neppure più tutti soldi di loro proprietà (quelli che accumulano grazie al pizzo che riscuotono presso di voi attraverso lo Stato) ma solo il 5%.

Chi vive al di sopra dei propri mezzi?

9) Ci vuole più Europa.

Questa è un’espressione filologicamente complessa, non semplice da rendere con un’unica espressione. Quindi vi farò un’esposizione ragionata che conduca a una possibile traduzione.

La funzione economica dell’Europa è subordinata a quella politica. Come Jean Monnet predicava fin dal dopoguerra, bisognava impiantare un’unione economica mercantile e bancaria, affinché quella politica seguisse necessariamente. Cioè, un ente economico centrale avrebbe facilmente ricattato gli Stati aderenti, costringendoli a cedere la propria sovranità e così è stato.

Tuttavia neppure l’Europa è fine a se stessa, dato che è solo una tappa intermedia del più ambizioso progetto di un governo mondiale e, quindi, fin dall’origine destinata ad autodissolversi. Il disegno è stato ribadito esplicitamente da David Rockefeller che ha invocato un governo mondiale di banchieri (il che, detto da un banchiere, equivale a sentire Armani che invoca un governo mondiale di stilisti invertiti, o Totò Riina sostenere la necessità di un governo mondiale di uomini d’onore). Dato che la UE è eterodiretta, ovvero non sono i suoi dirigenti a prendere le decisioni, ma altre persone, estranee al mondo politico-rappresentativo e spesso neppure europee, ne segue che ciò che resta da fare ai dirigenti europei è solo di eseguire delle disposizioni in cambio della propria fetta di torta. Che le cose stiano così è stato confermato dalla nomina di Juncker (pronuncia giank_r) come presidente della commissione europea: una vita da primo ministro di un paradiso fiscale, spesa a intascare mazzette dalle multinazionali in cambio dell’immunità dalle tasse. Quindi, prescindendo dalle tendenze sodomitiche, lobbistiche, pedofile e sataniste, che pure abbondano nella euro-casta, ma non hanno rilievo specificamente economico, si potrebbe rendere l’espressione da tradurre con un ci vogliono più ladri-corrotti. Anche l’abusata espressione ce lo chiede l’Europa, diventa ce lo chiedono i ladri-corrotti.

10) Spread trad. cambio valutario (tra Lira, Marco, Franco, Peseta..).

L’euro non è una moneta, dato che circola in realtà politiche, economiche, fiscali e sociali totalmente diverse e addirittura in dichiarata competizione fra loro. Quindi si riduce a essere un sistema di cambi fissi, che però non sono davvero fissi in quanto il costo della moneta differisce tra i vari Paesi. Questa differenza di prezzo è il surrogato del vecchio cambio, ufficialmente abolito e nella realtà economica mai scomparso.

11) Economia sociale di mercato trad. macelleria sociale a buon mercato.

L’espressione, contenuta nel trattato di Maastricht, è una meravigliosa figura retorica detta “ossimoro”, che consiste nell’assimilare due opposti, come ad esempio “la notte luminosa” o “il caldo polo nord”. In effetti tale espressione è basata sulla vecchia stupida superstizione che il mercato, autoequilibrantesi, produca la realtà economica migliore per tutti (non è del tutto falso, in quanto le cose, poi, vanno un po’ meglio per quelli che non sono morti di fame). Nei fatti, e in coerenza con la definizione di “mercati” che abbiamo fornito sopra, l’economia di mercato non ha nulla di sociale. Anzi, viene usata, sempre con la scusa della vecchia stupida superstizione, per sostituire gli strumenti del welfare con il mercato (per il vostro bene, ovviamente). Così le pensioni, la sanità e l’istruzione, assieme a molti altri servizi essenziali possono essere privatizzati (vedi definizione precedente) previa le opportune riforme (vedi definizione precedente).

12) Attirare investimenti stranieri trad. sottomettersi a sfruttamento coloniale.

Quello dell’attirare gli investimenti stranieri è un autentico mantra tantrico, ripetuto ossessivamente sulle pagine economiche di tutti i media. In effetti, dal punto di vista della popolazione, non potrebbe esserci idea più cretina. Perché bisognerebbe azzerare la contribuzione sociale, abbassare a livello infimo le retribuzioni, cancellare cassa malattia, maternità e ferie pagate (tutte cose che fanno orrore agli investitori), riducendo i lavoratori al rango di schiavi, in cambio di un po’ di occupazione effimera? Gli investitori, cioè i mercati (vedi definizione precedente) non hanno nessun interesse per voi, ma sono pronti a emigrare in un secondo appena troveranno degli schiavi che costino anche solo un centesimo meno. La cosa diventa grottesca se si pensa che questi investimenti spesso non consistono di tecnologia, processi produttivi, brevetti o altre cose concrete, ma solo di soldi: della cartaccia che chiunque potrebbe stamparsi in casa.

In questo caso i giornalisti adottano una convenzione: si esprimono dal punto di vista dei mercati (vedi definizione precedente) che, incidentalmente, sono anche i padroni delle loro testate. Questa convenzione, peraltro, è l’unica concessione che i giornalisti, fieramente gelosi della loro integerrima indipendenza, fanno alla proprietà, concessione del tutto innocua, una volta che la si conosce. Quando si sa che si passa col semaforo verde non c’è pericolo, il guaio sorge se non lo si sa, lo stesso con la convenzione espressiva giornalistica.

13) Il listino di borsa trad. le litanie del dio quattrino.

Tutti i giornali riportano le quotazioni quotidiane della borsa, come fossero un’informazione essenziale da seguire con riverente attenzione. In effetti, a livello schiettamente economico, dovrebbero rientrare nella categoria: “e chi se ne frega?”. Infatti, le aziende che hanno bisogno di capitale liquido mettono in vendita le azioni. Dopo il collocamento, all’azienda non importa più nulla se detto titolo venga scambiato a una quota più alta o più bassa, sono faccende che riguardano il risparmio privato o la speculazione, e che non dovrebbero cambiare nulla nella struttura del complesso produttivo e di consumo. Anzi, se volete porre una domanda a qualche economista conformista per metterlo in imbarazzo chiedetegli questo: “come mai lo stesso fenomeno -un aumento del prezzo- è considerato male (inflazione!) se riguarda il prezzo della pasta e bene (l’economia cresce!) se riguarda il prezzo azionario della Barilla, che quella stessa pasta produce e vende?” Probabilmente vedrete l’economista strabuzzare gli occhi, lasciar cadere la mascella e fissare un punto imprecisato nel vuoto, mentre ansima come un cane pechinese.

Comunque, rimandando ad altro articolo la risposta a questa avvincente domanda, torniamo alla traduzione del termine tecnico.

Assodato che il listino di borsa non ha nessun significato economico, bisogna capire che ha invece un’importante significato nella fede religiosa.

Nella devozione del Dio trino esistono delle litanie. Se, ad esempio, qualcuno di voi è stato a un funerale in chiesa ha sentito le litanie dei santi per il defunto, che suonano così: (frammento)

San Protaso prega per lui

San Gervaso prega per lui

Santa Tecla prega per lui

Sant’Agnese prega per lui

Nella devozione del dio quattrino esistono parimenti delle litanie perfettamente analoghe, che risuonano in modo molto simile: (frammento)

Tesmec 0,7755

Tiscali 0,0612

Tod’S 88,90

Toscana Aeroporti 15,58

I devoti le ripetono tutti i giorni, con fede e perseveranza, sperando che ciò li aiuti a raggiungere la Sempiterna Ricchezza nel Mondo Nuovo, illuminato dal Radioso Sol dell’Avvenire.

Cari lettori, concludo qui questo piccolo glossario, fiducioso che con l’interpretazione di questi pochi termini riusciate già ad ampliare in modo importante la vostra comprensione degli articoli di economia. E naturalmente, grazie a queste spiegazioni, vi convinciate che la grande stampa, al vostro servizio, è prodotta da professionisti qualificati, liberi, indipendenti e assolutamente veritieri.

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