18 settembre 2015

Perché nessuno parla delle elezioni in Grecia

Perché nessuno parla delle elezioni in Grecia
Dell’ euro e della sua crisi non si parla quasi più sui nostri mezzi d’informazione – pronti, al contrario, ad esultare per un zero virgola di crescita del Pil italiano crollato del 10% dall’inizio della crisi o per qualche nuovo schiavo creato dalla “riforma“ renziana del mercato del lavoro -, ma la crisi della zona euro non si è placata e la insostenibilità della moneta unica continua a mostrare gli stessi drammatici effetti sulle popolazioni. Il Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, in una recente intervista al quotidiano tedesco “Handelsblatt” ha denunciato come “la crisi dell’euro non sia finita: la situazione in Grecia continuerà a peggiorare e gli altri Paesi più in crisi vedranno solo un leggero miglioramento. Anche Paesi come Irlanda, Spagna e Portogallo mostrano il fallimento dell’austerità, anche se non in modo drammatico come in Grecia“.

E allora cos’è successo? Perché oggi questo silenzio sulla Grecia?

Il caso delle elezioni in Grecia ci offre molte risposte. Ricapitoliamo brevemente cos’è successo negli ultimi sei mesi:Alexis Tsipras trionfa nel gennaio scorso con un programma elettorale che promette la fine dell’austerità e la fine di quei famigerati Memorandum che, per salvare la moneta unica, avevano distrutto la popolazione. Comincia una dura fase negoziale tra il leader di Syriza e il regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte.

Lo stallo e l’inutilità di un accordo ponte per giungere ad un nuovo Memorandum porta il premier e l’allora ministro delle finanze Yanis Varoufakis a indire un referendum nel giugno scorso, con il popolo greco che in larga maggioranza chiede al suo governo di rifiutare i diktat della Troika. Disattendendo la scelta popolare e dopo le dimissioni di Varoufakis, Tsipras, per ragioni che solo Dio forse sa, decide di piegarsi ad un nuovo Memorandum con la Troika. Persa la maggioranza, il leader di Syriza è costretto ad indire nuove elezioni.


Questa fase è ben nota perché i mezzi di informazione l’hanno martellata a lungo, facendo passare Tsipras e Varoufakis perdue dilettanti, che mettevano a rischio il “sogno” europeo, salvo poi con la svolta di Tsipras far prevalere la „ragione“. Dopo luglio però il silenzio assoluto. Perché?Perché nessuno più parla delle nuove elezioni che si terranno domenica in Grecia?

La risposta non è difficile. Bisogna far sì che quelle elezioni avvengano nell’indifferenza generalizzata. Il popolo greco, stancamente, compia pure domenica la liturgia del voto, tanto ormai non è più democrazia, ma il suo simulacro. Non importa infatti chi vincerà le elezioni – Nuova Democrazia o Syriza sono ad un testa a testa per i sondaggi – nell’Europa della cortina di ferro dell’euro non conta più chi vince perché chi detiene il potere realmente ha già dettato il programma del prossimo governo greco, e probabilmente si tratterà di un governo di unità nazionale. Un programma, quello dell’Eurogruppo, che ha un solo obiettivo: le „riforme“ in Grecia, ovvero l’attuazione dei tagli di austerità concordati in luglio e agosto.

Ci sono “molti passi” che la Grecia deve ancora fare entro la metà di ottobre, secondo il Commissario Ue, Pierre Moscovici: la riforme del sistema di previdenza sociale, l’indipendenza dell’Agenzia delle Entrate e la redazione del bilancio 2016, ecco i compiti più urgenti. Il Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha dichiarato: “È chiaro a questo punto che la maggioranza dei greci sostiene partiti che hanno votato a favore del piano di salvataggio“. Insomma, l’attuazione dell’accordo è ormai un dato di fatto, non si vota su questo. Votare o non votare a questo punto è del tutto irrilevante. Da topo di laboratorio per l’euro la Grecia sta diventato il luogo in cui sperimentare la „democrazia di facciata“, che dietro la facciata della democrazia non ha proprio nulla.

Fonte: ByoBlu
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