28 settembre 2015

Per il bene di tutti, abolite l’Onu. Subito

Per il bene di tutti, abolite l’Onu. Subito

Ha fatto benissimo, Papa Francesco, a lanciare un appello a difesa dell’ambiente e per lotta della povertà all’Onu. A rivolgerlo proprio all’Onu, intendo, un carrozzone deludente in ecologia – sui 69.000 metri quadri dove ha sede il Palazzo di vetro, per dirne una, non v’è un albero da frutto né una pianta commestibile – e spendaccione: in settant’anni è costato, si stima, mezzo trilione di dollari. Per cosa, poi? Solo nel biennio 2010-2011, oltre mezzo miliardo di dollari se n’è andato in spese di viaggi; un assistente del Segretario generale piglia 190mila dollari annui (il sindaco di New York, per dire, non ne riceve più di 130mila), mentre a un ragioniere vanno 84mila dollari (uno non dell’Onu non va oltre i 56mila).

Tutti questi quattrini per un’organizzazione che da un lato ha la sua bella Commissione Onu per i Diritti dell’infanzia ma dall’altro, quando per esempio in Africa, anni addietro, scoppiò uno scandalo che vide oltre trecento suoi dipendenti indagati per rapporti sessuali con minori, fu tiepidissima: appena una ventina i licenziati, gli altri rimpatriati o trasferiti ad altro incarico. Fu un caso? Non si direbbe: un «dossier interno segnala che le denunce di abusi sessuali sono state 480» solamente «nel periodo compreso fra il 2008 e il 2013» (Il Foglio, 19/9/2015, p.VII). Ha fatto benissimo dunque il Papa ad augurarsi una riforma delle Nazioni Unite, anche se forse avrebbe fatto prima – per l’ambiente, per i poveri e non solo – a liquidare la questione in appena tre parole: chiudete l’Onu, subito.

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