18 settembre 2015

L’Isis risponde alle direttive di Washington: “Cargo Usa paracadutano armi, munizioni e cibo”

L’Isis risponde alle direttive di Washington: “Cargo Usa paracadutano armi, munizioni e cibo”

L’Isis risponde alle direttive di Washington: “Cargo Usa paracadutano armi, munizioni e cibo”, secondo un rapporto dell’intelligence iraqena.

– di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti –

A Damasco il tempo è sangue. Potrebbe essere questo il pensiero che ha attraversato la mente di Putin nel teso colloquio di qualche settimana fa con l’ambasciatore turco a Mosca. Stando alle cronache trapelate dall’incontro, c’è stato un duro scambio di vedute tra il presidente russo e l’ambasciatore sul ruolo della Turchia in Siria, dopo aver permesso agli Stati Uniti di usare le basi aeree sul suolo turco per lanciare offensive contro l’ISIS. In realtà, né Erdogan né Washington sembrano nutrire alcuna seria intenzione di debellare la minaccia dello Stato Islamico, il primo perché più interessato ad arginare le manovre dei guerriglieri curdi e i secondi perchénon possono spegnere la loro creatura capace di destabilizzare gli Stati considerati nemici e di instaurare al loro posto governanti compiacenti. La conferma che la creazione delle cellule terroristiche siano opera di unastrategia destabilizzante del Dipartimento di Stato USA è giunta ufficialmente dai documenti declassificati della DIA, che descrivono il costante supporto logistico e finanziario di Washington agli estremisti salafiti, necessari per rovesciare Bashar Al Assad e precludere la sfera geopolitica di Teheran.

Ma la vera notizia che sembra incrinare la strategia unilaterale degli USA èlo scetticismo che corre tra le cancellerie europee, che sembrano sempre meno convinte della reale efficacia della politica americana in Medio Oriente e iniziano a invocare un ripensamento sugli obiettivi da perseguire; su questo da segnalare per la prima volta la possibilità di creare un fronte anti-ISIS che veda la partecipazione di Assad come ha dichiarato il Ministro degli Esteri austriaco Kurz, che non crede più alla possibilità di sconfiggere lo Stato Islamico senza “la partecipazione di potenze come Russia e Iran” necessarie per uno sforzo solidale che “veda coinvolto anche il governo di Assad nella lotta all’organizzazione terroristica”.

Una posizione lontana da quella degli USA e del Regno Unito di Cameron, che ha tenuto a ribadire la sua assoluta contrarietà a intraprendere dei colloqui con il governo di Assad, da esautorare con un “nuovo governo che inauguri una nuova transizione lontana da Assad” e si dichiara pronto adappoggiare un intervento armato britannico in Siria, nonostante la contrarietà del nuovo leader laburista Jeremy Corbyn, fermo oppositore delle ipotesi di bombardamenti aerei sulla Siria.

Cameron sembra ignorare che un nuovo governo in Siria significherebbe la definitiva ascesa al potere da parte della minaccia terrorista di matrice islamica. Ciò porterebbe alla somalizzazione della Siria, una strada sulla quale sembra avviata la Libia, preda delle bande armate e dominata dal caos. Il gioco delle potenze occidentali a questo punto appare smascherato in tutta la sua contraddittorietà e fallacia, quando esse non mostrano alcun reale interesse a contrastare la minaccia dell’ISIS, ma sono più preoccupate a rovesciare un governo legittimo come quello di Assad che ha solamente l’anno scorso vinto le ultime elezioni con un largo consenso. Da qui le crepe nel blocco occidentale, che da ultimo hanno portato anche la Spagna a invocare un cambio di rotta, per bocca del suo ministro degli Esteri Garcia Margallo che ha sottolineato la necessità di negoziazioni con Assad.

Dopo oltre quattro anni di guerra il bilancio del conflitto è devastante e i profughi rovesciati sui confini dell’Europa, priva di una qualsiasi strategia unitaria nell’affrontare questa emergenza, non possono non portare a una nuova direzione che non sia quella stabilita dai falchi di Washington.L’emergenza dei profughi siriani è solo uno degli effetti più drammatici che ha prodotto la strategia americana in Medio Oriente, sul quale ilmainstream mediatico tace e sorvola, dando così l’impressione che i flussi di profughi siriani siano spontanei e non indotti dal costante finanziamento di cui gode lo Stato Islamico.

Chi provvede dunque al sostentamento delle cellule terroristiche che sembrano godere di costanti rifornimenti?Secondo i servizi di intelligence dell’Iraq “aerei cargo militari degli Stati Uniti avrebbero paracadutato casse di armamenti e munizioni per resistere all’assedio delle forze militari irachene”. La stessa fonte sostiene che questo tipo di munizioni, da 2000$ al pezzo, siano date in dotazione esclusivamente a chi collabora con il Pentagono, e ciò sarebbe la prova che l’ISIS risponde alle direttive di Washington. Come si può debellare il terrorismo con dei raid aerei non autorizzati dalla comunità internazionale, quando allo stesso tempo se ne favorisce la riproduzione? Sarebbe sufficiente interrompere questi rifornimenti per consentire alla guerra di finire, ma questo manderebbe in fumo i piani di sovvertimento del governo Assad, vero obbiettivo del Dipartimento di Stato USA. Da qui scaturisce il disappunto per l’intervento di Putin che manda a monte la possibilità di un intervento militare diretto americano in Siria, sulla scorta del pretesto di arginare l’esodo dei profughi.

Il presidente russo farà di tutto per impedire la caduta di Damasco, ed è pronto a trasformare la capitale siriana nella Stalingrado del Medio Oriente. Sa bene che qualora si verificasse questa eventualità, il terrorismo islamico divamperebbe ancora di più in tutta l’area e niente probabilmente riuscirebbe più ad arrestarlo. Il rilancio di Putin è venuto proprio dalla proposta di costituire un’alleanza internazionale per abbattere l’ISIS, alla quale Assad ha prontamente espresso la sua adesione, ma che per il momento è caduta nel vuoto. La reale volontà di contrastare la minaccia del terrorismo è ripetuta in dichiarazioni verbali da tutti i governi occidentali, ma nelle sue manifestazioni pratiche è puntualmente contraddetta. Qualsiasi governo che abbia serie intenzioni in Siria di ostacolare l’ISIS, non può non prescindere dalla legittima collaborazione con il governo di Assad, che lotta su quel fronte da quattro anni. Fino al momento in cui non esisterà questa intenzione, lo Stato Islamico avrà il suo migliore alleato in quei governi che di fatto ne permettono l’esistenza.

Fonte: ByoBlu
Posta un commento

Facebook Seguimi