14 settembre 2015

L’Europa e “la nuova” tratta degli schiavi

L’Europa e “la nuova” tratta degli schiavi
IL BELLO SCHERZETTO CHE CI STANNO COMBINANDO

– di Claudio Messora –

Le aziende della Repubblica Ceca, che conta poco più di 10 milioni di abitanti, sono pronte ad assumere almeno 5mila rifugiati siriani. Lo dice il loro equivalente di Confindustria, dopo avere sentito diverse dozzine di grandi industrie. E siccome in Repubblica Ceca sembra che manchino tra i 100mila e i 200mila lavoratori, la Commissione Europea chiederà che facciano entrare subito almeno altri 3mila immigrati. Karel Havlíček, a capo dell’Associazione di quelle che qui chiameremmo le Piccole Medie Imprese, ha dichiarato che “gli immigrati sono usualmente ottimi impiegati, perché non vogliono perdere il posto“.

Ecco, nella pratica, cosa si intende per “immigrazione sostitutiva“, quella di cui si parla nel famoso studio dell’Onu di cui potete leggere qui. Ed ecco, nella sostanza, cosa significa “cinesizzazione dell’Europa“. I rifugiati servono non solo come forza lavoro in grado di sostenere i sistemi pensionistici, ma anche per creare una competizione al ribasso sui diritti del lavoro.

Stiamo iniziando a fare quello che a Dubai facevano già oltre dieci anni fa. Importavano manodopera dai paesi poveri (India, Pakistan, Nepal), la pagavano un tozzo di pane, la facevano lavorare fino allo sfinimento e, per assicurarsi che non gli venisse in mente di protestare, gli toglievano il passaporto all’ingresso, che custodivano nelle casseforti aziendali: se per caso qualcuno si rilassava troppo o anche solo accennava al desiderio di cambiare lavoro, sul passaporto veniva applicato un bel “BAN”, il che significava per il povero impiegato la perdita del posto e l’espulsione dal Paese, con tutto ciò che potete immaginare.

Ecco cosa c’è dietro all’apertura delle frontiere decantata come un successo della magnanimità di pochi leader improvvisamente illuminati. Altro che crisi: se questo processo avverrà in maniera incontrollata, presto avremo serie difficoltà a trovare un lavoro dove non accetteremo di essere incatenati a una scrivania, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Fonte: Byoblu
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