07 settembre 2015

La Tv di Stato cinese scopre Gesù Cristo

La Tv di Stato cinese scopre Gesù Cristo
- di Rino Cammilleri –

Un lettore, la cui moglie è taiwanese, mi ha segnalato quando segue. Nel marzo di quest’anno la tivù nazionale cinese (CCT, Central Chinese Television) ha mandato in onda un documentario di tre quarti d’ora su Gesù, presentato come «l’uomo che ha cambiato la storia del genere umano».

Tenendo conto del fatto che il cristianesimo in Cina non ha vita facile per opera del partito comunista al potere (totale), un’ammissione del genere fatta dalla televisione governativa non è cosa di poco conto. D’altra parte, anche il marxismo è nato in casa cristiana, e il Comitato Centrale maoista lo sa. Sa anche perfettamente che si tratta di un’eresia cristiana secolarizzata che al di fuori dell’alveo cristiano non sarebbe stata neppure concepita. Diversi anni fa, uno studio commissionato da Pechino sulle cause della superiorità tecnologica occidentale ebbe un risultato unanime: la filosofia cristiana, basata sulle parole dell’uomo che ha cambiato la storia del genere umano. Dopo la trasmissione del marzo, la CCT fu letteralmente sommersa di richieste di acquisto del dvd, quasi un milione entro la fine dello stesso mese. Il lungometraggio iniziava con questa presentazione: La vita e la morte di un uomo che ha colpito la mente di molti, cambiato il destino di un impero e influenzato l’intero corso della storia umana.

L’economista Zhao Bo, commentando il documentario, ha ammesso che «la morte di Gesù» ha davvero «cambiato il mondo» in ogni suo aspetto. Non solo «cambiando» il più potente impero del mondo, quello romano, ma ha anche portato la civiltà cristiana occidentale a diventare l’apice della storia e il sinonimo stesso di civiltà. Il documentario ha ripercorso passo passo la nascita e la crescita del cristianesimo, soffermandosi sulle persecuzioni dei primi secoli e finendo con l’ammettere – significativamente, data la situazione cinese attuale – che «più lo si perseguita, più prospera». La sorpresa è stata lo scoprire che l’ammiratissimo Napoleone a sua volta ammirava Gesù. Vengono citate le sue parole a Sant’Elena, poco tempo prima della morte. Dice il grande stratega e imperatore di aver «spazzato tre continenti» ma invano; Gesù, invece, «senza un solo soldato», ha conquistato un terzo dei cuori umani. Zhao Bo aggiunge che pur «senza un solo soldato» per miliardi persone Gesù è il Re dei Re. Non solo: non ha lasciato «una riga di testo» ma la «maggior parte dei libri del mondo» sono stati scritti per lui. La capacità espansiva del cristianesimo è tale che non lo si può più identificare con l’Occidente, quantunque le nazioni in assoluto più sviluppate siano tutte cristiane; infatti, il numero dei cristiani non occidentali ha superato gli altri.

Ma al governo cinese interessa solo l’aspetto scientifico e tecnologico. Ebbene, proprio la sezione che si occupa degli affari religiosi nel 2003 ha dovuto constatare che dal 1901 al 1996, su un totale di 639 insigniti del Premio Nobel, 596 erano cristiani (pari al 93,2% del totale); la religione ebraica era rappresentata da 8 persone, 8 erano i buddisti, 4 i musulmani, 2 gli induisti e 21 gli agnostici. L’economista osserva che il calcolo governativo e la particolare attenzione alla faccenda è dovuta al fatto che l’inarrestabile espansione economica cinese sta incontrando il suo «collo di bottiglia» nell’etica. I dirigenti la chiamano «decadenza morale» e «mancanza di integrità» (noi la chiamiamo corruzione e cinismo egoista, e sappiamo che è conseguenza del materialismo) e correttamente vi trovano la pietra d’inciampo anche economica. Qualcuno, come Zhao, si è accorto che i cristiani cinesi rappresentano la categoria meno esposta a questo tipo di contagio e lo stesso Zhao ricorda che il fondatore della Cina moderna, Sun Yat-sen (1866-1925), era cristiano.

Nel suo commento, infine, sottolinea il disinteressato apporto dei cristiani, di gran lunga il più significativo percentualmente, nel corso delle grandi calamità nazionali, come il terremoto del Wenchuan nel 2008 o addirittura la campagna per la donazione di sangue del dicembre 2014. Sappiamo che in Cina nulla si muove senza il permesso dell’onnipotente partito comunista: forse una crescita controllata del cristianesimo è nel suo intento, da qui il documentario di CCT9 (dei ventidue canali di stato, il 9 è quello dedicato ai documentari). Il cristianesimo, insomma, come instrumentum regni, quanto basta per lubrificare l’economia. Ma i dirigenti cinesi dimenticano che neanche il diavolo sa fare i coperchi…

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