29 settembre 2015

La storia del piccolo Jaxon “Strong” è un inno alla vita

La storia del piccolo Jaxon “Strong” è un inno alla vita

I medici avevano sconsigliato il parto poiché affetto da una grave anencefalia. Ma i genitori non li hanno ascoltato. E ora il loro bambino ha compiuto un anno.

C’era chi lo avrebbe voluto morto. Anzi, nemmeno nato. Alcuni medici del Winnie Palmer Hospital, in Florida, avevano consigliato ai genitori di non far vedere la luce al piccoloJaxon Emmett Buell: troppo gravi le sue malformazioni al cranio e al cervello. La sentenza era netta: quel bambino non sarebbe sopravvissuto. Suo papà e sua mamma, però, da sempre fermamente contrari all’aborto, non ne hanno voluto sapere di interrompere la gravidanza. Intendiamoci: i problemi ci sono, eccome (In Terris, 28 settembre).

PIU’ FORTE DELLA GENETICA

Jaxon, affetto da una anencefalia, una malformazione congenita grave che priva il nascituro, totalmente o parzialmente, della volta cranica e dell’encefalo, è statisticamente uno su 4859 bambini che nascono negli Stati Uniti con la stessa condizione, e la maggior parte muoiono in utero o subito dopo la nascita. Lui però è stato più forte della genetica, e grazie al coraggio dei suoi genitori è nato e ha festeggiato il suo primo anno di vita. Uno schiaffo a chi crede che “meriti” di vivere solo chi è sano.

SETTIMANE D’ANGOSCIA

Il calvario della famiglia Buell, di Tavares, in Florida, è iniziato alla 17esima settimana di gravidanza, quando la felicità di aver saputo dell’arrivo di un maschietto si è spenta sotto il peso della notizia che nessun genitore in attesa vorrebbe mai sentire: il bimbo aveva un problema. Le settimane successive sono trascorse in preda all’angoscia fino a quando la diagnosi ha gettato la coppia nello sconforto: Jaxon era affetto da una grave anencefalia (Il Messaggero, 28 settembre).

IL PRESSING DEI MEDICI

A quel punto, i medici hanno dato loro la possibilità di interrompere la gravidanza alla 23esima settimane, ma i due, che sono contro l’aborto, si sono categoricamente rifiutati. «Siamo andati a casa quella notte pensando che ci avevano proposto di abortire – ha raccontato Brandon – Non avremmo mai saputo cosa sarebbe potuto accadere. Chi siamo noi per decidere? Ci hanno dato un bambino e quello che potevamo fare era dargli la possibilità di combattere, ed è quello che nostro figlio ha fatto fin dall’inizio».

LA VOGLIA DI LOTTARE DEI GENITORI

Jaxon, prosegue Il Messaggero, è nato di quattro chili con parto cesareo il 27 agosto 2014 e ha trascorso le prime tre settimane nel reparto di terapia intensiva al Winnie Palmer Hospital. Dopo due mesi di paure e crisi multiple il piccolo è stato trasportato all’ospedale dei bambini di Boston, specializzato in neurologia pediatrica. Da lì una nuova diagnosi: Jaxon era affetto da una micro idrocefalia e gli è stata data una serie di cure che alleviano il dolore facendogli vivere un’esistenza migliore. «Cerco di rimanere positiva per il 99 per cento del tempo – dice Brittany – poi c’è l’1% che sa che domani potremmo svegliarci e che Jaxon potrebbe non aver passato la notte. So che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo per mio figlio».

E ORA IL WEB IMPAZZISCE PER “JAXON STRONG”

Intanto, sfidando tutte le previsioni, la coppia è contenta di aver vissuto quest’ultimo anno accanto a Jaxon, forte dell’amore e delle manifestazioni d’affetto giunte on line da ogni parte del pianeta. Alla nascita del bimbo, un collega di Brandon ha messo su una pagina su GoFundMe per raccogliere donazioni per le costose cure mediche del piccolo: da allora oltre mille persone hanno preso a cuore la sua storia donando oltre 58mila dollari e ribattezzando il piccolo “Jaxon Strong” per la forza e la voglia di sopravvivere dimostrata in questo anno.


LA VITA E’ SEMPRE MERAVIGLIOSA

Anomalie gravi dei feti e rischi per la salute fisica e psicologica della donna, evidenzia In Terris, sono spesso citati come ragioni valide per giustificare l’aborto di bambini la cui vita potrebbe essere non degna di essere vissuta e che sperimenteranno sofferenze insopportabili. Ma ogni vita ha qualcosa di meraviglioso e il rapporto speciale di questa incredibile famiglia è li a testimoniarlo. Jaxon morirà, certo, come ognuno di noi d’altronde. Ma la sua storia servirà a dare coraggio a chi deve affrontare decisioni difficili, e forse farà capire quanto sia meraviglioso poter guardare il proprio figlio, quale che sia la sua aspettativa di vita.

IL PICCOLO ALFIE

La storia di Jaxon ricorda quella di Alfie, il bambino che soffriva già nel grembo materno a 27 settimane di gestazione di una malattia genetica nota come Trisomia 18. I medici dissero ai genitori che non c’era alcuna speranza. La soluzione era l’aborto. Ma i genitori scelsero di andare avanti e il piccolo è sopravvissuto. «Nostro figlio aveva diritto ad un’opportunità», dissero.

LA LOTTA DI PIETRO

Voglia di lottare e non rassegnarsi l’hanno espressa anche Walter e Adele, al momento della nascita di Pietro, il loro quinto figlio. Al piccolo gli era stata diagnosticata una malformazione polmonare. Il piccolo era condannato. Aveva solo poche ore di vita e i medici erano rassegnati. A quel punto i genitori hanno quindi deciso di affidarsi al Signore e Sata Teresa di Lisieux ed è accaduto l’incredibile. Dopo un po’, il piccolo Pietro ha iniziato a mostrare segnali di miglioramento. Dopo qualche settimana era ufficialmente guarito.

WALTER, MAI NATO

Un inno alla vita è sopratutto la vicenda del piccolo Walter, abortito spontaneamente ad appena 19 settimane di vita, e sopravvissuto poco tempo fuori dall’utero. «In quel momento stavo piangendo, ma lui era perfetto – ricordava la madre Lexi – Era completamente formato e tutto era al suo posto; riuscivo a vedere il cuore battere nel suo piccolo petto. Joshua e io lo abbiamo preso e abbiamo pianto per lui, guardando il nostro figlioletto perfetto e minuscolo».

LA GIOIA DELLA VITA

La decisione successiva del papà Joshua sembrava naturale e insignificante, ma avrebbe finito per diventare uno spartiacque e perfino un salvavita per molte persone. È andato in macchina a prendere la macchinetta fotografica per scattare delle foto a suo figlio. All’inizio Lexi non voleva, ma le foto di Walter si sono diffuse in Internet. Hanno raggiunto mamme in lutto e le hanno aiutate ad affrontare la perdita dei loro bambini, e sono state usate per aiutare le donne a scegliere la vita per i loro piccoli non nati.
Fonte: Aleteia
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