14 settembre 2015

"La finta preoccupazione per i diritti umani", un'arma usata sia da Bush che da Obama

La finta preoccupazione per i diritti umani, un'arma usata sia da Bush che da Obama

A Washington "piacciono i regimi che violano i diritti umani", a patto che "rispettino i dettami statunitensi". The Intercept

A Washington "piacciono i regimi che violano i diritti umani", a patto che "rispettino i dettami statunitensi", denuncia il giornalista Glen Grenwald su The Intercept riportando le parole chiare ed esplicite di un anonimo alto funzionario americano che riassume l'essenza della politica estera degli Stati Uniti.

Queste parole sono apparse nel testo di un articolo del 'Washington Post' nel 2013, e sono state riprese da un altro giornalista, Jon Schwarz, in un articolo.

Il testo originale riguarda la cooperazione con i regimi africani, come il Niger e l'Etiopia, che violano i diritti umani, sia da parte dell'amministrazione dell'ex presidente degli Stati Uniti, George Bush, che del suo successore, Barack Obama. In cambio del permesso di utilizzare i droni americani sui territori di questi paesi, gli Stati Uniti d'America ignorano gli abusi dei diritti umani, ha detto la fonte.

"I paesi che collaborano con noi ottengono almeno un lasciapassare ("free pass"), mentre altri paesi che non collaborano li freghiamo come meglio possiamo", ha detto a condizione di anonimato l'alto ufficio dedicato a questioni africane. Secondo lui, questa politica è diventata "quasi senza soluzione di continuità", da Bush a Obama. In questo senso, il "free pass" significa "il sostegno passivo o attivo" degli Stati Uniti, mentre i regimi che non cooperano con gli Stati Uniti ricevono "una punizione per la disobbedienza", dice Greenwald.

Queste parole spiegano l'essenza della "finta preoccupazioni degli Usa per gli abusi dei diritti umani",che "non è mai vera", dal momento che non è altro che "un'arma cinicamente sfruttata dagli Stati Uniti per promuovere i loro interessi, scrive Greenwald. In realtà agli Stati Uniti "piacciono i regimi che violano i diritti umani", a condizione che "rispettino i dettami degli Stati Uniti", sottolinea il giornalista.

Tuttavia, ricorda il giornalista, questo "non è nulla di nuovo", e sorprende che la gente lo dimentichi quando Stati Uniti intraprendono una nuova "guerra umanitaria" contro un "dittatore" o un "gruppo terroristico". Tutto ciò spiega il motivo per il quale il coinvolgimento degli Stati Uniti in tali "guerre umanitarie" contro la violazione dei diritti umani si limita a bombardamenti, come è accaduto, per esempio, in Libia, ricorda Greenwald.
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