14 settembre 2015

LA FINLANDIA TAGLIA PAGHE E GIORNI FESTIVI

LA FINLANDIA TAGLIA PAGHE E GIORNI FESTIVI
Detto, fatto: non potendo svalutare la moneta si svaluta il lavoro. Era stato tutto annunciato alcuni giorni fa (manoto da tempo) e ora Bloomberg e Financial Times elencano i primi provvedimenti che il governo di Helsinki sta mettendo in campo per “riguadagnare competitività”. Lavorare di più ed essere pagati di meno: ecco la ricetta prescritta ai finlandesi, ed ecco la funzione anti-sindacale e di repressione del lavoro svolta dall’euro. (Sapere che ora tocca ai finlandesi non dovrebbe assolutamente farci sorridere: la svalutazione interna è una corsa al ribasso.) [Articolo segnalato da @Il_Sovranista]

Bloomberg: La Finlandia Cancella Giorni Festivi per Spingere l’Economia Fuori dalla Recessione

di Raine Tiessalo, 8 settembre 2015

I giorni dell’Epifania e dell’Ascensione sono le ultime vittime dell’austerità finlandese.

Le due festività religiose saranno trasformate in giorni lavorativi come parte di un pacchetto che il Primo Ministro Juha Sipila ha rivelato lo scorso martedì, finalizzato a ridurre del 5 percento il costo del lavoro e a spingere l’economia del più nordico dei paesi dell’eurozona fuori dalla recessione.

Pur senza essere riuscito ad ottenere l’accordo dei sindacati, Sipila ha svelato che il governo si sta preparando a tagliare le paghe per le domeniche trascorse al lavoro, che ridurrà all’80 percento gli stipendi per i giorni in assenza per malattia, e che ridurrà le ferie a 30 giorni all’anno [erano 38, NdT] per il settore pubblico.

Con queste misure “vogliamo assicurarci che non siano necessari ulteriori tagli al bilancio e che le tasse possano essere ridotte“, nel momento in cui entreranno in vigore, ha detto Sipila durante una conferenza stampa ad Helsinki.

Sipila, l’uomo d’affari milionario che è stato eletto Primo Ministro in Aprile ha detto che la Finlandia deve ridurre il suo costo unitario del lavoro nel corso dei prossimi quattro anni, al fine di recuperare competitività.

Si è impegnato a creare 110.000 posti di lavoro nei prossimi quattro anni per ridare impulso all’economia. Economia che si è contratta per tre anni consecutivi, colpita dalla caduta della domanda dell’industria cartiera e dal crollo dell’industria dell’elettronica di consumo, un tempo guidata dalla Nokia. Anche le sanzioni alla Russia stanno pesando sul commercio della Finlandia.

Il più grande sindacato finlandese, il SAK, ha detto che le misure messe in campo dal governo sono incostituzionali e che dovrebbero essere opportunamente esaminate dalla commissione parlamentare.

Il presidente del SAK, Lauri Lyly, ha detto in una dichiarazione che le interferenze del governo nelle decisioni sul mercato del lavoro “hanno sempre conseguenze negative“.

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Il Financial Times, in un articolo di Richard Milne uscito lo stesso giorno, aggiunge alcune dichiarazioni piuttosto rivelatrici:

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Jan von Gerich, responsabile di Nordea, una delle maggiori banche del Nord Europa, ha detto di sperare che il governo resista ai sindacati, e ha aggiunto: “È un passo positivo. È solo un passo, ma è tra i primi veri passi che si stanno facendo per ottenere dei veri progressi (…) Ciò avrà dei costi. Ma il solo modo che la Finlandia ha per garantirsi un futuro è quello di riformare il vecchio modello, e di impedire che i sindacati abbiano tutto questo potere“.

(…)

Ville Niinistö, capo del partito dei Verdi, ha twittato: “Una rapida valutazione delle misure dittatoriali del governo: i settori in cui lavorano principalmente donne a basso e medio reddito, nonché chi è malato, pagheranno il prezzo più alto“.

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