23 settembre 2015

Francesco antipapa? A lui la risposta

Francesco antipapa? A lui la risposta
-di Andrea Tornielli-

«Mi chiedete se sono cattolico? Se è necessario posso recitare il Credo…». Papa Francesco incontra i giornalisti sul volo da Santiago de Cuba a Washington e risponde alle accuse di essere «comunista» o persino un «antipapa». «Tutto ciò che ho detto in tema economico è nella dottrina della Chiesa». Sull’embargo degli Usa a Cuba dice: «Spero che si arrivi a un accordo che soddisfi le due parti».

Che cosa pensa dell’embargo Usa verso Cuba? Ne parlerà al Congresso?

«Il problema dell’embargo è parte del negoziato tra Stati Uniti e Cuba, i due presidenti si sono riferiti a questo, è una cosa pubblica e va nella direzione delle buone relazioni che si stanno cercando. Spero che si arrivi a un accordo che soddisfi le parti. Rispetto alla posizione della Santa Sede sugli embarghi, i Papi precedenti ne hanno parlato di questo, non solo di questo caso. Ne parla la dottrina sociale della Chiesa. Al Congresso non parlerò in modo specifico di questo tema, ma accennerò in generale agli accordi come segno del progresso nella convivenza».

Si parla di più di 50 dissidenti arrestati. Li voleva incontrare? Che cosa avrebbe detto loro?

«Non ho notizie degli arresti. Che sia accaduto questo, non ho notizie. Le altre due domande sono futuribili. A me piace incontrare tutti, tutti sono figli di Dio, ogni incontro arricchisce. Era chiaro che io non avrei avuto udienze, non solo con i dissidenti, ma anche con altri, compresi alcuni capi di Stato. Ero in visita in un Paese, non era prevista alcuna udienza. Dalla nunziatura sono state fatte delle telefonate ad alcune persone che sono in questo gruppo di dissidenti, per dire loro che al momento del mio arrivo alla cattedrale, con piacere le avrei salutate. Nessuno però si è identificato come dissidente nel saluto, non lo so se c’erano o non c’erano, ho salutato tutti quelli che erano lì. Se li incontrassi, non so quello che direi, perché direi quello che mi viene al momento».

Perché ha deciso di non ricevere i dissidenti? La Chiesa cattolica può avere un ruolo per aiutarli?

«Non ho ricevuto nessuno in udienza privata, e c’era anche un capo di stato che la chiedeva. La Chiesa cubana ha lavorato per compilare liste di prigionieri a cui concedere l’indulto, ed è stato concesso a più di tremila. Ci sono ancora altri casi allo studio, me l’ha detto il presidente della Conferenza episcopale. Qualcuno mi ha detto: sarebbe bello eliminare l’ergastolo! È quasi una pena di morte nascosta, tu stai lì morendo tutti i giorni senza la speranza di liberazione. Un’altra ipotesi è che si facciano indulti generali ogni uno o due anni. Ma la Chiesa sta lavorando e ha lavorato… Non dico che tutti questi tremila erano nelle liste presentate dalla Chiesa, no. Ma la Chiesa ha compilato delle liste, ha chiesto indulti e continuerà a farlo».

Nei decenni in cui Fidel Castro era al potere, la Chiesa cattolica ha sofferto molto. Nel suo incontro ha avuto la percezione che fosse un po’ pentito?

«Il pentimento è una cosa molto intima, una cosa di coscienza. Nell’incontro con Fidel abbiamo parlato dei gesuiti che lui ha conosciuto, perché gli ho portato come regalo uno libro e un Cd del padre Llorente, e due libri di padre Pronzato, che sicuramente lui apprezzerà. Abbiamo parlato di queste cose. Abbiamo parlato molto dell’enciclica Laudatro si’, lui è molto interessato al tema dell’ecologia. È stato un incontro non tanto formale, ma spontaneo, c’era la sua famiglia presente, c’erano anche i miei accompagnatori, il mio autista, ma noi eravamo un po’ separati, loro non potevano sentire. Abbiamo parlato tanto sull’enciclica, lui è molto preoccupato per l’ambiente. Per quanto riguarda il passato abbiamo parlato del collegio dei gesuiti e di come lo facevano lavorare».


In pochi anni ci sono state tre visite papali a Cuba. È perché Cuba è «malata» e soffre per qualcosa?

«No. Il primo viaggio di Giovanni Paolo II fu storico, ma normale: ha visitato tanti Paesi aggressivi contro la Chiesa. La seconda visita è stata quella di Benedetto, e pure quella era normale. E la mia è stata un po’ casuale, perché inizialmente avevo pensato di arrivare negli Stati Uniti arrivando dalla frontiera del Messico, da Ciudad Juarez. Ma andare in Messico senza visitare la Madonna di Guadalupe non si poteva. Poi c’è stato l’annuncio del 17 dicembre (il disgelo tra Cuba e Usa, ndr), dopo un processo di quasi un anno. E ho detto: andiamo negli Usa attraverso Cuba. Non perché abbia dei mali speciali che non hanno altri Paesi. Non interpreterei così le tre visite. Io per esempio ho visitato Brasile, Giovanni Paolo II l’ha visitato tre o quattro volte e non aveva una “malattia” speciale. Sono contento di aver visitato Cuba».

Alcune sue denunce sull’inequità del sistema economico mondiale hanno fatto emergere reazioni bizzarre: ci sono settori della società americana che si sono chiesti se il Papa fosse cattolico…

«Un amico cardinale mi ha raccontato che è andata da lui una signora, molto preoccupata, molto cattolica, un po’ rigida, ma buona. E gli ha chiesto se era vero che nella Bibbia che si parlava di un Anticristo. Lui ha spiegato che se ne parla nell’Apocalisse. Poi la signora ha chiesto se si parlava di un antipapa. E lui le ha domandato: perché me lo chiede? Ha risposto: “Io sono sicura che Francesco è l’antipapa”. E perché? “Perché non usa le scarpe rosse”, è stata la risposta. Sull’essere comunista o non comunista: io sono certo di non aver detto una cosa in più rispetto a ciò che c’è nella Dottrina sociale della Chiesa. Durante l’altro volo una vostra collega mi aveva chiesto, a proposito del mio intervento ai movimenti popolari: “Ma la Chiesa lo seguirà?”. Ho risposto: sono io a seguire la Chiesa, e su questo credo di non sbagliare. Le cose si possono spiegare, forse qualcosa ha dato un’impressione un po’ più “sinistrina”, ma sarebbe un errore di interpretazione. La mia dottrina su tutto questo, la Laudato si’ e sull’imperialismo economico, è nell’insegnamento sociale della Chiesa. E se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo…».

Nell’ultimo viaggio in America Latina lei ha criticato in modo forte il sistema capitalista, ma a Cuba ha è stato più soft con il sistema comunista. Perché?

«Nei discorsi che ho fatto a Cuba ho sempre fatto cenno alla dottrina sociale della Chiesa. Ma le cose che si devono correggere le ho dette chiaramente, non in modo “profumato”. Per quanto riguarda il capitalismo selvaggio non ho detto di più di ciò che ho scritto nell’Evangelii gaudium e nell’enciclica Laudato si’. Quello che ho scritto è abbastanza. Qui a Cuba il viaggio è stato molto pastorale, con la comunità cattolica, con i cristiani e anche con le persone di buona volontà. I miei interventi sono stati omelie. Anche con i giovani, che erano giovani credenti e non credenti e fra i credenti ce n’erano di diverse religioni, è stato un discorso di speranza, di incoraggiamento del dialogo per cercare quelle cose che ci accomunano. È stato un linguaggio più pastorale. Invece nell’enciclica si dovevano trattare cose più tecniche».

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