14 settembre 2015

Ecco la ”buona scuola”: un nuovo gigantesco bluff… (A bocciare il piano è perfino la moglie di Renzi, anche lei insegnante)



Il «Minculpop» attivo nei media, oggi saluta l’evento come una svolta storica. Roba che neppure ai tempi del Dux. Ma se ai tempi di Mussolini «i treni arrivavano in orario», ora – nell’epoca di Renzi (Rex) – le «veline» giunte in redazioni caldeggiano la pubblicazione di pezzi che esaltino il «nuovo corso scolastico».

Peccato si tratti, in gran parte, di un gigantesco bluff. Per smascherarlo basta andare a «vedere» le carte in mano al premier, capace anche nell’impresa di cancellare nome e volto del ministro della Pubblica istruzione da tv e giornali. Il ministro dell’Istruzione – giusto per la cronaca – si chiama Stefania Giannini, anche se gli italiani (compresi docenti e studenti) lo ignorano. Ultima sua nefasta apparizione: la foto in topless nella scorsa estate. Un’immagine che l’ha scottata. Definitivamente. Oggi tornerà in pista solo per dovere d’ufficio. Con l’«Istituto Luce» dell’informazione che ne celebrerà le virtù. Ma la realtà della presunta Buona scuola è ben diversa; buona cosa è smascherarne le tante bugie. Ecco le principali.

PRECARI «DEPORTATI». Il governo canta vittoria: «Siamo al 93% di “sì“ su un totale di 8.776 proposte di nomina inviate ai docenti che partecipano alla fase B del piano assunzioni». Ma il sospetto è che si tratti i una vittoria di Pirro. In quanto, «deportazione» o non deportazione, la maggior parte degli insegnanti ha ragionato secondo il famoso detto «meglio l’uovo oggi che la gallina domani». E così ci si è spostati in massa (non senza delusione e sconforto) dal Sud al Nord. Ma i docenti meridionali – complici una serie di norme ancora in vigore – hanno più di una scappatoia per tentare l’operazione «controesodo». La domanda è allora: che senso ha costringere a salire in cattedra – in scuole a migliaia di chilometri da casa e famiglia – docenti che sono già scontenti al loro primo giorno di lavoro? Si tratta di un «vittimismo» giusto? Forse no. Ma certo comprensibile per chi, con poco più di mille euro al mese, dovrà vivere lontano dai propri affetti e – particolare ancora più «preoccupante – pagarsi vitto e alloggio.

LADY RENZI CONTRO IL MARITO. A questo proposito non mancheranno di destare polemiche alcune dichiarazioni rilasciate dalla moglie di Matteo Renzi: Agnese Landini, la prof di Italiano e Latino che si è vista riconfermare per il secondo anno consecutivo, l’incarico presso l’Istituto «Balducci» di Pontassieve. È stato chiesto alla signora Renzi che cosa avesse fatto se la supplenza, anziché capitare a pochi metri da casa, fosse stata più lontana. La risposta: «Le mamme sanno cosa vuol dire stare lontano dai figli – confessa la moglie del premier – sarei stata costretta a rinunciare all’incarico». Standing ovation da parte di tutte le donne lavoratrici. Ma una brutta «schiacciata» sulla testa del marito, reduce dalla finale tutta tricolore degli Us Open, dove perfino la trionfatrice Pennetta ha detto che «rinuncerà per la famiglia».
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