26 settembre 2015

Dipendenti dei partiti licenziati? Pagano gli italiani



Dipendenti dei partiti licenziati? Pagano gli italiani

Il decreto prevede la cassa integrazione per i dipendenti licenziati. M5S: «Sarà come un vitalizio»

«Vuole sapere la verità? Continueremo a mantenere i dipendenti dei partiti italiani con i soldi pubblici». Il deputato Danilo Toninelli non si è fatto troppe illusioni. Esponente del Movimento Cinque Stelle in commissione Affari costituzionali, approfitta di una breve pausa tra una votazione e l’altra per denunciare uno dei passaggi più discussi del decreto che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. È l’articolo 16 del provvedimento. «Una cassa integrazione vita natural durante», spiega seduto su un divanetto del Transatlantico mentre sfoglia il testo della legge. «È come se il governo avesse garantito un reddito di cittadinanza a una particolare categoria di cittadini: i dipendenti dei partiti». 

Al centro del caso c’è una specifica disposizione della norma. Una forma di tutela per i dipendenti che rischiano di perdere il posto di lavoro in seguito alla stretta sui finanziamenti pubblici alla politica. Un articolo che estende a partiti e movimenti politici cassa integrazione e contratti di solidarietà. Il secondo comma definisce anche l’entità della spesa: «Ai fini dall’attuazione del comma 1 - si legge - è autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2014, di 8,5 milioni di euro per l’anno 2015 e di 11,25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016». Qui Toninelli quasi alza la voce. «Secondo noi c’è il rischio che un’interpretazione estensiva della norma si trasformi in una vera e propria truffa».

Il Movimento Cinque Stelle ne fa una questione di uguaglianza. Ben venga l’uso di ammortizzatori sociali, se necessari. Ma che almeno lo Stato ne garantisca pari accesso a tutti i cittadini. «Qui, invece, continuiamo a distinguere tra lavoratori di serie A, di serie B e di serie C e a dare le garanzie sempre e solo a certe categorie» spiega al Senato la grillina Elisa Bulgarelli. Con buona pace dei critici, entro pochi giorni il decreto del governo sarà definitivamente convertito. Entro la settimana l’aula di Montecitorio dovrebbe licenziare il testo. Eppure per risolvere la questione i deputati del Movimento Cinque Stelle avevano proposto alla maggioranza una soluzione. «Solo undici emendamenti qualificati - spiega Toninelli - E tra questi una proposta di modifica che limitava a soli due anni la cassa integrazione per i dipendenti dei partiti. Ovviamente non ci hanno neppure ascoltato». 

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