18 settembre 2015

Corte dei conti: le società partecipate costano 26 miliardi all’anno

L’allarme del procuratore generale Salvatore Nottola: «Hanno un forte impatto sui conti pubblici ma poca trasparenza»

Sono un esercito di oltre 5000 società, espressione di un mondo ancora poco conosciuto e poco trasparente, eppure costano allo Stato ventisei miliardi all’anno: sono le partecipate pubbliche, imprese che - è la denuncia della Corte dei conti - andrebbero sottoposte ad un «disegno di ristrutturazione organico e complessivo». Per il loro peso finanziario e per la dimensione economica, gli enti partecipati - sottolinea il procuratore generale Salvatore Nottola nel suo giudizio sul rendiconto generale dello Stato - «hanno un forte impatto sui conti pubblici, sui quali si ripercuotono i risultati della gestione, quando i costi non gravano sulla collettività, attraverso i meccanismi tariffari».

Un terzo delle partecipate dagli enti locali

In realtà le imprese partecipate in Italia sono circa 7500: 50 sono partecipate dallo Stato, 2214 sono organismi di varia natura (come consorzi, fondazione, e così via), e 5258 sono quelle in mano degli enti locali: ed è proprio su queste che si concentra l’analisi impietosa del procuratore generale presso la Corte dei Conti. Perché un terzo di queste società risulta in perdita: significa che alla fine a rimetterci sono Regioni, Province e Comuni, che rimpolpano le casse quando i conti vanno in rosso.E’ il caso, per fare un esempio, delle società di trasporto pubblico locale, che garantendo un servizio essenziale per la collettività vengono spesso mantenute in regime pubblico: con conseguenze però spesso devastanti, visto che oltre il 40% delle società è in perdita nonostante autobus, tram e metro in molte città funzionino male.

«Aspetti contabili oscuri»

Complessivamente, il movimento finanziario indotto dalle società partecipate dallo Stato, costituito dai pagamenti a qualsiasi titolo erogati dai Ministeri nei loro confronti è ammontato a 30,55 miliardi nel 2011, 26,11 miliardi nel 2012 e 25,93 nel 2013.Ma anche le società partecipate dai ministeri hanno il loro peso (economico): sono costate 785,9 milioni nel 2011 alle casse dello Stato, 844,61 milioni nel 2012, e 574,91 milioni nel 2013. Sono numeri che vanno calando nel corso del tempo, e che dimostrano che lo Stato sta provando ad intervenire per razionalizzare i costi. Il piano di razionalizzazione di Cottarelli dovrebbe arrivare a breve, entro il mese di luglio, ma intanto i magistrati contabili rilevano che un giro d’affari così consistente richiederebbe «assoluta trasparenza del fenomeno». Invece «la realtà è diversa»: l’assetto delle società è mutevole e soggetto a vicende che i magistrati contabili definiscono «complesse», con aspetti contabili che sono «spesso oscuri». Da qui la richiesta di Nottola al mondo politico: bisognerebbe attuare «un disegno di ristrutturazione organico e complessivo, che preveda regole chiare e cogenti, forme organizzative omogenee, criteri razionali di partecipazione, imprescindibili ed effettivi controlli da parte degli enti conferenti e dia a questi ultimi la responsabilità dell’effettivo governo degli enti partecipati».

Le reazioni

«Il quadro che emerge dai dati della Corte dei Conti sulle società partecipate e municipalizzate non sorprende ma deve allarmare: questi sono i veri costi della politica e questo è il nodo gordiano da recidere se vogliamo uno Stato che agevoli l’iniziativa e non cerchi di sostituirsi malamente ad essa», dice Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale di Ncd. «Per troppo tempo la politica, soprattutto negli enti locali, ha creato vere e proprie mangiatoie elettorali, che oggi si caratterizzano per assoluta mancanza di trasparenza, costi improponibili e servizi non resi ai cittadini», commenta invece il presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia, ex ministro per la Pa e la Semplificazione. «Il problema è che tutti i partiti, dal Pd a Forza Italia alla Lega, fanno finta di niente per proteggere centri di consenso e potere politico», sottolinea Andrea Mazziotti, deputato di Scelta Civica e membro della commissione bilancio. Mentre la vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta, suggerisce: «Le aziende sane e produttive (e qualcuna esiste) siano valorizzate e per il resto si intervenga con decisione senza più cedere alle resistenze che hanno fino ad oggi vanificato tutti gli interventi legislativi di riduzione delle spa locali».

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