18 settembre 2015

C’è gas e gas

C’è gas e gas
- di Marco Cedolin –

Leggendo le parole del quotidiano La Stampa di Torino (e in verità anche di tutti gli altri) riguardo a quanto sta accadendo al confine con l’Ungheria, si percepisce la profonda indignazione degli articolisti nei confronti delle forze dell’ordine ungheresi che di fronte alle cariche dei migranti che tentavano di sfondare le barriere in filo spinato, hanno sparato gas lacrimogeni ed usato gli idranti per respingere l’attacco. Risultato degli scontri, sempre stando alle parole dei giornalisti italiani, il ferimento di 300 migranti ed anche una ventina di poliziotti. Dure condanne per quanto accaduto, non solo da parte dei media nostrani, ma anche dall’ONU e dalla UE che si sono detti scioccati per l’uso di una violenza inaccettabile…..

Fatta la debita premessa che personalmente sono profondamente “allergico” all’uso degli idranti e dei lacrimogeni (troppe volte sperimentati sulla mia pelle), quello che mi preme mettere in evidenza è l’atteggiamento completamente antitetico espresso dalla “buona stampa” nei confronti delle persone che vengono gasate dalle forze dell’ordine, a seconda che la polizia sia quella di uno stato profondamente nemico da criminalizzare, come l’Ungheria, o quella di uno “stato” a libro paga del quale i giornalisti si ritrovano, come la Ue che solo qualche giorno fa gasò e bastonò gli agricoltori che protestavano a Bruxelles, nell’indifferenza mediatica generale, o l’Italia che in altrettanta indifferenza fece anche di peggio.

Dico di peggio perché le forze dell’ordine italiane, asserragliate dietro alle barrriere in filo spinato del cantiere – fortino del TAV a Chiomonte, il 3 luglio 20113 spararono ben 4367 lacrimogeni al gas cs (vietati in guerra dalla convenzione di Ginevra), come emerso dagli atti del maxiprocesso di Torino. E li spararono non solamente contro giovani facinorosi e mascherati, ma anche e soprattutto, contro donne ed anziani che tentavano di difendere con i propri corpi la terra in cui vivono.
Senza scomodare l’ONU e la UE, che ignorarono bellamente la vicenda, gli articolisti della “buona stampa” (compresi quelli della “busiarda” torinese) elogiarono pubblicamente le forze dell’ordine, stigmatizzando non la loro violenza, ma quella della popolazione valsusina che aveva assalito le barriere in filo spinato, tentando di penetrare nel cantiere.

Insomma, anche quando si parla di gasare la gente c’è il gas buono e quello cattivo, quello che “fanno bene ad usarlo” e quello che invece fa indignare profondamente, tanto i giornalisti quanto il bestiario politico internazionale. Peccato non accada la stessa cosa anche per i media mainstream, lì quelli buoni davvero non ti riesce di trovarli e devi rassegnarti a vederli sempre tutti allineati dalla stessa parte.

Fonte: Il Corrosivo
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