09 settembre 2015

BRUZZANO. LA PARROCCHIA CHE GIÀ QUEST’ESTATE HA OSPITATO 354 MIGRANTI (PIÙ SARAH, NATA IL 13 AGOSTO)

BRUZZANO. LA PARROCCHIA CHE GIÀ QUEST’ESTATE HA OSPITATO 354 MIGRANTI (PIÙ SARAH, NATA IL 13 AGOSTO)

Bruzzano, periferia nord di Milano. Qui l’appello di papa Francesco di ospitare i migranti arrivati in Italia è stato già messo in atto quest’estate. «Per trentanove giorni, dal 24 luglio al 31 agosto, abbiamo ospitato nel nostro oratorio 354 persone, in collaborazione con la Casa della carità. Siriani, ma anche nigeriani, eritrei, pachistani» racconta a tempi.it don Paolo, il parroco della chiesa Beata Vergine Assunta, epicentro della solidarietà meneghina. «Come ha reagito questo quartiere-paese, dove tutti si conoscono e molti hanno già difficoltà proprie? Posso dire che, nel mese di agosto e mentre tutti erano in vacanza, sono stati ben 150 i volontari della nostra parrocchia che hanno tenuto in piedi quest’iniziativa di accoglienza». L’ospitalità di Bruzzano, per una scelta condivisa tra il consiglio parrocchiale e la Casa della Carità, non è stata finanziata dallo Stato (anche se è stata coordinata con Comune e prefettura per gli aspetti di sicurezza e selezione degli ospiti), ma si è retta esclusivamente sul volontariato e sulle donazioni (il vitto, per esempio, è stato offerto da Milano ristorazione).

Come avete vissuto questi 39 giorni? E perché avete iniziato quest’esperienza?
L’esperienza è partita sulla scia di quella fatta l’anno scorso da una comunità parrocchiale qui vicina, sempre accompagnati da Casa della Carità come garante del collegamento con la prefettura. Quest’anno però quella comunità non poteva ripeterla, perché non aveva strutture disponibili, così ci siamo offerti noi. L’esperienza è stata resa possibile per la significativa risposta del quartiere: 150 persone di Bruzzano sono venute qui a lavorare come volontari, garantendo la loro presenza dalle 7 del mattino alle 23. La casa della Carità ci ha messo a disposizione dei mediatori culturali presenti 24 ore su 24 come interpreti.


Che cosa hanno fatto i volontari?
Si sono divisi in turni e gruppi, autogestendosi con una segreteria. Arrivavano al mattino per preparare la colazione e pulire i bagni, poi c’era chi si occupava del servizio guardaroba, dove distribuiva i vestiti raccolti tra i parrocchiani, e chi teneva le lezioni d’italiano. Inoltre c’era chi ridava “nuova vita” ai cibi che ci sono stati donati da Milano ristorazione. Il pranzo era alle 12.45 ed era servito da altri volontari. S’è instarurato un clima di condivisione e di dialogo. Ad esempio dopo pranzo volontari e ospiti insieme sparecchiavano e ripulivano. Dalle quattro del pomeriggio c’era il “momento di socialità” e gli ospiti ne approfittavano per chiacchierare con i volontari, mentre i figli dei parrocchiani facevano giocare i bambini ospiti. Dopo cena si cantava insieme o si giocava a calcio.

Chi sono le 354 persone che avete ospitato?
La maggior parte degli ospiti erano di passaggio e si fermava al massimo per tre giorni, per rimettersi in “sesto” prima di riprendere il viaggio e raggiungere altri parenti, in Olanda, in Norvegia o in Germania. Per lo più erano siriani ed eritrei, e tra i siriani c’erano molte famiglie con figli piccoli al seguito. C’è stata poi anche una minoranza, composta da pachistani, togolesi, ghanesi e nigeriani che chiedevano di rimanere qui. I pachistani erano in Italia già da un anno e sicuramente hanno ottenuto i primi permessi di soggiorno, mentre i nigeriani – tutti cristiani, per lo più battisti – ci hanno raccontato di essere scappati da persecuzioni politiche e religiose, anche se per fortuna non avevano direttamente conosciuto quelle di Boko Haram.

E i volontari del quartiere, chi sono?
Tutti i giorni ci sono state almeno 40 persone al giorno. C’erano parecchi giovani, dai 16 anni in su, e anche bambini. Posso dire che la stragrande maggioranza dei volontari era al di sotto dei 60 anni.

È successo qualcosa di particolare durante questo periodo di convivenza?
Con un gruppo di nigeriani sono arrivate anche alcune coppie e tra queste sei mamme in gravidanza. Una di loro ad agosto era ormai al termine: nel consultorio decanale è stata seguita passo passo e monitorata sino alle doglie. Il parto si è svolto all’Ospedale Sacco e così il 13 agosto, alle 21.04 è nata Sarah. È stata il più grande dono di quest’esperienza: abbiamo messo un fiocco rosa sull’oratorio e sull’atto di nascita è scritto che era residente in via Acerbi, l’indirizzo dell’oratorio. Quindi davvero ci siamo sentiti tutti coinvolti con lei, chi come “zio”, chi come “nonno”. Quella bimba è parte di quest’oratorio. Dopo qualche giorno, genitori e figlia sono andati in una casa famiglia, so che hanno richiesto il permesso di soggiorno in prefettura.

Papa Francesco ha chiesto che ognuna delle 27 mila parrocchie italiane accolga una famiglia di migranti. C’è un suggerimento che, in base a quanto successo a Bruzzano si sente di dare?
Anzitutto sottolineo che le 350 persone che abbiamo accolto non sono passate tutte insieme, ma suddivisi in gruppi al massimo di 90 persone. Bruzzano è un quartiere-paese, una periferia bella e buona, con le sue fasce di povertà e fatica, che la parrocchia conosce e accompagna da tempo. All’inizio qualcuno ipotizzava che ci sarebbe stata una reazione di paura, anche se per lo più confinata sui social network. A fronte di questi timori, non c’è però stata nessuna esperienza negativa. Il cancello dell’oratorio era sempre aperto e io spesso ho invitato i parrocchiani a venire e vedere, a sedersi e chiacchierare con i nostri ospiti. Ad ogni appello fatto in chiesa, le persone hanno risposto donando indumenti e giochi. La prima sera avevamo fatto preparare quaranta sedie: sono arrivate 130 persone. Sicuramente in quartiere qualcuno non sarà stato d’accordo, ma questo non è stato ostacolo, semmai ci ha aiutato a chiarire il senso di quest’esperienza.

E ora all’appello del Papa risponderete di nuovo?
Nella modalità che abbiamo vissuto quest’estate l’accoglienza non sarà riproponibile, perché d’inverno l’oratorio è impegnato per i bambini. Ma è stata un’esperienza che ci ha segnato e seriamente stiamo riflettendo, con il consiglio pastorale, per rispondere alle esigenze delle famiglie dei rifugiati. L’appello del Papa è stato molto concreto e anche il cardinale Angelo Scola ha già ripetutamente chiesto alle parrocchie di organizzarsi per l’accoglienza con la Caritas ambrosiana.

Fonte: Tempi

Tratto da Lo Sai
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