09 settembre 2015

Angela Merkel, la Santa Calcolatrice

Angela Merkel, la Santa Calcolatrice
- di Federico Zamboni –

Signore e signori, anzi Damen und Herren, ecco a voi la nuova superstar della pluridecennale fiction “Siamo tutti UEuropei” (sottotitolo, su licenza USA, “liberisti sì, ma compassionevoli”): la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

La stessa che fino a pochi giorni fa era tra i personaggi più sgradevoli del cast, con le sue rigidità da zietta ricca che non perde occasione per bacchettare i nipoti scapestrati e spendaccioni, o presunti tali, e che adesso è diventata di colpo l’eroina per eccellenza. Non più gelida, ma tutt’al più severa. Non più cinica, ma semmai avveduta. Non più sprezzante, ma semplicemente puntigliosa: e comunque sempre a fin di bene, come si è visto nella sua decisiva apertura nei confronti dei profughi siriani.

Le lodi fioccano, si capisce. Gli editorialisti “di gran nome” ci danno dentro senza risparmio, e col consueto acume.Cazzullo, sul Corriere, la addita ad esempio per i politici di casa nostra, e in particolare per Salvini e soci, in quanto «ha saputo fronteggiare la xenofobia che ha visto montare alla propria destra. Le immagini degli attacchi ai centri di accoglienza sono state decisive per indurla alla svolta di questi giorni tanto quanto le fotografie che hanno percosso la coscienza del mondo. I cristiano sociali della Baviera hanno fatto il resto».

Severgnini, ancora sul Corriere, sfodera un edificante parallelo tra lei e il papa: «Un pontefice pratico come un tedesco, i tedeschi pastorali come un pontefice. Il mondo ribaltato? No: la spiegazione c’è ed è semplice. Papa Francesco e la cancelliera Angela Merkel hanno capito che una situazione eccezionale richiede una risposta eccezionale. Se ribalta uno stereotipo, tanto meglio».


Ancora peggio, e probabilmente sorprendendo chi ne ignora il percorso professionale, fa Antonio Padellaro. Che sulle colonne del Fatto Quotidiano si lancia in un panegirico persino più appassionato, spingendosi ad affermare che «la presenza al vertice della Germania di una statista capace di decisioni coraggiose e lungimiranti ci fa pensare che l’Europa della democrazia e della civiltà abbia finalmente una guida solida a cui affidarsi».

Il conformismo “umanitario” spiega molto, ma non tutto. E rischia, viceversa, di far passare inosservata la parte più oscura e insidiosa della glorificazione in corso. Celebrando la Merkel, infatti, si avvalora un disegno politico a lungo termine, che è più che mai subordinato al modello economico dominante. La chiave di volta è che l’Europa non solo non è minacciata dai migranti e dei profughi, ma addirittura ne ha bisogno. Un bisogno concreto, pressante, quasi spasmodico. Un bisogno che non potrà essere soddisfatto se non con l’arrivo di un numero enorme di persone, di qui ai prossimi 50 anni.

«Per salvare le nostre pensioni – ha sintetizzato Repubblica nel sottotitolo di un articolo uscito ieri e prontamentestigmatizzato sul blog di Beppe Grillo – servono 250 milioni di rifugiati entro il 2060. Ecco perché per gli economisti sono una risorsa». Ed ecco perché «quando Angela Merkel apre le porte della Germania a 800 mila rifugiati non spara troppo alto. Spara basso. Facendo un calcolo a spanne, Leonid Bershidsky, su Bloomberg , calcola che l’Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020. Cioè domani».

Ma allora, nello spalancare le porte ai profughi siriani, la Merkel lo ha fatto per generosità o per interesse? La risposta degli araldi del mainstream è facilmente prevedibile. Le due motivazioni sono perfettamente compatibili. Frau Angela non è mica egoista. È saggia. È la Santa Calcolatrice.

Fonte: Il Ribelle
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