22 agosto 2015

PARLAMENTARI ITALIANI ED EUROPEI



Parlamentari italiani

Che in Italia ci siano circa 10 milioni di persone che vivono sulla soglia di povertà è un dato di fatto che non fa certamente onore ad un Paese che si dice essere l’ottava potenza economica mondiale. Tanti pensionati se la passano veramente male dovendo campare con 500 euro al mese, così come tante famiglie, specialmente di giovani, che se non avessero il supporto dei parenti non riuscirebbero ad arrivare a fine mese, così come tanti lavoratori che non ce la fanno a tirare avanti per colpa degli alti affitti, delle bollette sempre più esose, di un fisco che castiga anziché gratificare.

Mai però avrei pensato che anche diversi Onorevoli vivono da nullatenenti o con redditi quasi da barboni. Infatti, visitando il sito www.cittadiniattivi.it ho constatato che, sulla base della dichiarazione del 2006 e quindi riferita ai redditi del 2005, i parlamentari nullatenenti, cioè quelli che non hanno dichiarato al fisco neppure un euro, sono sette.

C’è da dire che i parlamentari dichiarano solo la voce relativa all'indennità di base, non essendo obbligati a comunicare anche la diaria e i vari rimborsi spese.

I sette deputati che nel 2006 hanno dichiarato reddito zero sono: Francesco Caruso (Rifondazione comunista, ricercatore sociale, come riportato dal sito internet di Montecitorio); Alì Raschid (anche lui Prc, diplomatico); Alberto Filippi (Lega, imprenditore); Massimo Fundarò (Verdi, imprenditore agricolo biologico); Maria Ida Germontani (An, giurista d'impresa - direttore legale di gruppi multinazionali); Francesco Laratta (Ulivo, ragioniere e perito commerciale); Donatella Poretti (Rosa nel pugno, giornalista).

Certo, vale la pena ricordare che i numeri si riferiscono al 2005, quando nessuno di loro sedeva ancora in Parlamento, ma è pur sempre lecito domandarsi come abbiano fatto a campare fino all'ingresso a Montecitorio.

Poi ci sono altri deputati, di cui alcuni nel frattempo facenti parte del governo, con un reddito tutt'altro che invidiabile. E dire che in alcuni casi si tratta di professionisti e imprenditori. Paola Pelino, ad esempio, deputato di Forza Italia, è nota soprattutto per la fabbrica abruzzese di confetti ("dal 1783", come recita con orgoglio il sito dell'azienda) che porta il suo nome. Ebbene, Pelino nel 2006 ha dichiarato un reddito di 6.818 euro.

E' andata un po' meglio, sul versante della maggioranza, al sottosegretario agli Affari regionali Pietro Colonnella. Diessino, dirigente politico e vicepresidente dell'Upi Marche, l'Unione delle province marchigiane, nel 2006 ha comunicato al fisco un reddito di poco più di 9mila euro.

Meglio, per sua fortuna, ha fatto il rifondarolo Paolo Ferrero, attuale ministro della Solidarietà sociale. Lui, che alla voce professione fa segnare "attività nell'ambito di partito politico - dirigente", due anni fa ha portato a casa la bellezza, si fa per dire, di 20.245 euro.

Scarni anche numeri del collega Cesare Damiano, ministro del Welfare. Diessino sindacalista Cgil, prima di essere eletto deputato ha portato a casa poco più di 64mila euro. Così risulta uno dei ministri più poveri.

Poi c’è Daniela Melchiorre, il sottosegretario alla Giustizia, salito agli onori delle cronache per la gestione dell’affaire Maria, la bimba contesa tra l'Italia e Bielorussia. Lei, avvocato residente a Milano, sostituto procuratore militare presso il tribunale militare di Torino, "cultore della materia Diritto amministrativo presso l’università di Bari", lo scorso anno ha dichiarato di aver percepito un reddito di poco più di 34mila euro.

Al governo, del resto, non è che i suoi colleghi se la passino poi tanto meglio. Patrizia Sentinelli, ad esempio, attuale viceministro degli Esteri. Docente di scuola media superiore, dirigente di partito (Rifondazione comunista) nel 2006 ha dichiarato un reddito di 42.733 euro.

Tornando ai semplici deputati, merita una segnalazione anche il reddito di Manuela Di Centa, la campionessa olimpica di sci entrata in Parlamento sotto le insegne di Forza Italia. "Dirigente sportivo internazionale - libero professionista", nel 2005 ha guadagnato in tutto poco più di 48mila euro.

Numeri che vanno di pari passo con quanto denunciato dal quotidiano “Italia oggi”, che ha dimostrato come i nostri deputati in sede di dichiarazione dei redditi non dichiarino al fisco metà dei loro guadagni da parlamentare.

Infatti il trattamento economico di chi siede a Montecitorio è composto da più voci: l’indennità parlamentare vera e propria, pari a 5.486,38 euro; la diaria, che è corrisposta a titolo di rimborso delle spese sostenute per il soggiorno a Roma e che ammonta a 4.003,11 euro mensili; il rimborso per le spese "inerenti ai rapporti tra eletto ed elettori” (che comprende i soldi per i portaborse), pari ad altri 4.190 euro al mese; il rimborso trimestrale - oltre alla tessera «per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea" - per il trasferimento dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e dall’aeroporto di Fiumicino a piazza Montecitorio, pari a 3.323,70 euro che diventano 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100km; un ulteriore rimborso annuale di 3.O98,74 euro per le spese telefoniche sostenute. Di queste voci, però, solo la prima, quella relativa all'indennità di base, finisce nella dichiarazione dei redditi mentre le altre no.

E’ in questo modo che i parlamentari, agli occhi del fisco, sembrano più poveri. Giusto che siano detratti i costi relativi alle indennità percepite, ma perché per loro è possibile e per tutti gli altri cittadini italiani NO?

Trattamento economico

La prima voce è l'indennità, quella che nel linguaggio comune è definita "stipendio", seguono la diaria e i rimborsi: per le "spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori", per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all'estero, per le spese telefoniche.

Completano la scheda le voci sull'assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.

Indennità parlamentare

L'indennità, prevista dalla Costituzione all'art. 69, è determinata in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965. È fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall'art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006).

L'indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile - che, a seguito della delibera dell'Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% - è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).

Diaria

Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965.

La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico.

È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.

Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori

A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.

Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.

Spese di trasporto e spese di viaggio

I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

I deputati, qualora si rechino all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.

Spese telefoniche

I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.

Assistenza sanitaria

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.

Assegno di fine mandato

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l'assegno di fine mandato, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

Assegno vitalizio

Anche in questo caso, il deputato versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro - della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall'Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997.

In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti.

Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale.

L'importo dell'assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

* * *

Senza voler tirare fuori vari “privilegi” (ristorazione, trasporti, tessere varie, barbieri, dentisti ecc.) si può rilevare che l’indennità di un parlamentare che si presenta regolarmente ai lavori della Camera, ammonta a 13.679,69 €uro netti mensili. A fine mandato poi riceve un assegno (che equivale al TFR dei lavoratori dipendenti) pari a 9.409,68 €uro per anno di mandato o frazione superiore ai sei mesi, che in pratica equivalgono a circa altri 780 €uro mensili.

A questi aggiungansi i rimborsi ed indennità per spese di trasporto, telefoniche, ecc. che ammontano a circa €uro 16.390 annui, ma che essendo rimborso di costi non li si può considerare emolumenti.

A parte gli importi, che collocano i nostri parlamentari al primo posto fra i meglio pagati della Comunità Europea (e fors’anche del mondo) o il fatto che hanno diritto all’assegno vitalizio dopo 30 mesi di carica, volendo non polemizzare ci sono da dire almeno due cose:

- la prima che “E’ considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.” Per fortuna che questo, stante l’impegno in commissioni ed altro capita raramente, poiché vuol dire che con 3 ore di presenza gliene vengono riconosciute 8.

- la seconda che non è indicato nell’atto di presentazione delle paghe è che, essendo i manager pubblici gli unici lavoratori in Italia a godere della scala mobile, ed essendo l’indennità dei parlamentari legata a quella dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate, anche i parlamentari beneficiano degli aumenti derivanti appunto dalla scala mobile.

La vergogna delle auto blu

Non c’è nazione al mondo che abbia tante auto blu come l’Italia. L’Associazione dei Contribuenti Italiani ha stimato che in Italia ci sono 574.215 auto blu.

Negli Stati Uniti, dove la popolazione è di circa 6 volte più dell’Italia, le auto blu arrivano a malapena a 73.000 (è anche vero che loro hanno anche molti meno parlamentari che vivono di politica).

Se prendiamo invece i paesi a noi più vicini, la Francia ha 65.000 auto blu e la Germania 54.000.

Il nostro certamente è un record: in pratica un’auto blu ogni 100 abitanti. Però, dato che tutti i governi che si sono succeduti in questi ultimi dieci anni, hanno dichiarato di aver ridotto il numero delle auto blu, c’è da chiedersi quante siano state prima. Tuttavia, la stessa Associazione ha rilevato che negli ultimi tre anni sono triplicate.

Se le mettessimo in fila indiana da Roma arriverebbero oltre 400 chilometri dopo Mosca, per una lunghezza di 2.756 chilometri. Se invece le mettessimo una sopra l’altra raggiungerebbero un’altezza di 862 chilometri, pari a 97 volte l’altezza dell’Everest. Se poi le volessimo parcheggiare tutte assieme, servirebbe una piazza di 746 ettari, che equivalgono a 1.065 campi di calcio.

A tutto questo poi si devono aggiungere i vari servizi, gli autisti, la gestione, ecc.

Chi ha il computer ed Internet e vuole affliggersi ancora un po’ di più può visitare i siti di www.contribuenti.it e di www.cittadiniattivi.it.

I Parlamentari Europei

L’Europa si allarga sempre più e crescono pure i parlamentari europei. Questi parlamentari percepiscono uno stipendio che viene pagato dalla nazione che rappresentano. Noi italiani anche su questo vogliamo strafare e siamo quelli che meglio paghiamo i nostri parlamentari in Europa. Anche qui siamo i primi, come primi siamo per auto blu, per debito pubblico, per imposizione fiscale e per tante nefandezze.

Gli stipendi lordi percepiti dai parlamentari europei sono questi:

Italia 149.215
Austria 105.527
Germania 84.108
Irlanda 83.706
Gran Bretagna 82.380
Grecia 73.850
Belgio 72.017
Danimarca 69.768
Olanda 66.782
Lussemburgo 63.791
Francia 63.093
Finlandia 62.640
Svezia 61.704
Slovenia 49.860
Cipro 48.960
Portogallo 48.285
Spagna 39.463
Polonia 28.056
Estonia 23.064
Malta 17.082
Repubblica Ceca 16.900
Lituania 14.196
Lettonia 12.900 
Repubblica Slovacca 10.656 
Ungheria 10.080

I nostri Parlamentari quindi percepiscono il doppio dei Greci, il triplo degli Sloveni, il quadruplo degli Spagnoli per arrivare a 14 volte in più degli Ungheresi.

Oltre a quello stipendio hanno altri appannaggi e privilegi, come il rimborso aereo, nella classe più costosa, per loro ed i loro collaboratori e questo senza alcun obbligo di presentare documentazione. Fra le indennità e benefit vari ci sono 3.785 euro mensili per spese generali, 571 euro settimanali per spese di viaggio, 3.786 euro annui per indennità di viaggio, 268 euro giornalieri di soggiorno per i periodi in cui restano fuori sede e, ciliegina sulla torta, 14.865 euro all’anno di indennità per gli assistenti.

A questo punto va detto che gli europarlamentari italiani sono 78 e quindi tutti i costi sopra indicati devono essere moltiplicati per detto numero. Da ciò si capisce il perché fanno le “coltellate” per farsi eleggere al parlamento europeo, dove molti di costoro partecipano solo ogni tanto, si che i nostri sono considerati i più assenteisti.

Ugo Cortesi - L’Ugo di Romagna – 10.06.2007

Fonti:

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