27 agosto 2015

LA SINDROME CINESE DARA' IL COLPO DEFINITIVO ALL'AGONIZZANTE EUROZONA: CROLLO DELL'EXPORT DEFLAZIONE CONTRAZIONE CONSUMI



Da più parti si levano accorati appelli alla Cina affinchè applichi anch’essa il quantitative easing per salvare il mercato borsistico.

Peccato che alla Cina far saltare la bolla speculativa sul mercato borsistico interno faccia estremamente comodo, soprattutto in chiave geopolitica. In fondo, se il governo di Pechino lo riterrà opportuno, farà un salvataggio in modo diverso: stampando un po’ di moneta, sì, ma usandola per comprarsi le aziende quotate che riterrà strategiche, e lasciando che qualche milione di cinesi torni a mangiare pane e cipolle anziché speculare in borsa. Questo è il vantaggio di uno stato che dispone del controllo della propria banca centrale.

A questo aggiungiamo il fatto che la Cina è difficilmente ricattabile dai paesi occidentali: se dovesse decidere di vendere una parte cospicua dei titoli di stato americani che detiene, il governo del peggior presidente che gli stati uniti ricordino, avrebbe i giorni contati e con esso il benessere di parecchi milioni di americani.

Tuttavia, la “sindrome cinese” di questi giorni non è puramente finanziaria, al contrario ha natura molto concreta: la svalutazione dello yuan operata dal governo cinese è un chiaro segnale o, meglio, una chiara rappresaglia nei confronti dei paesi occidentali ed in particolare verso la UE, rea di aver attuato politiche suicide della domanda interna tali da aver intaccato l’export del dragone.

Fuori dai denti: la politica di austerità imposta dalla Germania a tutta l’Europa ha fatto crollare i consumi e se non si acquista, non si produce e poiché la maggior parte dei prodotti viene fatta in Cina (anche quelli a marchio europeo), appare evidente come a Pechino abbiano iniziato a girare vorticosamente le scatole, soprattutto perché la svalutazione dell’euro doveva spingere le vendite di prodotti europei in Cina. Niente di nuovo sotto il sole: il vecchio giochino dei crucchi di Berlino: svalutazione interna per esportare, semplicemente fatta su larga scala.

Peccato che dall’altra parte della barricata non ci sia una classe politica di pavidi incapaci come quella dei paesi satelliti della ue, ragion per cui i cinesi han prontamente reagito svalutando la loro moneta.

Cosa significa questo? Semplice: ai cinesi conviene di più comprare i prodotti fatti in casa e molto meno quelli prodotti all’estero. Per converso il made in china diviene vantaggioso fuori dai confini nazionali. Niente di più e niente di meno di quello che facevamo noi italiani qualche anno fa, quando la nostra produzione industriale superava quella tedesca.

Cosa significa questo per la ue e per l’Italia? Semplice, quella timida ripresa (praticamente inesistente nell’italico stivale a causa delle sciagurate politiche del premier non eletto), si inchioderà rapidamente, riportando la recessione nella zona euro.

Per le aziende italiane, l’attuale svalutazione dello yuan significa già una perdita di competitività del 10% rispetto al giorno prima.

Ovviamente, minori esportazioni = minor crescita del pil = parametri ue fuori controllo = aumento delle tasse per rientrare nei folli parametri dettati da Berlino.

Esatto, avete capito bene: la svalutazione dello yuan, assolutamente legittima di fronte ad un’aggressione economica, comporterà per noi italiani il rischio più che concreto di vedere un ulteriore aumento della pressione fiscale a fronte di un netto peggioramento del quadro economico nazionale ed internazionale. Un po’ come spararsi da soli sugli attributi.

Come ben evidenziato da scenarieconomici.it, in presenza di monete nazionali, il marco si sarebbe rivalutato di circa il 25%, annientando le aziende tedesche che hanno basato tutto sull’export. Tuttavia, essendoci le nazioni deboli all’interno dell’euro che possono essere usate per deprimere ulteriormente i consumi e quindi il valore dell’euro, per la Germania la partita risulterà ancora conveniente, mentre per Italia, Spagna, Portogallo e probabilmente anche Francia, i risultati saranno devastanti, ma questo è un dettaglio nell’ambito dello “spazio vitale” tedesco.

La Cina può pemettersi di portare avanti le proprie politiche industriali e monetarie (svalutando e facendo ripartire l’export) come quelle finanziarie (lasciando esplodere la bolla speculativa), l’Italia e più in generale l’eurozona no, essendo vincolata alla cortina di ferro costruita con abilità dai politici tedeschi.

L’autunno che ci aspetta sarà decisamente infuocato, come il soffio del dragone cinese.

Luca Campolongo

Fonti:

http://www.scenarieconomici.com/index.php?option=com_k2&view=item&id=245:cina-crisi-finanziaria-o-fine-di-un-ciclo-di-crescita-imponente-ed-effetti-sul-resto-del-mondo&Itemid=584&lang=it

http://scenarieconomici.it/i-media-italiani-suggeriscono-un-qe-per-la-cina-fan-finta-di-non-capire-che-e-la-cina-a-volere-lo-scoppio-della-bolla-azionaria-loro-se-lo-possono-permettere/

http://scenarieconomici.it/la-svalutazione-dello-yuan-condanna-soprattutto-litalia-in-eu-significa-minore-crescita-e-quindi-maggiore-tasse-imposte-da-berlino-anche-questo-significa-avere-una-valuta-forte/

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-25/un-qe-pechino-065732.shtml?uuid=AC52FOm

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11822121/Deflazione-ed-euro-forte--le.html
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