31 agosto 2015

I sindacalisti costano151 milioni allo Stato


Nel rapporto sul costo del lavoro pubblico la Corte dei Conti mette il dito nella piaga dei permessi e delle assenze. Il ministro Patroni Griffi: stiamo preparando delle ispezioni a sorpres

Pagati per non lavorare, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno. Fortunati che hanno sbancato un «turista per sempre»? No, più di 4.500 dipendenti pubblici per i quali il Paese di Bengodi non è un luogo immaginario, ma la nostra Italia.

La stessa assediata dalla cri­si, con le aziende costrette a chiu­dere, dei posti di lavoro tagliati e de­gli imprenditori suicidi. A certifi­carlo è la relazione della Corte dei conti, che ha calcolato il costo dei permessi sindacali nel 2010: 151 milioni di euro. Tranquilli paga Pantalone, cioè noi.

Spiegano i magistrati contabili: «La fruizione dei diversi istituti (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi) re­lativamente al 2010 può essere sti­mata come equivalente all’assenza dal servizio per un intero anno lavo­rativo di 4.569 unità di personale, pari a un dipendente ogni 550 in ser­vizio». E sì,perché è la somma che fa il totale. «Applicando a tale dato il costo medio di un dipendente pub­blico- sottolinea la Corte dei conti­il costo a carico dell’erario è stato di 151 milioni al netto degli oneri rifles­si».

Altrettanto dolenti le note sulla produttività del settore pubblico. «In un contesto caratterizzato dalla perdita di competitività del sistema Italia» si ravvisano «preoccupanti segnali». In particolare, «il blocco della crescita delle retribuzioni complessive e della contrattazione collettiva nazionale hanno compor­tato il rinvio, da un lato, delle norme più significative in materia di valuta­zione del merito individuale e del­l’impegno dei dipendenti »e,dall’al­tro, «impeditol’avviodelnuovomo­dello di relazioni sindacali delinea­to nell’intesa del 30 aprile 2009, orientato ad una effettiva correla­zion­e tra l’erogazione di trattamen­ti accessori e il recupero di efficien­za delle amministrazioni», scrive nero su bianco la Corte.

Per il governo dei Prof non ci so­no buoni voti. È allarme sui «reitera­ti tagli lineari agli organici» che ri­schiano di avere «inevitabili, negati­vi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi».Dubbi soprattutto sull’int­e­sa di maggio tra tecnici, enti locali e sindacati sulla capacità dell’attuale sistema di collegare «premialità in­dividuale » e aumento di produttivi­tà del settore pubblico. La Corte dei conti interviene sul fronte già caldo del costo del lavoro pubblico e sul­l’efficienza della burocrazia sotto­pos­ta negli ultimi anni a una cura di­magrante e a un ridimensionamen­to degli stipendi. Il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi è costretto a puntualizzare: «Le perplessità espresse dalla Corte sono le stesse che ci inducono a in­tervenire per far sì che questo mec­canismo possa realizzarsi nella pra­tica. Premiare i migliori e aumenta­re l­a produttività sono le nostre prio­rità». Tanto che Patroni Griffi ora pensa ai blitz. «Stiamo lavorando as­sieme alla Gua­rdia di Finanza per fa­re verifiche ispettive un po’ a sorpre­sa sulle consulenze esterne».

Lotta agli sprechi e ai fannulloni, insomma. Cavalli di battaglia di Re­nato Brunetta, che ora può prender­si una rivincita: «Il ministro Patroni Griffi farebbe bene ad andarsi a ri­leggere con attenzione il rapporto. La Corte promuove le riforme del governo Berlusconi e boccia l’inte­sa Patroni Griffi­ sindacati della not­te del 3 e 4 maggio ». Ecco i passaggi che consentono all’ex ministro di ri­vendicare il buon lavoro svolto. «Al termine del 2010 i dipendenti in ser­vizio presso tutte le pubbliche am­ministrazioni con rapporto di lavo­ro a tempo indeterminato sono di­minuiti dell’ 1,9%, calo che fa segui­to a quello di analogo valore del 2009. Per la prima volta dalla priva­tizzazione del pubblico impiego- ri­leva la magistratura contabile - il conto annuale rileva una significati­va diminuzione del costo del perso­nale, su un valore di 152,2 miliardi» (1,5% in meno rispetto al 2009, seb­bene venga stigmatizzato il boom di assunzioni alla Presidenza del Consiglio nel 2010). Alla fine per Brunetta la chiosa è quasi scontata: «Il governo dei tecnici è nato per ri­solvere i problemi del Paese, non per realizzare regressioni a favore della cattiva burocrazia e del catti­vo sindacato». E 5mila assenteisti (col permesso dallo Stato) ringra­ziano.
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