27 luglio 2015

Uber, un altro caso di scellerata liberalizzazione

Uber, un altro caso di scellerata liberalizzazione
Uber Pop, l’ormai famosa app per i “taxi privati”, vietata in Italia da una recente sentenza del Tribunale di Milano, ha trovato un inaspettato alleato nel renziano Partito Democratico. Ma è illegale e non garantisce gli elementari canoni di sicurezza.

– di Alessandro Cavallini –

Uber Pop, l’ormai famosa app per i “taxi privati”, vietata in Italia da una recente sentenza del Tribunale di Milano, ha trovato un inaspettato (?) alleato nel renziano Partito Democratico. Infatti, all’interno di un emendamento al disegno di legge che viene discusso in queste ore alla Commissione Attività produttive della Camera, è stata inserita una regolamentazione per le “società che mettono in comunicazione utenti dei trasporti e conducenti di mezzi non di linea interessati ad offrire servizi”.

Prima di analizzare le motivazioni che stanno alla base di questa scellerata decisione, vogliamo brevemente ricordare cos’è Uber: un servizio di trasporto delle persone che non rispetta in alcun modo la normativa che disciplina il trasporto pubblico locale non di linea. Infatti, mentre il servizio taxi è un bene di pubblica utilità disponibile 24 ore al giorno e sottoposto ad una rigida regolamentazione (i tassisti hanno una regolare licenza, pagano le tasse, hanno le tariffe fisse imposte per legge e pagano una polizza assicurativa che copre le persone trasportate), l’azienda a stelle e strisce di contro lavora illegalmente ed abusivamente, senza oneri fiscali, previdenziali ed assicurativi.

Di fronte a queste banali critiche, i politici rispondono affermando che le liberalizzazioni sono un vantaggio per i cittadini, portando ad una notevole riduzione dei prezzi. Cazzate. Secondo una recente indagine dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, ad eccezione di medicinali e telefonia, nei settori che negli ultimi 20 anni sono stati interessati alle liberalizzazioni, i prezzi e le tariffe sono aumentati in misura maggiore dell’inflazione. Ma questi dati, ovviamente, vengono tenuti nascosti ai cittadini.

Ma il vero obiettivo di queste politiche è un altro, ancor più grave: la demonizzazione dell’entità statuale. Negli ultimi decenni tutti hanno inneggiato alle virtù del libero mercato. Quest’ultimo è in grado di governarsi da solo, senza alcun intervento dello Stato. Riflettendoci bene, questa politica ha ottenuto sottilmente un effetto ancor più deleterio: il venir meno, anzi il vero e proprio ostracismo, del concetto di comunità nazionale. Ormai siamo tutti uguali, monadi indipendenti che, grazie alla globalizzazione, possono tranquillamente considerarsi cittadini del mondo. Da qui, l’apatia ed il disinteresse per il bene pubblico degli ultimi decenni.

Ma, come scrivevamo in un precedente articolo, proprio sul tema tabù dell’immigrazione le coscienze dei cittadini stanno riprendendo forza. Sarebbe bello se la stessa rabbia venisse dimostrata anche contro i progetti di liberalizzazione del trasporto taxi. Questi ultimi sicuramente hanno tariffe più elevate, ma consentono ai passeggeri di essere trasportati in sicurezza e secondo la normativa vigente. Tenete bene a mente le parole pronunciate qualche mese fa da Papa Francesco: “Il denaro serve, ma bisogna stare attenti perché è lo sterco del diavolo”.

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