02 luglio 2015

Terra dei Fuochi: tra menzogne e Massoneria

Terra dei Fuochi: tra menzogne e Massoneria

Da più di un anno non affrontavamo la questione della Terra dei Fuochi (TDF d’ora in poi), in attesa di sviluppi e studi realizzati sulla flagellata Campania. Ma oggi possiamo dire che questo martirio mediatico non trova alcun fondamento oggettivo e scientifico, come vedremo, su alcuni aspetti emersi nel corso delle indagini come l’estensione degli sversamenti illegali di rifiuti tossici e la pericolosità dei prodotti agroalimentari campani.

Dall’inizio del recente fenomeno “Terra dei Fuochi” (estate 2013) ad oggi sono state fatte varie analisi, molte delle quali danno un resoconto che è in netto contrasto con ciò che spesso è stato propagandato dai media.
La prima analisi che voglio riportarvi è stata condotta dal Mipaaf, Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali, la quale era finalizzata a riscontrare irregolarità nei prodotti campani. Il resoconto è il seguente: “Nel corso dell’attività sono stati controllati 325 prodotti, (più del triplo rispetto allo stesso periodo 2012) concentrando l’attenzione sui settori dell’agroalimentare maggiormente a rischio, per la particolare attitudine produttiva del territorio, segnatamente nei settori ortofrutticolo e conserve vegetali (178 prodotti) e lattiero-caseario (65 prodotti, con tutti i caseifici produttori di Mozzarella di Bufala CampanaDOP controllati). Dei 325 prodotti controllati le irregolarità contestate sono state pari a circa l’1,5%.”
Dunque solo l’1,5% dei prodotti analizzati presenta irregolarità, ovvero 5 prodotti su 325 ispezionati.
Il secondo studio è stato realizzato dal “Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana”, il cui scopo era quello di dimostrare la sicurezza di questo tipico prodotto campano: “Alla base un protocollo di intesa semplice e lineare: le associazioni avrebbero proceduto ad acquistare random i prodotti del Consorzio, quindi marchiati Dop, per poi inviarli in uno dei più accreditati laboratori di analisi in Europa, il TUV SUD GMBH di Siegen, in Germania. Questo per sottoporre le mozzarelle di bufala campana Dop a una serie di sofisticati test, allo scopo di verificarne la salubrità e, soprattutto, la completa assenza di sostanze inquinanti. Il TUV ha confermato infatti che il nostro prodotto è sano e sicuro aldilà di ogni ragionevole dubbio.”

Ad esprimere dissenso circa quelle voci che etichettano i prodotti campani come tossici e nocivi non sono solo degli studi, ma anche varie personalità accademiche e politiche quali:
– Il professore di pedologia dell’Università Federico II, Andrea Buondonno il quale, durante un convegno “Lotta agli ecoreati nella Terra dei Fuochi,” ha così commentato dopo aver mostrato uno studio condotto dalla propria Università: “Dal 2003, anno del primo scandalo della diossina, fino al 2014 vi è stato un fiorire di notizie incontrollate sulla contaminazione del suolo, il più delle volte riferibile al mero ritrovamento di rifiuti. Oggi che le analisi sono state fatte a tappeto, a cominciare dai siti sospetti, è possibile affermare che di inquinamento ve ne è ben poco in Terra dei Fuochi, visto che ad oggi siamo a meno di 16 ettari posti sotto il vincolo del divieto assoluto di coltivazione.”
– Il Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti: “Oggi i prodotti della Campania sono sicuri. Ce lo dice la scienza. Non facciamoci più del male da soli. Mai più allarmismo, per favore.”
– Massimo Fagnano, professore di Agronomia e Coltivazioni erbacee presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, che durante il forum “Terra dei Fuochi” del Corriere del Mezzogiorn,o ha così dichiarato: “Dei prodotti agricoli nessuno è risultato contaminato. E’ questa la vera realtà. Anche sui terreni contaminati.“;

Quello che oggettivamente fa più rabbia è che mere speculazioni improntate da sentimentalismo, prive di qualsiasi contatto con il reale, abbiano avuto più risonanza rispetto a degli studi oggettivi. Questo ultimo periodo, che agli occhi del lettore potrebbe sembrare aver qualcosa di completamente al di fuori di qualsiasi rigore logico, acquisterà maggior significato, quando verrà a conoscenza delle effettive dimensioni del fenomeno degli sversamenti illegali nella Campania, la cui consapevolezza non farà che aumentare il senso di ingiustizia nei confronti di tutta quella menzogna vomitata quotidianamente per quasi due anni dai vari mezzi di informazione, anche se la parola informazione, in tal caso (e non solo), si dimostra essere un eufemismo.
Ma a cosa ci stiamo riferendo? Ci riferiamo al fatto che quando fu approvato il decreto sulla Terra dei Fuochi (d’ora in poi TDF) è stato dato inizio ad una lunga serie di indagini governative volte a controllare, quasi maniacalmente, tutto il territorio coinvolto in questo “disastro”, tramite droni, elicotteri muniti di georadar, esercito e continui pattugliamenti da parte delle polizie locali (vedi QUI), tanto che spinsero l’allora Presidente della regione Campania ad affermare che: “Siamo la regione più controllata d’Italia“. I risultati di queste ricerche sono stati i seguenti: della TDF (57 comuni su 88), che comprende 1.076 km quadrati, sono stati chiusi per decreto solo 15 ettari, che tradotto in percentuali equivale allo 0,013% di tutta l’area della TDF, che se relazionato all’intera estensione del suolo campano (13.595 kmq) risulta essere pari allo 0,001% del suolo campano [1]. Quello che meraviglia dunque è come i media abbiano gonfiato, ingigantito, se non reso mastodontico il problema della TDF quando esso in realtà risulta essere un fenomeno assolutamente marginale. Questo dato non fa che


confermare gli studi precedentemente esposti che dimostrano come la nocività dei prodotti agricoli campani sia ridotta , ma nonostante ciò a pagarne le conseguenze è stato il settore agricolo campano il quale è un punto di forza dell’economia campana. Le perdite registrate per i soli produttori di mozzarella di bufala raggiungono i 56,6 milionidi euro (tra marzo-dicembre 2013) senza contare i passivi concernenti l’intero sistema agricolo, che non sono stati tutt’ora quantificati (e chiedersi il perchè sarebbe troppo ingenuo). C’è chi sostiene che l’ammontare dei danni sai pari a 100 milioni.
Tuttavia di questa scarsa presenza di suoli inquinati già se ne sapeva indicativamente l’11 Marzo 2014, poichè fu pubblicato dal Mattino uno studio, condotto da AGEA, CRA, ARPA Campania, ISS, ISPRA, IZSME, IZSAM, IZSAM, Regione Campania e Università di Napoli, nel quale è stato espressamente dichiarato che della Terra dei Fuochi solo il 2% risultava essere “sospetto“, neanche tossico. L’esistenza di questo studio non fa che sottolineare che: nonostante già si sapesse della scarsa incidenza di questo fenomeno siano stati protratti tutti i controlli (con militari, elicotteri, ecc..) sul suolo campano, con dissanguanti speculazioni mediatiche annesse. Questo non fa che alimentare i nostri sospetti, in quanto sembra di essere in una triade hegeliana (Problema – Reazione – Soluzione), dove sembra si sia voluto creare dal nulla un problema (dei rifiuti tossici ndr), per imporre soluzioni orwelliane sfruttando la reazione della popolazione.

CUI PRODEST? CHI E PERCHE’?

Pensare circa l’esistenza della possibilità che qualche gruppo di potere abbia voluto creare ex nihilo e ex abrupto questo problema, ingigantendolo, e sul perchè sia stato fatto ciò, non risulta essere qualcosa di tanto fantasioso. Dopotutto per rendere reale un problema che, scientificamente ed oggettivamente non esiste, portarlo su tutti i giornali e mobilitare più contingenti politici che hanno fatto fronte unico quando si è trattato di porvi un rimedio, in “tempi record” (si parla di un excursus politico-amministrativo di 4/5 mesi) significa che bisogna avere una grande influenza e un discreto potere.
Dunque la prima domanda che ci dobbiamo porre è: Chi ha voluto creare questo problema?
Le dichiarazioni di Roberto Mancini, ex Commissario della CriminalPol che per circa 20 anni ha realizzato numerose inchieste e perizie sugli sversamenti illegali in Campania, possono aiutarci a comprendere chi siano stati i mandanti degli sversamenti e chi gli artefici. Qui riporto dei passaggi tratti da un mio precedente articolo, in cui alcuni esponenti della malavita vengono collegati, dal Commissario Mancini, alla Massoneria in particolar modo alla loggia massonica Propaganda 2 di Licio Gelli:

“Mancini nel 1996 realizzò un’informativa, che poi consegnò alla Dda di Napoli, nella quale trattava anche dell’influenza esercitata dalla Massoneria negli sversamenti illegali dei rifiuti tossici. E’ stata realizzata una video-intervista da Rubblicadella quale estrapolerò i tratti salienti e alcuni passaggi:
[…]


2)Intervistatore: “Chianese aveva anche dei legami con la Massoneria e con la P2? ”R.Mancini: “Assolutamente sì.Questi però erano dei legami di Massoneria che lui viveva a certi livelli[…].”
Intervistatore: “Nella sua informativa lei parla anche di Carboni e di Gambardella…”
R.Mancini: “Questo è tutto un settore che noi abbiamo esplorato e di cui e abbiamo riferito con singole informative….quella è Massoneria!”. (Vedi Qui)
Per chi non lo sapesse Chianese è considerato il fondatore delle ecomafie e Cerci è un ex-boss della camorra.”

Mancini non è nuovo a questo tipo dichiarazioni, tanto è vero che in una precedente intervista a SkyTG24 ha affermato le medesime cose:
Intervistatrice: “Le sue indagini hanno mai toccato anche un eventualeruolo delle così dette logge massoniche?”
Mancini: “Sì. L’abbiamo toccato, l’abbiamo annusato, l’abbiamo ascoltato. Ascoltato nelle intercettazioni criptiche, soprattutto come luogo di incontro per argomenti delicati con soggetti di profilo abbastanza alto. E’ storia che Licio Gelli era in contatto con Gaetano Cerci, che era il soggettoche per conto dei Casalesi gestiva il traffico di rifiuti in collaborazione con Chianese Cipriano. La Massoneria esiste perchè serve per limitare eventuali danni legislativi, piuttosto che investigativi e giudiziari a coloro che gestivano questo traffico.”
Tuttavia: “Che i legami tra la Massoneria e la Mafia siano stati sempre consistenti non ci è solo confermato da Mancini,ma anche da un‘altra intervista che fece il pentito Carmine Schiavone,i quale afferma che:
– “Cerci Gaetano insieme all’avvocato Chianese hanno fatto questo macello (riferendosi agli sversamenti illegali) perchèChianese era un massone ,quello con Licio Gelli della P2“.(minuto 29:36)
– “La mafia è sorta come una Loggia Massonica“.(minuto 52:36)”


Quindi le informazioni centrali che abbiamo appreso sono le seguenti:
– Gli sversamenti illegali di rifiuti sono un problema di piccola entità;
– Chi ha controllato questi traffici aveva dei forti legami con la Massoneria (P2 di Gelli), in cui quest’ultima aveva il ruolo di mandante, mentre la mafia ne era l’esecutore (a mio avviso ndr);
– Che nonostante già si sapesse, tramite studi condotti dal Mipaaf e dalla Regione Campania, della piccola entità del problema esso sia stato ingigantito dai media e dalla politica.
Detto questo la seconda domanda da porci è: Perchè la Massoneria ha fatto tutto ciò?
Per rispondere a questa domanda non possiamo che indagare sulle soluzioni che sono state imposte dalla Regione e dal Governo al problema marginale degli sversamenti di rifiuti tossici.
Le soluzioni adottate per la “sicurezza” dei cittadini sono state molteplici e prima tra tutte è stato l’esercito. Vennero stanziati, dopo Febbraio 2014, 100 soldati (il cui numero è stato recentemente raddoppiato). E cos’è l’esercito se non un mezzo più diretto di controllo del potere sulla popolazione? Infatti, non è sconosciuta la volontà da parte dell’elitè di voler militarizzare le nazioni, soggiogando manu militari le popolazioni. Inoltre l’utilità dell’esercito (circa la questione della TDF) non è stata delle migliori, come testimonia Luigi Maiello il comandante della polizia municipale di Afragola. Come se non bastasse non è neanche la prima volta che si cerca di inviare soldati a Napoli. Spesso sono stati utilizzati i motivi più banali, come ad esempio: per combattere i vari scippi che si registrano nella città (vedi QUI), nonostante Napoli risulti essere soltanto la 36esima città in Italia che commette più delitti; oppure per combattere il degrado a Piazza Plebiscito. Problemi che potrebbero essere risolti con semplici attività di controllo da parte di unità di polizia e non unità specializzate ed addestrate come quelle militari. Proprio a sottolineare la volontà, protratta nel tempo, di militarizzare il capoluogo campano e non solo.
La seconda soluzione era quello di imporre, senza interpellare i cittadini campani, uno screening di massa per vari tumori. Una soluzione nobile che avrebbe potuto far chiarezza sull’incidenza tumorale. Tuttavia, successivamente ci sono stati degli elementi che ci hanno fatto evitare di appoggiare queste analisi, in quanto, come già dissi in un precedentearticolo: “lo screening viene realizzato anche con l’utilizzo di mini-biochip. A conferma di ciò le dichiarazioni di Antonio Giordano, famoso oncologo campano che dirige a Philadelphia la “Sbarro Health Research Organization”, e che ha ipotizzato l’utilizzo dei suddetti mini-biochip:
“Giordano dirige a Philadelphia la Sbarro Health Research Organization, ha ipotizzato l’utilizzo di mini-biochip in tessuto umano per «gli screening sulla popolazione campana che vive nella Terra dei fuochi e dei veleni». «Oggi questi minibiochip hanno raggiunto livelli di sviluppo tali che possono identificare con anticipo i soggetti a rischio di diabete, ma anche identificare ‘marker’ per patologie tumorali»“.
E a dir poco “casuale” risulta essere il legame di Antonio Giordano con il Rotary Club, dal quale ha ricevuto nel 1998 il premio della Ricerca sul Cancro e ha partecipato ad un incontro del Rotary a Gubbio.
Oltretutto anche l’ASL utilizza mini-biochip per lo screening anti tumorale, come vi conferma questo documento dell’ASL di Novara che parla esplicitamente di un bio-chip per esami immunometrici e per Screening, con tanto di dimostrazione grafica (rispettivamente a pag 8 e 14).”
Micro-chip e Rotary Club. Due elementi che non solo si ricollegano sia alla Massoneria che al Nuovo Ordine Mondiale, ma anche ad un altro esponente, oserei definire “mediatico”, che ha svolto un suo discreto ruolo nella questione della TDF. Stiamo parlando dell’oncologo Antonio Marfella, il quale fa parte di un gruppo di esperti patrocinati dal Rotary Club Napoli (vedi QUI e QUI) che inviò all’ex-presidente della Campania Stefano Caldoro un programma di otto punti su come intervenire sulla TDF (dopo aver creato il problema propongono una soluzione ndr).L’oncologo Marfella vede nel microchip la soluzione a vari problemi: “Immediata regolamentazione, tramite microchip, della tracciabilità dei rifiuti industriali e tossici prodotti e circolanti in Italia: sono circa dieci milioni di tonnellate l’anno. Come il governo italiano ha disposto lamicrochippatura individuale delle bufale campane, meritoriamente, adesso con urgenza deve procedere alla microchippatura dei fusti di rifiuti tossici e soprattutto dei tir. Egualmente, emanare idonei decreti legge per la microchippatura a garanzia del marchio e della qualità del “made in Italy”. […] alla conseguente microchippatura della produzione, sia a garanzia di qualità, che di tracciabilità fiscale.La spinta tecnologica alla tracciabilità tramite microchip può tranquillamente essere inserita nel piano di innovazione tecnologica dello Stato Italiano, condivisa dalla Ue…”.
Altre soluzioni sono state le seguenti:
– Porre il territorio della TDF sotto continuo controllo della polizia (e dell’esercito), utilizzando elicotteri muniti di georadar e droni per classificare i territori a rischio, rendendo la Campania un laboratorio a cielo aperto sotto stretta sorveglianza, in una sorta di mondo orwelliano. Tant’è vero che lo stesso Caldoro, colui che prese le direttive dal Rotary Club di Napoli, affermò: “La Campania è la regione più controllata d’Italia.“, forse compiacendo Massoneria e rotariani;
-I Termovalorizzatori che a dire del precedentemente citato Marfella: sono “Per i rifiuti urbani, priorità unica ed assoluta… ” e che “…risulta quindi ovvio che quello che non si può più tombare o bruciare nei roghi tossici, oggi deve essere incenerito “legalmente” per assicurare vantaggi economici con i CIP6 ai gestori e disponibilità di “spazi di incenerimento per gli evasori!“. Quindi dato che ci sono degli individui che bruciano dei rifiuti tossici (sporadicamente) ed inquinano l’ambiente è meglio utilizzare i termovalorizzatori che sono anch’essi cancerogeni, ma che avranno ritmi ed incidenze più elevati. Sono parole drammatiche se dette da un oncologo, ma dati i suoi legami con il Rotary Club neanche dovrebbero meravigliarci più di tanto.

CONCLUSIONI
Esercito, Microchip, Massoneria, Rotary Club, non risulta difficile comprendere chi e perchè abbia ingigantito ed alterato la verità sulla questione della TDF, in quanto: creando un problema sono stati in grado di generare una reazione, alla quale sono state date più soluzioni legate all’agenda massonica e mondialista.
Tuttavia, dato che è stato dimostrato empiricamente l’inesistenza di tutti questi sversamenti si sta cercando di cercando di spostare il dito su altri elementi, ovvero l’acqua e l’aria. Chi è che vuole spostare l’attenzione su questi temi è, il precedentemente citato, Massimo Fagnano il quale anch’egli appartiene al gruppo di esperti del Rotary Club di Napoli. Dunque a mio avviso neanche queste voci saranno veritiere. Dopotutto se hanno mentito sulle dimensioni degli sversamenti, credo che ormai possano mentire su tutto anche se aspetteremo le dovute perizie per essere completamente certi di ciò che stiamo sostenendo.
In conclusione dietro tutta questa faccenda si sente una forte puzza di bruciato e non sono i roghi tossici.

APPENDICE: ALCUNE PRECISAZIONI SUI TUMORI E SUI ROGHI TOSSICI

Tutt’ora non esistono degli studi che quantifichino in maniera chiara: il numero esatto dei malati di cancro in tutta la terra dei fuochi, dato il flop degli esami di screening; come l’elevato numero dell’incidenza dei tumori della campania sia collegato agli sversamenti illegali. Con gli unici dati certi a nostra disposizione possiamo affermare che: data la portata minima del fenomeno degli sversamenti (come dimostrato dalle analisi) e di come essi abbiano avuto poca incidenza sulla salubrità dei prodotti campani, la causa del problema dei tumori in Campania (pur sempre maggiori almeno per gli uomini dal periodo 2000-2010, rispetto alle altre regioni) debba essere ricercata oggettivamente in altre cause, così come sostieneanche il ministro della salute Lorenzin. Anche se non escludo che gli sversamenti abbiano svolto un ruolo, seppur minimo, in questa macabra tendenza.
Sui roghi tossici tutt’ora non esiste un censimento preciso, anche se c’è chi parla di circa 800 roghi dal 2008.

NOTE: [1] A questi 15 ettari se ne dovrebbero aggiungere altri 25 appartenenti ad una scarica sotterrata recentemente scoperta a Caserta, ma, dato che non sono ancora stati condotti degli studi al riguardo, evitiamo di correlare queste due vicende. Tuttavia se volessimo dare per buono questo dato il numero degli ettari salirebbe a 40 che in percentuali equivalgono: allo 0,03% della TDF e allo 0,002% dell’intera Campania. In altre parole il nocciolo del discorso è sempre lo stesso.

Fonte: www.losai.eu
Posta un commento

Facebook Seguimi