10 luglio 2015

Rimetti a loro i nostri debiti

Rimetti a loro i nostri debiti
La vulgata dominante è che i Greci, dopo essere entrati nell’Eurozona, abbiano vissuto come “cicale” sulle spalle delle “formiche” nordeuropee. La realtà è diametralmente opposta, essendo del tutto evidente che le “cicale” stavano meglio prima di imbarcarsi con le “formiche”, ed essendo appurato che gli esempi strombazzati dalla propaganda sado-maso-austera sono grossolanamente stravolti. Ma io, anziché indulgere in una polemica che infuria in questi giorni, vorrei andare al nocciolo della questione.

Il fatto è che banche private, prevalentemente francesi e tedesche, hanno investito su imprese greche sia private che pubbliche. Era un investimento azzardato? In teoria sì, in pratica no, anzi, era un investimento a basso rischio grazie allo scudo dell’euro e per giunta garantiva rendimenti molto più alti che in Francia o Germania. Inoltre, per gonfiare ancor più quei rendimenti, gli investitori hanno corrotto: non parliamo solo di soggetti singoli, ma anche dei complessi industrial-militari (http://www.leblogfinance.com/2015/03/grecescandale-de-corruption-sur-contrats-darmement-avec-france-et-allemagne-la-suisse-saisit-des-comptes-bancaires.html).

Poi è venuta la crisi e chiunque avesse fatto investimenti a rischio doveva rimetterci. Chiunque, tranne le banche “too big to fail”, cioè troppo grosse per fallire senza gravi conseguenze sull’intero sistema bancario su cui è “impalata” l’economia occidentale, tirandosi appresso il resto del mondo. Allora i governi francese e tedesco hanno tirato fuori il coniglio dal cilindro per mano della Troika (BCE, FMI e Commissione Europea: tutti burocrati senza investitura democratica, che si sono costruiti una barriera di immunità da qualsiasi responsabilità civile, penale o politica per atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni). Codesti prestigiatori hanno rilevato i crediti inesigibili delle banche private e li hanno trasferiti sui conti pubblici, cioè sui cittadini europei, ivi compresi noi Italiani che, già nei guai per conto nostro, ci siamo caricati come debito pubblico i 40 miliardi di perdite delle banche private francesi e tedesche. Il trucco consiste nel far credere che il medesimo credito, chiaramente inesigibile da parte di soggetti privati, possa diventare esigibile se reclamato dalle “Istituzioni”. Istituzioni che sono teleguidate da un pugno di Globocrati e che si ostinano a imporre ai Greci le loro “cure”, senza scomporsi di fronte all’evidenza che quelle “cure” hanno fatto lievitare il debito greco del 50% e hanno reso sempre più arduo per i greci recuperare la salute produttiva. Istituzioni che irridono alla volontà popolare, democraticamente e dignitosamente espressa pur sotto ricatti e minacce.

Per la verità già nel 2003 Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea, aveva cercato di sollevare questi problemi ma si è subito zittito perché “…Schroeder e Chirac… dissero che avrei dovuto tacere”(intervista a Tagesspiegel, 11/02/2015 riportata su http://www.romanoprodi.it/interviste/la-grecia-non-ripaghera-mai-i-debiti-ma-se-esce-dalleuropa-lunione-collassera_10496.html). E che fanno i governanti di oggi? Non solo stanno zitti, ma aizzano i propri cittadini contro il falso bersaglio, cioè contro il popolo greco e il suo governo che, invece, stanno lanciando la riscossa non soltanto per se stessi ma anche per tutti gli europei, francesi e tedeschi compresi. Infatti la tragica vicenda greca sta scoperchiando la truffa monetaria globale, al cui confronto sono bazzecole anche le speculazioni finanziarie più spudorate. Andiamo per gradi:

Primo: larga parte del debito pubblico greco è “odiosa” perché contratta con inganno e per scopi che erano in palese conflitto con gli interessi della popolazione. Questa realtà è stata documentata da un’apposita commissione parlamentare, supportata da consulenti di fama mondiale, secondo le vigenti leggi e convenzioni internazionali (http://greekdebttruthcommission.org/index.php).

Secondo: tutti i debiti di Stati, imprese e cittadini, non importa che siano “cicale” o “formiche”, hanno una forte componente “odiosa” perché la sovranità monetaria è stata usurpata dai privati i quali creano denaro dal nulla nell’atto stesso di prestarlo, e lo caricano di interessi ingiustificati e illegittimi.

Terzo: poiché il denaro viene creato sotto forma di debito, per poter estinguere un debito si deve necessariamente creare un altro debito, più nuovi interessi composti. Il debito globale è, quindi, matematicamente inestinguibile, anzi crescente con trend esponenziale. I debitori più forti (pubblici o privati) riescono a mantenere aperte le loro linee di credito solo affossando ancor di più quelli più deboli (pubblici o privati), ma il destino finale di tutti (compresi francesi e tedeschi, pubblici e privati) è di finire nell’inghiottitoio se non si attua una riforma monetaria strutturale, a cominciare da quanto recentemente indicato dall’Islanda (http://www.forsaetisraduneyti.is/media/Skyrslur/monetary-reform.pdf).

Quarto: l’impasse fra economia reale e finanza è ancor più tragica perché pretestuosa. Infatti anche molte economie “arretrate” hanno raggiunto standard di surplus produttivo che, con le dovute armonizzazioni ambientali e in un contesto di più equa distribuzione, permetterebbero la liberazione di tutti gli esseri umani dai bisogni primari, dal lavoro quale necessità schiavizzante, e dal debito: premesse concrete per un nuovo Umanesimo.

CONCLUSIONE: Il problema è squisitamente e globalmente politico. La disputa fra “cicale” e “formiche” è un tragico inganno. Gli Europei finora si sono comportati più come i classici “polli di Renzo”, beccandosi a vicenda invece che coalizzarsi contro gli usurpatori della loro sovranità monetaria e politica. Il popolo greco ha capito tutto ciò provandolo sulla propria pelle, nonostante sia stato bombardato dal terrorismo mediatico, e governato fino a cinque mesi fa da “amici del giaguaro”. Anzi, proprio tale miope accanimento ha accelerato e acuito la consapevolezza dei Greci. E poiché, come dice Riccardo Petrella, l’Umanità non è l’insieme degli esseri umani ma sono gli esseri umani che vivono insieme, la consapevolezza di uomini, donne e popoli è molto contagiosa: presto anche i 500 milioni di cittadini europei prenderanno coscienza di tutto ciò e metteranno alla berlina pennivendoli, burocrati, politicanti e usurai per costruire società più eque e solidali, dove la moneta sia una semplice unità di misura delle risorse reali. Dove il denaro non sia un pessimo padrone ma un ottimo servitore.

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